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''Meglio non guidare con gli infradito''

''Meglio non guidare con gli infradito''

Monito del comandante della Polizia stradale e dell’avvocato Arseni dopo il caso che ha visto coinvolto un uomo. Paolini: «Pur non essendoci più una norma specifica può scattare la multa»

di DANILA TOZZI

CERVETERI – Andava al mare: sull’Aurelia allo svincolo per Santa Severa, località Grottini, l’avvocato romano Ivan T., 55 anni, ha inchiodato con la sua Smart ma il piede con gliinfradito gli è scivolato, non ha percepito il pedale del freno, per evitare un’auto ha sbattuto violentemente contro un camioncino e il tamponamento gli è costato le fratture del malleolo, metatarso e tibia. Insomma un disastro, operazione chirurgica e riabilitazione. Ai piedi appunto aveva sandali, croce e delizia di uomini, donne e bambini, calzatura evergreen che alla guida di macchine o moto può risultare però molto pericolosa e oggetto di sanzione. Commenta l’ispettore Claudio Paolini, comandante del distaccamento della polizia stradale di Cerveteri Ladispoli. «In effetti basandosi sul Codice della strada in molti pensano che sia vietato mettersi al volante con calzature aperte o ‘‘non allacciate’’, ma non esiste più alcun divieto dal 1993 circa l’uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) durante la guida di un veicolo né è vietato guidare a piedi nudi. Attenzione però, detto questo – sottolinea Paolini – l’automobilista deve autodisciplinarsi perché non deve costituire pericolo o intralcio per la circolazione “deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile». Quindi, se si constata una ridotta libertà di movimento alla guida o una minore sensibilità riscontrata nell’uso della pedaliera che siano infradito, come nel caso dell’avvocato, zoccoli o tacco 12, la multa scatta». “Motivi di sicurezza” – lo dice la legge. A dare man forte a tale principio, un collega dello sfortunato legale, Antonio Arseni con studio a Cerveteri, il quale ha spiegato come un suo assistito ha intenzione di fare ricorso ritendendosi ingiustamente multato, dagli agenti della polizia locale, «i quali avrebbero fatto applicazione, nella specie, dell’art.141, co 2. del Codice della Strada». Sul punto, la Corte di Cassazione, “in una decisione del 1978 n. 6401, ha ritenuto che lo slittamento dal pedale del freno (n.d.r. che può accadere proprio con l’uso di ciabatte od infradito) costituisce una imprudenza del conducente dell’auto, rendendolo responsabile in caso di sinistro stradale avvenuto per insufficiente frenata dovuta a detto slittamento». «Ciò conferma – ha chiosato l’avvocato Arseni – che una inadeguata calzatura, potendo attentare alla sicurezza della circolazione stradale, sarebbe in grado di determinare l’irrogazione di una multa ai sensi del citato art. 141, 2° comma, Codice della Strada. A fronte, dunque, di una disposizione così generica, che potrebbe comportare la necessità di ricorrere al giudice – perchè comunque la qualità delle calzature indossate ed il tipo di auto (di nuova costruzione e quindi dotata delle migliori tecnologie atte a garantire la sicurezza della circolazione) permette, nel caso concreto, di fornire una risposta adeguata ai comandi del piede, contrariamente alla opinione di chi commina sanzioni – suggeriamo a tutti di mettersi alla guida dell’auto, indossando scarpe chiuse per evitare comunque il rischio di multe». Automobilisti dunque avvisati: l’invito alla prudenza e il richiamo al buon senso è sempre valido altrimenti può costare salato, in tutti i sensi.

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