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Bracconiere ucciso, prima il faro acceso poi gli spari: inspiegabile quanto avvenuto

Bracconiere ucciso,  prima il faro acceso poi gli spari: inspiegabile quanto avvenuto

Ancora mistero sulla morte di Giovanni Pennacchioli. I cacciatori commentano

CERVETERI – Non si ferma l’argomentare e la ridda delle ipotesi che in paese continuano a farsi sul caso dell’incidente di “caccia” che ha causato una vittima che tutti più o meno conoscevano, Giovanni Pennacchioli, e tutti quelli che lo conoscevano lo sapevano comunque legato da un profondo legame di amicizia a N. A. il guardiacaccia esperto suo compagno nella tragica notte in cui perse la vita. La tendenza predominante è comunque quella di escludere, nonostante esami ed accertamenti per arrivare alla verità debbano ancora farsi, ogni forma di responsabilità nei confronti di N .A. «Troppo esperto. Conosceva certe tecniche da ragazzino. E’ un “capo caccia” accorto e non avrebbe mai sparato verso una posizione che sapeva coperta da un compagno. E poi, nel caso fosse avvenuto non avrebbe esitato un momento a dirlo, con la stessa naturalezza con la quale ha detto di aver sparato al cinghiale. Poi lui stava a cento metri e più da dove stava la vittima, e da quella distanza il colpo avrebbe assunto una potenza di impatto esigua e non avrebbe provocato il disastro che ha fatto». Dice chi lo conosce bene. Ma in generale c’è una cosa che lascia perplessi, se come dice il rumeno, che stava posizionato vicino alla vittima, ha visto prima un bagliore, come di un faro di quelli che in questi casi si usano per illuminare la preda e poi sono seguiti gli spari, due, come si spiega?

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