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Gbu, le spese di Moscherini & c.

Gbu, le spese di Moscherini & c.

Pranzi, consulenze, feste e auto per politici e giornalisti attivi nella campagna contro Monti. I benefit a carico della società ricostruiti dalla polizia giudiziaria, fino alle false fatturazioni di De Francesco per creare fondi neri. Fu lui a mettere in contatto i fratelli Rossi della Romanacav con l'ex sindaco, che  dalla vendita della cava alla Fincosit avrebbe incassato quasi 2 milioni di euro. Dopo il ‘‘no’’, partirono gli attacchi contro il presidente dell'Autorità Portuale

CIVITAVECCHIA – Il rapporto con la Romanacav, tramite Enzo De Francesco. I fondi neri creati da quest’ultimo con false fatturazioni. I quasi 2 milioni che avrebbe ricevuto per la vendita della cava di Viterbo. I pranzi, le feste di compleanno, le auto in uso ai politici, a spese della Gbu, i compensi al portavoce artefice della campagna contro Pasqualino Monti. Ecco, dall’interno, secondo quanto ricostruito dala polizia giudiziaria, come funzionava il sistema Moscherini, il cui cuore era la società Gbu, con i suoi appalti dell’Enel. 

All’inizio del 2013 Enzo De Francesco, tramite un comune amico di uno studio di commercialisti di Viterbo, conobbe i fratelli Rossi, titolari della Romanacav, in cerca di un contatto per vendere la pietra della loro cava per i lavori del porto di Civitavecchia. De Francesco presentò quindi i Rossi a Gianni Moscherini, che nel frattempo era diventato ufficialmente consulente della Gbu Corporation (diventerà socio ed amministratore unico alla fine dello stesso anno). Con un contratto fotocopia alla GM & Partners, la ditta personale dell’ex sindaco, la Romanacav riconosce 2500 euro al mese a Moscherini, oltre all’8% dei contratti di fornitura della pietra acquisiti dalla società grazie alla mediazione commerciale del titolare della GM. E’ il noto contratto commerciale, sulla base del quale Moscherini cercò di intavolare la trattativa con la Fincosit, per la quale poi, secondo l’ipotesi accusatoria per cui ora è indagato dalla Procura di Civitavecchia, avrebbe minacciato l’allora presidente dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti.

Le opzioni proposte alla Fincosit erano relative a due ipotesi: la vendita del 100% delle quote societarie per 23 milioni, oppire il 70% per 161, milioni. Se la sola mediazione con Fincosit fosse andata a buon fine, Moscherini avrebbe ottenuto un compenso compreso tra 1.288.000 e 1.840.000 euro. Peraltro, successivamente, si venne a sapere che la cava di fatto era esaurita e sopravvista della necessaria autorizzazione regionale. In questo periodo, Weiming Jin, da poco diventato socio della Gbu, viene fatto entrare anche nella Romanacav, in cui dal 10% di novembre 2013, in un anno arriverà a controllare la società con il 60% delle quote, salendo anche al 50% nella Gbu.

E’ evidente come l’imprenditore cinese assuma il ruolo di finanziatore per la società viterbese, in crisi di liquidità. E fosse utilizzato da Enzo De Francesco, al centro dei rapporti tra Moscherini, la Gbu ed i fratelli Rossi, per creare dei fondi neri, tramite false fatturazioni. Secondo quanto ricostruito dalla polizia giudiziaria, infatti, De Francesco fatturava diverse migliaia di euro per servizi di trasporto personale da una inesistente ditta ‘‘Rent & Sharing’’ con la partita Iva dello studio di commercialisti viterbesi che lo mise in contatto con i fratelli Rossi ad una delle società dell’imprenditore cinese, che versava su una carta prepagata a favore dello stesso De Francesco. Fondi neri che potevano essere a totale appannaggio dell’ex assessore di Moscherini, oppure poi utilizzati in altro modo. Così come venne poi utilizzata la stessa Gbu, da Moscherini, che nel corso del tempo con i conti della società ha pagato pranzi, feste di compleanno ad un noto esponente politico locale, che per un periodo ha avuto in uso anche l’auto aziendale. Lo stesso avveniva per consulenze e rapporti di lavoro. Nel frattempo Moscherini pagava anche l’affitto della sede di Forza Italia, dove lavorava anche il suo portavoce Paolo Gianlorenzo (nella foto, a sinistra con Moscherini), il braccio armato di Moscherini, con il suo blog, che tra i vari benefit del compenso per le prestazioni rese aveva anche la benzina dell’auto, sempre a carico della Gbu.

Un fiume di soldi, derivanti dagli appalti Enel aggiudicati alla società, mentre nel frattempo – secondo quanto cominciava a scrivere ‘‘Anonymous’’, l’informatore che iniziò a mettere in allerta il presidente dell’Autorità Portuale Pasqualino Monti, gli stessi sodali di Moscherini, con la regia dello stesso ‘‘Burattinaio’’ come lo definisce Anonymous, iniziavano a tessere le fila della campagna mediatica di fango che avrebbe dovuto nei loro piani portare alla fine dello stesso Monti, mentre le casse della Gbu venivano svuotate, ed i debiti, anche con l’erario, iniziavano a crescere.

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