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Immigrati a Tarquinia, la cooperativa Alice punta sull’accoglienza diffusa

Immigrati a Tarquinia, la cooperativa Alice punta sull’accoglienza diffusa

In città c’è già un appartamento con cinque ragazzi. Andrea Spigoni: «Solo così c’è garanzia di qualità della vita per tutti»

TARQUINIA . La città di Tarquinia l’accoglienza, in verità, la sta già facendo e forse in molti non se ne sono accorti. Sono infatti due anni che la cooperativa Alice di Tarquinia partecipa al bando annuale emesso dalla prefettura di Viterbo per progetti di ‘’accoglienza diffusa’’ che permettono cioè l’arrivo di migranti in piccole quantità.

Si tratta di progetti, quelli almeno della cooperativa Alice (ce ne sono di diverse tipologie), che nulla hanno a che vedere con l’amministrazione comunale, prescindono cioè dalla volontà politica di un’amministrazione comunale e vengono invece portati avanti nell’ambito del terzo settore, da chiunque abbia deciso ed abbia le caratteristiche giuste per garantire accoglienza. Realtà, come la cooperativa Alice, che decidono di rispondere ai bandi della prefettura, la quale, a sua volta, poi stila una graduatoria e su quella distribuisce i migranti .

A Tarquinia la Alice, come spiega lo stesso presidente Andrea Spigoni, ha preso in affitto un appartamento nel quale oggi vivono cinque ragazzi. Persone continuamente controllate da appositi operatori. Il progetto non ha quindi nulla a che vedere con eventuali scelte del Comune di Tarquinia o con l’ipotesi di una tendopoli alla ex Polveriera, prospettiva, peraltro, fortemente rifiutata dalla stessa cooperativa che lavora secondo principi opposti alla tendopoli, cioè optando per una accoglienza a piccoli nuclei.

«Il nostro progetto cammina indipendente dalle questioni comunali – spiega Spigoni – Noi abbiamo aderito con un progetto che nulla ha a che fare con queste altre operazioni. Noi facciamo accoglienza diffusa, quindi i cittadini quasi non se ne accorgono. Abbiamo un appartamento a Tarquinia , due a Tuscania, due a Fabbrica di Roma e uno a Viterbo. Gli ospiti sono di passaggio perché noi facciamo una prima accoglienza, sono cioè migranti in attesa di una risposta alla loro richiesta di asilo. I tempi non sono rapidissimi, ma comunque restano nei comuni in via temporanea. Si tratta di persone seguite da un gruppo di operatori che svolgono attività collegate a tutto ciò che necessita una persona richiedente asilo. Con noi fanno corsi di lingua italiana, laboratori e poi vivono il paese. Qui a Tarquinia ci sono ragazzi che vanno al centro di aggregazione, vanno in palestra e fanno cose normalissime. E nessuno si è accorto di nulla, a parte gli inquilini. Alcuni di questi, prima ancora che arrivassero i ragazzi, si sono lamentati in modo inappropriato. Hanno scritto al commissariato e chiamato il sindaco per dire che erano contrari, ma contrari a persone che ancora non conoscevano. Noi siamo disponibili a discutere, come in tutti i condomini, di eventuali problemi ma quando questi problemi eventualmente si venissero a creare. Noi i pregiudizi li combattiamo per mestiere. Abbiamo appartamenti da 4, da 5, e da sei posti al massimo. Riceviamo i migranti e poi facciamo tutto quello che riguarda le pratiche burocratiche e sanitarie. Quando arrivano da noi, queste persone sono già foto segnalate ed hanno già richiesto asilo. La Prefettura li invia da noi in quanto richiedenti asilo».

«Noi di tendopoli non sappiamo nulla – chiarisce inoltre Spigoni – Il nostro impegno è peraltro il contrario, cioè quello di promuovere un progetto completamente diverso. Nel bando della prefettura ci sono progetti impostati in maniera diversa, il nostro, insieme ad un altro, è invece un progetto di accoglienza diffusa. Gli altri invece accolgono in strutture con maggior numero di persone. Noi abbiamo scelto questo tipo di progetto non solo per maggior rispetto nei confronti della popolazione, ma anche perché garanzia di migliore qualità della vita di queste persone. Inoltre cinque o eventualmente 10 persone a Tarquinia in due appartamenti diversi è ben altra cosa che 50 persone insieme come accade a Canino: è chiaro che quest’ultima opzione, senza entrare nel merito di scelte altrui, fa alzare le barricate. Nel nostro caso la popolazione non se ne accorge, se non i condomini. Oggi a Tarquinia quei condomini che erano scettici ci dicono quanto sono carini questi ragazzi».

L’accoglienza diffusa quindi come garanzia di qualità : «Ci hanno proposto di occupare un altro appartamento che si è liberato nello stesso condominio – afferma Spigoni – dove sono ospitati i nostri cinque ragazzi. Ebbene noi abbiamo ritenuto inopportuno accettare. Eppure facciamo una gran fatica a trovare questi appartamenti perché la gran parte delle persone non ce li affitta sapendo che sono per migranti. Ma riteniamo più sicuro e corretto non ammassarli. Questo è anche garanzia di una qualità della vita completamente diversa, nonostante siano persone di passaggio. Noi siamo favorevoli all’accoglienza solo con piccoli nuclei adeguatamente distribuiti». (a.r.)

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