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Privilege Yard: arrestati La Via e Battista

Privilege Yard: arrestati La Via e Battista

Operazione dei finanzieri del comando provinciale di Roma nell'ambito dell'inchiesta avviata dalla Procura di Civitavecchia. I due sono accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari nonché della violazione di specifica fattispecie contemplata dalla normativa antimafia. Sequestri per oltre 25 milioni IL VIDEO DELL'OPERAZIONE

CIVITAVECCHIA – Bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari, violazione di specifica fattispecie contemplata dalla normativa antimafia. Di questo devono rispondere, a vario titolo, il 76enne Mario La Via ed il 53enne Antonio Battista, ex amministratore delegato ed ex direttore amministrativo della Privilege Yard.

I due sono finiti agli arresti domiciliari a seguito dell’operazione condotta dal comando provinciale della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta avviata dal pm Lorenzo Del Giudice sul fallimento della società, dichiarato a giugno dello scorso anno. Sequestrato anche l’intero patrimonio immobiliare di 3 società romane legate a La Via – che secondo gli inquirenti è risultato praticamente sconosciuto al fisco – per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro, nonché le somme giacenti sui suoi conti correnti bancari per un valore di oltre 500 mila euro.

La complessa attività, supportata anche da intercettazioni telefoniche, nonché rilevamenti contabili e complesse indagini bancarie, ha consentito di accertare, secondo l’accusa, le condotte illecite perpetrate dagli amministratori di fatto e di diritto della società, i quali hanno posto in essere atti distrattivi e dissipativi del patrimonio della società in danno dei creditori per oltre 87 milioni di euro. Condotte che avrebbero portato ad aggravare lo stato di dissesto della fallita, determinando un passivo fallimentare di oltre 180 milioni di euro costituito, prevalentemente, dai debiti nei confronti delle banche e dei fornitori con i quali sono stati sottoscritti contratti per la realizzazione di un primo natante di lusso di circa 130 metri, del valore di mercato di oltre 340 milioni di euro, apparentemente commissionato da soggetti non identificati attraverso un trust con sede nell’Isola di Man.

In tale ambito, sono state delineate ulteriori condotte penalmente rilevanti, concernenti l’omesso versamento di ritenute operate per 569.624,97 euro. Le indagini hanno consentito di appurare una serie di condotte gestionali definite ‘‘scellerate’’ dagli inquirenti, finalizzate all’indebito arricchimento degli indagati a danno della fallita. In particolare è emerso che i progetti relativi ai mega yacht, rinvenuti negli uffici della fallita, si sono rivelati privi di valore economico, palesando così che il costo sostenuto di circa 80 milioni di euro, fatturato e pagato interamente ad una società con sede nelle Isole Vergini, è risultato del tutto fraudolento. I costi relativi a consulenze, noleggio autovetture di lusso, locazioni di immobili, spese di rappresentanza, erogazioni ad enti caritatevoli con sede in paesi esteri, si sono rivelati privi di valide ragioni economiche. Sono state poste in essere movimentazioni di ingenti capitali da e verso Paesi a fiscalità privilegiata, soprattutto attraverso la figura del dominus, Mario La Via, risultato praticamente sconosciuto al fisco italiano. Mario La Via è risultato titolare di fatto di tre società intestate a meri prestanome, proprietarie di un ingente patrimonio immobiliare sul territorio nazionale, costituito prevalentemente da immobili di pregio. I principali indagati, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, hanno avuto la disponibilità di fondi e beni mobili/immobili all’estero; malgrado il conclamato stato di dissesto, sono state effettuate delle erogazioni liberali a favore di diversi soggetti, apparentemente non giustificate. Inoltre, nel contesto investigativo emerso, sono state delineate ulteriori condotte illecite in materia fallimentare, concernenti il ricorso al credito, in due specifiche circostanze, dissimulando lo stato d’insolvenza dell’impresa, in occasione della concessione di un finanziamento per euro 100 milioni, da parte di un pool di istituti di credito la cui capofila era la Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio. Analoga condotta è stata perpetrata anche in relazione ad un’ulteriore richiesta di finanziamento per euro 90 milioni.

Infine, l’autorità giudiziaria inquirente, alla luce delle risultanze investigative, ha ravvisato la sussistenza di un’attribuzione fittizia di somme ed immobili che Mario La Via. ha operato a favore di terzi, al fine di agevolare la commissione, da parte di questi ultimi, dei delitti di ricettazione e riciclaggio di denaro provento, tra l’altro, dei reati oggetto di contestazione.

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