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Gnazi: ''Confidiamo in un accertamento completo''

Gnazi: ''Confidiamo in un accertamento completo''

L’avvocato dei Vannini «Fondamentali saranno gli accertamenti peritali, le perizie sulle telefonate e le intercetazioni»

di TONI MORETTI

 

CERVETERI – Cerveteri si risveglierà lunedì con una rinnovata voglia di verità e con una maggiore richiesta di giustizia per Marco Vannini. Ma tanto interesse da parte dell’opinione pubblica, è dovuto anche agli aspetti umani che sono emersi dalla vicenda. Una cosa è emersa con chiarezza e può usarsi come postulato. Marco Vannini era un bravo ragazzo, senza grilli per la testa, allegro, giudizioso, pensava alla carriera militare, passione trasmessagli dal nonno, con la voglia di farsi una famiglia e pensava di costruire il suo sogno con Martina Ciontoli. Tutto il resto, ora appare come un quadro dipinto su uno specchio che all’improvviso si è rotto e l’ unico pezzo che rimane intatto è l’immagine di Marco. Già da quanto succede nella prima udienza, l’immagine di Antonio Ciontoli, che ha appena commesso un crimine, piange e si dispera perché perderà il posto di lavoro, è emblematico, fa pensare, pone un’ombra. Quanto bene voleva a Marco, egli che doveva diventare il suocero, se la sua vita viene considerata, sia pure in un momento di shock, quanto una carriera, un lavoro, uno stipendio, una condizione sociale? E un’altra domanda che ci si pone è, cosa si voleva occultare non dicendo la verità a chi è intervenuto a soccorrere Marco, vedi la dichiarazione dell’autista che dice che gli è stato riferito dal Ciontoli che Marco si era ferito con un pettine a punta, per poi arrivare al PIT, sfoderare il tesserino da carabiniere e chiedere di parlare col medico di guardia ed uscire poi piangente e disperato. Anche al medico di guardia ha parlato del suo posto di lavoro che diventava precario? Della sua condizione sociale in pericolo? Cosa pensava di ottenere dal medico che esce di corsa e avverte di cambiare protocollo di soccorso perché si tratta di ferita da arma da fuoco e non da pettine a punta? L’avvocato Celestino Gnazi, che rappresenta la famiglia Vannini nel processo che vede tutta la famiglia Ciontoli imputata per omicidio volontario e Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli per omissione di soccorso, alla vigilia della seconda udienza dichiara: «La Corte sarà a diretta conoscenza dei fatti, non in modo esaustivo ma, ritengo, in modo certamente sufficiente per decidere sulle richieste istruttorie delle parti e sulla loro utilità per il prosieguo del dibattimento. Oltre alle prove testimoniali, saranno certamente fondamentali gli accertamenti peritali di carattere medico e balistico, nonché le perizie sulle telefonate al 118 e sulle intercettazioni audio video. Confidiamo in un accertamento dibattimentale approfondito e completo».d

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