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Immigrati a Tarquinia: questione sospesa

Immigrati a Tarquinia: questione sospesa

TARQUINIA – Il popolo è sovrano e pertanto ha diritto di parlare e deve essere ascoltato. Con questo presupposto è stata sospesa ieri mattina la discussione in consiglio comunale in merito all’ipotesi di realizzazione di una tendopoli alla ex Polveriera per ospitare circa 500 immigrati.

Un consiglio comunale trascorso all’insegna dell’alta tensione e che si è concluso con un nulla di fatto sul tema immigrati, al termine di un acceso dibattito tra maggioranza e opposizione consumatosi tra le urla e gli applausi dei cittadini presenti in sala.

Vivace soprattutto lo scontro tra il sindaco Mauro Mazzola e il consigliere d’opposizione Pietro Serafini, uniti sul no alla tendopoli ma divisi su tutto il resto.

Il presidente del consiglio comunale Armando Palmini, dopo circa due ore di dibattito moderato con equilibrio e compostezza, ha deciso di sospendere la discussione, rinviando tutto ad oggi alle 16, quando si riunirà la commissione dei capigruppo incaricata di lavorare ad un documento condiviso che ieri non è stato possibile approvare viste le divergenze soprattutto su alcuni aspetti legati alle forme di accoglienza.

La commissione oggi avrà anche il compito di decidere la data, da fissare a brevissimo, per un consiglio comunale aperto, come richiesto dai cittadini presenti e come caldeggiato da alcuni consiglieri sia di maggioranza sia d’opposizione.

Il dato da cui partire è comunque il «no alla tendopoli», anche se, voce fuori dal coro, la consigliera Carola Regolo ha invitato Tarquinia «a rimanere umana», suscitando il forte disappunto di diversi presenti in sala.

Posta l’inadeguatezza del sito della ex Polveriera, la Regolo ha però ricordato che questi migranti sono «gente che scappa da guerre di cui siamo corresponsabili, in molti casi scappano da morte certa».

«Abbiamo tutti il dovere dell’accoglienza e l’obbligo di solidarietà – ha detto – e non possiamo sottrarci». «Non esiste solo Lampedusa – ha rimarcato la Regolo – tutti dobbiamo fare la nostra parte».

La consigliera si è quindi espressa a favore di soluzioni alternative alla tendopoli, ma ha anche detto: «Non sono d’accordo a qualunque iniziativa che sottragga la città di Tarquinia ai doveri di solidarietà, civiltà e umanità. Se pertanto non si potessero individuare alternative, nell’interesse prioritario dei profughi, mi schiero anche a favore dell’accoglienza di centinaia di unità».

Una eventualità, quella della Regolo, che potrebbe complicare le cose nello stilare un documento condiviso e unitario da parte della commissione capigruppo di oggi. Documento da elaborare in fretta per essere poi inviato con urgenza agli organi di Governo centrale preposti per bloccare ogni iniziativa finalizzata all’arrivo degli immigrati.

In forme diverse, tutti hanno comunque detto no alla tendopoli, considerato un vero e proprio lager. «Sconcertante – ha detto il sindaco Mazzola – che si consideri una struttura in cui mancano acqua, luce e servizi igienici ma abbonda di eternit e che in estate “bolle” per il caldo e in inverno finisce sott’acqua, in caso di esondazione del fiume Marta, un sito adatto a ospitare centinaia di persone».

Ma la prima nota stonata, alle orecchie dei consiglieri comunali d’opposizione e di alcuni cittadini presenti, ha però riguardato la comunicazione del sindaco Mazzola, in apertura di discussione, che ha riferito di essere stato informato un mese fa dal prefetto circa l’emergenza immigrati e la necessità di trovare soluzioni per avviare operazioni di accoglienza. «Ho sollecitato i sindaci a non optare per assembramenti di massa per evitare di creare allarme sociale – ha detto il primo cittadino – Abbiamo quindi fatto una riunione di tutti i sindaci della provincia di Viterbo, qualcuno si è messo a disposizione per trovare immobili. Poi invece mi sono ritrovato con un sopralluogo alla ex Polveriera di cui io non sapevo nulla. Mi sono quindi scontrato con il prefetto. È mancato il rispetto del ruolo istituzione che ricopro».

Furioso il consigliere d’opposizione Pietro Serafini: «Non ci avete detto niente. C’è stata una riunione in Provincia per affrontare il problema e il sindaco non ci ha informati tempestivamente. Noi abbiamo appreso del problema dai media». «Sono favorevole che le associazioni siano partecipi ad un tema così importante che investe tutti», ha quindi aggiunto il consigliere d’opposizione che non ha mancato il rimprovero a Centini, raccogliendo applausi: «Avresti potuto convocare il consiglio per sabato quando la gente è più libera e può partecipare». Alla fine la proposta: «Facciamo sistema con la popolazione, istituiamo una commissione consiliare permanente sulla questione immigrati, con la partecipazione di tutte le associazioni di categoria, quindi elaboriamo un documento congiunto e sentiamo tutte le associazioni di categoria. Perché la gente non deve chiedere; la gente deve parlare»

«Un’accoglienza spalmata sul territorio si può e si deve fare. Una integrazione di pochi migranti, 10-15 persone, non mette paura a nessuno», la ricetta di Mazzola, accolta positivamente, ma non da tutti. «Ho sempre dimostrato grande correttezza e collaborazione verso le istituzioni. – ha aggiunto il Sindaco – Sono stato di fatto estromesso da un sopralluogo nella mia città e solo grazie alle tantissime segnalazioni di cittadini preoccupati per il via vai all’ex polveriera, sono venuto a conoscenza di quello che stava accadendo. L’area non può ospitare una tendopoli o un centro di accoglienza». «La tendopoli o il centro di accoglienza creerebbero uno stato permanente di tensione sociale. – ha concluso il sindaco Mazzola – Non è una questione di razzismo o intolleranza verso il cittadino straniero, ma non si può pensare di risolvere il problema dell’immigrazione ammassando le persone in un solo luogo. Occorre condivisione da parte di tutti i Comuni, attraverso l’accoglienza di piccoli gruppi. Rivolgo, come presidente della Provincia di Viterbo, un appello a tutti i sindaci, per una gestione collettiva. L’impegno per l’accoglienza, non sia solo di facciata, ma concreto. Sto lavorando per questo, come sindaco e presidente. Al riguardo, in collaborazione con alcune associazioni di volontariato, stiamo verificando delle ipotesi per affrontare l’emergenza in modo adeguato e sostenibile».

Deciso no del consigliere di maggioranza Giancarlo Capitani a fare di Tarquinia la «Cenerentola d’Italia». «A noi ci dicono patrimonio dell’umanità e poi ogni cosa che non è bella viene collocata nella fascia di territorio da Ladispoli e Montalto».

Ferma la contrarietà anche di Marcello Maneschi, dai banchi dell’opposizione, che pur comprendendo la tragedia umanitaria in atto, ha invitato a riflettere sul crescente numero di furti in città.

Sì ai piccoli gruppi di immigrati, di cinque o sei persone, e sì al consiglio straordinario aperto, da parte del consigliere d’opposizione Marco Dinelli, del Movimento cinque stelle, che ha parlato di una «Questione sociale molto delicata. La ex polveriera sarebbe come un lager. Al di là del discorso sanitario, se non si sa con certezza quanti bambini, quante donne, a quale gruppo appartengono, da dove vengono, già questo è sufficiente per immaginare le tensione e la bomba di violenza che si potrebbe scatenare».

Se Maurizio Leoncelli ha bocciato il documento presentato dalla maggioranza, chiedendo maggiore concertazione, anche Cristiano Minniti non ha mancato l’invito a rinunciare al tornaconto politico «per trovare una soluzione compatta e coesa». Da Minniti anche l’invito al sindaco come massima autorità sanitaria «a prendere una posizione ferma a tutela della salute» e l’invito alla Curia a fare la sua parte di fronte all’emergenza immigrati.

Prendere piccole unità in famiglia, di 10 e 15 persone che possono essere ospitate in comunità controllate, è l’unica soluzione anche per il consigliere Angelo Centini che ha rimarcato come l’Italia sia impreparata a fronteggiare la situazione.

Alla fine l’ordine perentorio è arrivato dal vicesindaco Renato Bacciardi: «Dobbiamo abbattere ogni barriera politica e ideologica e trovare una soluzione insieme».

Intanto i cittadini di Tarquinia, però, il loro messaggio lo hanno scritto chiaro «No agli immigrati» hanno lasciato con vernice nera sul cancello dell’immobile alla ex Polveriera. (a.r..)

LE CRITICITA’ DEL SITO:

Nell’ex Polveriera ci sono strutture fatiscenti e abbandonate da anni, che presentano varie criticità: rischio d’inquinamento derivante dalla loro utilizzazione, in epoche passate, come deposito militare di munizioni ed esplosivi; coperture dei fabbricati in eternit; assenza di un sistema fognario, di rete idrica e impianti elettrici. Il sito è inserito in zona PAI, quale zona a rischio frane, nonché zona a rischio di esondazioni. Inoltre si trova in una vallata, dove nella stagione estiva si superano i 40 gradi. L’area risulta individuata, nel Piano Regolatore Generale, come “parco archeologico”. L’area, spesso luogo di pascolo per ovini, non è mai stata sanata né bonificata.

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