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Privilege Yard: proseguono le indagini

Privilege Yard: proseguono le indagini

Domiciliari per Mario La Via ed Antonio Battista. Ma ci sarebbero almeno altre dieci persone iscritte nel fascicolo aperto dalla Procura di Civitavecchia. Nomi eccellenti nell'ordinanza di arresto; erogazioni definite "non giustificate" dagli inquirenti. Tra le carte spunta anche la locazione di una casa di Monti, che spiega: "Prima di diventare presidente l'affittai tramite agenzia come foresteria per i tecnici della società, per un anno a prezzi di mercato"

CIVITAVECCHIA – Intercettazioni telefoniche, rilevamenti contabili e complesse indagini bancarie. È una complessa attività di indagine quella condotta dai finanzieri del comando provinciale di Roma e che, ieri mattina, ha portato ad eseguire due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del 76enne Mario La Via, ex amministratore delegato di Privilege Yard, e del suo braccio destro, il 53enne Antonio Battista, componente del cda e unico delegato a operare sui conti bancari della società fallita ufficialmente a giugno dello scorso anno. I due devono rispondere, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale, reati tributari e violazione della normativa antimafia.

Le indagini non sono ancora concluse e, a quanto pare, i due non sarebbero i soli finiti nel registro degli indagati. Almeno una decina i nomi che compaiono nel fascicolo avviato dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, coperto dal massimo riserbo. Un’indagine che comunque ha fatto emergere quello che c’era dietro lo yacht P430 oggi arrugginito all’interno di un vero e proprio cantiere fantasma, confermando di fatto quanto denunciato da più parti nel corso degli anni, a partire dagli operai del cantiere stesso.

Un progetto che non stava in piedi quello della realizzazione del megayacht da 127 metri,  del valore di mercato di oltre 340 milioni di euro, apparentemente commissionato da soggetti non identificati attraverso un trust con sede nell’Isola di Man. Lo dicono gli stessi inquirenti. “I progetti rinvenuti negli uffici della fallita – scrivono – si sono rivelati privi di valore economico, palesando così che il costo sostenuto di circa 80 milioni di euro, fatturato e pagato interamente ad una società con sede nelle Isole Vergini, è risultato del tutto fraudolento. I costi relativi a consulenze, noleggio autovetture di lusso, locazioni di immobili, spese di rappresentanza, erogazioni ad enti caritatevoli con sede in paesi esteri, si sono rivelati privi di valide ragioni economiche”. Tanto che la nave è ancora lì, senza aver mai visto il mare, mai conclusa e mai varata.

Sotto la lente di ingrandimento della Procura il maxi finanziamento da 190 milioni (125 dei quali effettivamente erogati) concesso alla Privilege dal consorzio di banche, con capofila Etruria: per gli inquirenti si è ricorsi al credito dissimulando lo stato d’insolvenza dell’impresa. Ritorna poi al centro dell’attenzione anche il rapporto tra Mario La Via ed il cardinal Tarcisio Bertone, con 700mila euro circa di elargizioni a favore di associazioni italiane ed estere tra febbraio 2008 e novembre 2012. Con gli inquirenti che sottolineano proprio come “malgrado il  conclamato stato di dissesto, sono state effettuate delle erogazioni liberali a favore di diversi soggetti, apparentemente non giustificate”. E poi, nella lunga ordinanza di arresto, compaiono nomi eccellenti di politici ed amministratori. Il quotidiano Repubblica tira in ballo anche il commissario dell’Authority Pasqualino Monti: “Privilege Yard pagava anche l’affitto della casa di Pasqualino Monti, il presidente dell’autorità portuale di Civitavecchia che ha concesso l’area del cantiere, per una somma complessiva di 43.200 euro, “a circa il triplo dei valori medi di mercato per gli anni 2011 e 2012”. 

“Gli atti di concessione delle aree alla Privilege Yard sono degli anni 2007, 2009 e marzo 2011. Il sottoscritto, invece, è stato nominato Presidente dell’Autorità Portuale di Civitavecchia solamente a giugno 2011”. È l’immediata replica dell’attuale commissario di Molo Vespucci. “Non solo chi scrive non ha mai firmato alcuna concessione, ma non ha mai neppure presenziato, una volta divenuto Presidente, ad alcun evento della Privilege, neanche all’inaugurazione della seconda chiglia, avvenuta nel 2013 – ha sottolineato – alla fine del 2010, quando il cantiere era ancora regolarmente aperto ed attivo, alla società serviva una foresteria per alcuni suoi tecnici, segnatamente, per gli architetti Di Pilla. A febbraio del 2011, quando il sottoscritto, si ribadisce, non era ancora Presidente, ha affittato, tramite agenzia, alla PrivilegeYard, con un contratto di locazione del tutto trasparente in quanto al medesimo intestato e regolarmente registrato, un attico ed un super-attico totalmente arredato, comprensivo di relativo garage (128 mq di appartamento e 100 mq di terrazzi sul porto) al canone mensile di 1800 euro (21600 euro in totale, oltre alle spese di utenza, non pagate dalla Privilege), importo affatto corrispondente a 43.200 euro “a circa il triplo dei valori medi dei prezzi di mercato del 2011 e del 2012″ come erroneamente scritto nel corsivo, ma assolutamente in linea con le caratteristiche di un’abitazione nuova di quel tipo, come si può tranquillamente verificare consultando il sito dell’Agenzia delle Entrate. Dopo un anno, alla scadenza del contratto – ha aggiunto – non essendo stato integralmente onorato dalla Privilege Yard, lo stesso non veniva rinnovato; parimenti subentravano nella qualità di conduttori, alle medesime pattuizioni, gli architetti Di Pilla, i quali, però, non essendo più stati pagati dalla Privilege, dopo pochi mesi, non provvedevano più al versamento dei canoni e per l’effetto, erano costretti a lasciare l’immobile. Inserire il nome del sottoscritto all’interno di un articolo afferente un’inchiesta sulla bancarotta e la distrazione di fondi della Privilege, appare un’operazione mirata unicamente a gettare fango e discredito sulla immagine di chi, da Commissario dell’Autorità Portuale – ha concluso Monti – si sta adoperando per quanto di sua competenza per cercare di recuperare l’area, strategica per lo scalo, che altri hanno ritenuto di concedere alla società oggi fallita”.

La cronaca di una morte annunciata, quella della Privilege. L’epilogo di una vicenda che, fin da subito, è apparsa caratterizzata da troppe criticità. 

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