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Bracconiere ucciso: si punta sugli esami balistici

Bracconiere ucciso: si punta sugli esami balistici

Ancora giallo sulla morte di Giovanni Pennacchioli colpito durante una battuta di caccia di frodo nella tenuta dei marchesi Patrizi. La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il fatto di sangue che ha visto la morte di Giovanni Pennacchioli ucciso durante una battuta di caccia notturna al cinghiale, di frodo, con la caccia è chiusa e le armi usate proibite, viste le cariche adottate, è ancora tutto da chiarire.

Si attendono i risultati delle analisi e dei rilievi fatti sul posto dai Carabinieri, in prima linea i componenti la stazione di Campo di Mare, coordinati dal capitano Orlando comandante della Compagnia di Civitavecchia, che non hanno operato ancora nessun fermo. Si attendono i risultati degli esami balistici fatti sulle armi sequestrate sul posto e nelle abitazioni dei componenti il terzetto. Si attende cosa potrà raccontare l’autopsia, che verrà eseguita dall’Istituto di medicina legale della Sapienza di Roma. Intanto, il pubblico ministero dottor Spagnolo, della Procura di Civitavecchia, come prassi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo verso ignoti e non risultano esserci al momento persone indagate.

La notte della tragedia, Giovanni Pennacchioli stava con un suo amico di sempre, N. A. cerveterano di 67 anni, guardiacaccia e con un giovane di nazionalità romena, persona robusta, tanto che a lui sarebbe toccato, lo racconta chi ha esperienza di queste “spedizioni”, di trasportare a spalla la preda cacciata, dal momento che “I Puntoni”, teatro dell’accaduto, è una località impervia dove non si arriva con la macchina. La notte che è successo il fatto infatti, il guardiano della tenuta dei marchesi Patrizi, è stato rintracciato per aprire il cancello e il corpo della vittima, ancora viva è stato portato al punto dove l’ambulanza si era fermata perché non riusciva più a proseguire, con la jeep. Ma durante il trasporto in ospedale si è spento. I tre, giunti sul posto di notte, si predispongono con tecnica supercollaudata da un bagaglio di esperienza pluriennale, a cominciare l’appostamento per attendere che il branco dei cinghiali esca dalla macchia e raggiunga la zona secca dove sarà avvistato e sparato. Il cinghiale è uscito, infatti è stato trovato un animale morto sulla scena del “crimine”, i colpi sono partiti, si dice due, la rosa dei pallettoni calibro 12 colpisce Giovanni e tre sono i pallettoni che penetrano nel suo corpo, uno fatale in quanto recide un’arteria e lo fa morire dissanguato.

Ora, nessuno dei suoi compagni ammette di aver sparato, anzi il guardiacaccia, senz’altro a parere di chi ben lo conosce, il più esperto, dichiara che il colpo è venuto da una parte diversa.

A questo punto, o i risultati balistici stabiliranno che le pallottole trovate nel corpo della vittima sono compatibili con quelle che sarebbero state esplose dal fucile di uno dei due compagni, o che essendo diverse, il colpo è partito da una quarta arma e quindi da una quarta persona. Nel caso di un quarto uomo, bisognerà stabilire se faceva parte del gruppo, e che valutata l’accidentalità dell’accaduto, gli altri due lo abbiano coperto nella speranza che l’incidente non fosse tanto grave da portare alla morte. Ma chi conosce N. A. è portato ad escludere tale ipotesi visto il legame forte che legava lui e la vittima. L’altro scenario che si aprirebbe, accertata l’assenza di responsabilità dei due amici, è che il quarto uomo, o fosse un bracconiere solitario o che facesse parte di un altro gruppo di bracconieri che fatalmente batteva la stessa zona, per cui saltati gli schemi di salvaguardia, l’incidente. Chi frequenta questo mondo parla di un gruppo di S. Marinella che “onora” spesso della sua presenza le campagne di Cerveteri. Ciò se si rimane nell’ipotesi dell’incidente di caccia. Al vaglio anche ipotesi di “vendette”.

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