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Immigrati a Tarquinia, Silvia Boschi: "Non è razzismo chiedere il rispetto delle regole"

Immigrati a Tarquinia, Silvia Boschi: "Non è razzismo chiedere il rispetto delle regole"

Parla Silvia Boschi, residente nel condominio dove ci sono anche immigrati

TARQUINIA – Il rispetto delle regole civili prescinde dalla razza o dal colore della pelle. É questo il messaggio di Silvia Boschi, residente nel condominio che ospita immigrati (richiedenti asilo in attesa di risposta), accolti dalla cooperativa Alice. Tutto bene se si sta alle regole del vivere quotidiano; dubbi e perplessità emergono quando, e se, questo non dovesse accadere. E soprattutto se non c’è l’adeguata informazione. Da qui nasce il desiderio di sapere per tempo cosa accade, specie in piccole comunità come quelle condominiali.

«È con questo spirito che è stata fatta la segnalazione al Commissariato di Tarquinia – spiega Silvia Boschi – Di certo una segnalazione che non riguarda i cinque ragazzi che attualmente vivono nell’appartamento della cooperativa Alice, perché sono persone veramente carine. Mi incontrano per strada, mi salutano. Sono ragazzi educatissimi e ci auguriamo vivamente che si possano integrare con il tessuto sociale di Tarquinia. Ci sono state, ad esempio, tre ragazze che facevano sempre baccano, fino alle tre di notte, lasciavano sempre il portone aperto, la porta di casa sempre aperta, c’era puzza di cucinato nell’androne del palazzo, e poi, pur essendoci state molto poco, appena una settimana, nonostante ciò, c’era già un giro di loro connazionali uomini che circolavano sotto casa. Il condominio ha voluto fare una segnalazione al commissariato. Abbiamo chiesto spiegazioni anche direttamente alla cooperativa, durante un incontro avvenuto nel parcheggio del palazzo. Ci siamo trovati queste donne, per cui volevamo capire quante erano, quanto si sarebbero fermate, abbiamo spiegato la necessità di effettuare la raccolta differenziata; ho spiegato insomma alla cooperativa quelle che erano le regole condominiali che andavano rispettate. Tutto ciò, non è una questione di razzismo, ci saremmo comportati in questa maniera anche se si fosse trattato di italiani».

«Quando io sono venuta a vivere qui, ad esempio – spiega Silvia Boschi – la prima cosa che ho chiesto è stata quella di quali fossero le regole condominiali, pur venendo da un altro condominio. Ho chiesto il mio posto auto, chi doveva pulire le scale. Le regole sono regole, non c’entra il razzismo. Mio figlio al piazzale gioca anche con gli zingari, intesi proprio come rom. Quindi non sono io di certo una razzista. Io non ho problemi di etnie, purché si stia alle regole. Tutti devono stare al rispetto delle norme del buon vivere civile. Mio padre è stato un emigrato, quindi chi meglio di me può capire che cosa significa andare via da casa, dover lavorare fuori per mantenere la famiglia?».

Della questione del condominio che ospita immigrati, la Boschi ne ha parlato anche con il sindaco: «È stata una conversazione avvenuta tra me e lui – dice – Il resto dei componenti del condominio non lo sapevano nemmeno che io avevo chiamato il sindaco. Come faceva a sapere il presidente della cooperativa Alice che avevo parlato con il sindaco?»

«C’è stato un momento in cui, alcune persone si sono assentate per alcuni giorni dal palazzo; sono intervenute le donne delle pulizie completamente coperte, come si pulisce quando ci sono delle malattie contagiose e nessuno ci ha avvisato o spiegato nulla». Quanto all’ipotesi ex Polveriera, la Boschi è chiara: «In quelle condizioni, come si diceva di volerli mettere, ci si mettessero i nostri cari governanti. Quella è una zona insalubre, non c’è luce, non c’è acqua, non c’è corrente, non ci sono servizi igienici. Non dobbiamo creare campi di concentramento, poi comunque sia, visto e considerato che a Tarquinia ci sono, e ce ne sono tanti, momentaneamente non credo che sia il caso di poterne accogliere altri. Giusto è affrontare la questione immigrati in un consiglio comunale aperto, la cittadinanza deve essere messa al corrente di tutto quello che succede. I nostri politici, che comunque stanno seduti sui loro scranni grazie ai voti dei cittadini, è giusto che ascoltino le opinioni della gente in un consiglio comunale aperto possibilmente indetto di sera, dove in tanti possono essere presenti con maggiore facilità».

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