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Santa Rita: nuovo provvedimento di chiusura da parte del Comune

Santa Rita: nuovo provvedimento di chiusura da parte del Comune

L'amministrazione comunale prosegue sulla strada già intrapresa: a rischio 26 posti di lavoro e 31 anziani dovranno essere ricollocati. L'avvocato Gruner: "Presenteremo la terza istanza al Tar del Lazio, ma nel frattempo la società Sigesa continuerà a garantire l'assistenza ai suoi ospiti per l'oggettiva impossibilità di ricollocarli altrove" 

CIVITAVECCHIA – Nuovo provvedimento di chiusura della casa di riposo “Santa Rita” emesso dal Comune. A darne conferma l’avvocato Giuliano Gruner che, insieme al collega Federico Dinelli, assiste la società Sigesa srl, che gestisce la struttura. 

I legali sottolineano come il Tar, con decreto del 1° luglio scorso, aveva sospeso il provvedimento del Comune di chiusura, affermando che “viene in rilievo la chiusura di una struttura dedicata a servizi sociali e che le ragioni sottese ai gravati provvedimenti non evidenziano criticità tali da poter danneggiare gli ospiti della struttura”, e che “nel doveroso bilanciamento dei contrapposti interessi […] dall’esecuzione dei gravati provvedimenti discendono danni gravi ed irreparabili anche con riferimento agli ospiti della struttura, tenuto conto delle rappresentate difficoltà di un loro trasferimento, entro il 6 luglio, presso altre strutture idonee”.

Lo stesso Tar, il 3 agosto “tenuto conto degli accertamenti svolti dai Carabinieri che non hanno rilevato alcuna situazione di disagio, come si legge nell’ordinanza – hanno spiegato ancora i due avvocati – ha confermato la sospensione del provvedimento di chiusura, ma lo ha fatto “fino alla data di notificazione alla ricorrente del provvedimento finale comunale”. Come riconosce l’ordinanza medesima, infatti, “il Comune resistente ha partecipato l’intendimento di adottare a breve un provvedimento definitivo”. Ebbene, nella giornata di oggi, cioè il 5 agosto, il Comune, dopo ben otto mesi dalla presentazione dell’istanza di autorizzazione da parte della società Sigesa, ha ritenuto, e nessuno nega che abbia il potere di farlo, di adottare il provvedimento definitivo. Ma quest’ultimo ha negato l’autorizzazione, in realtà a nostro parere già formatasi per silenzioassenso, e ha prodotto l’effetto di determinare nuovamente l’obbligo di chiusura della Casa di Riposo, imponendo alla Sigesa, che sarà costretta a licenziare in tronco tutti i suoi ventisei dipendenti, di garantire il trasferimento assistito e documentato dei 31 anziani ospiti in altra struttura”.

In questo caso non viene specificata quale sia la struttura, difficile da individuare sul territorio, soprattutto in un periodo estivo e per ben 31 anziani. Tanto che lo stesso professor Gruner, mercoledì scorso, aveva avanzato formale richiesta al Sindaco, al Commissario dell’Autorità portuale e all’Istituto Religioso Asse che ospita la struttura, di aprire un tavolo di confronto, proprio per evitare che, nel bel mezzo dell’estate, ventisei persone perdessero il proprio posto di lavoro, e trentuno anziani rimanessero senza una adeguata collocazione. Richiesta rimasta senza risposta.

E così la società presenterà una terza istanza di sospensione del provvedimento al Tar del Lazio. “La presentazione di questa istanza, però, non potrà avvenire prima della settimana prossima – ha aggiunto Gruner – la Sigesa si trova ad oggi nella oggettiva impossibilità di ricollocare altrove i suoi trentuno anziani ospiti, perché non vi sono altre strutture analoghe, nelle vicinanze, che possano accoglierne un numero così elevato. Pertanto, sin quando non perverrà un nuovo pronunciamento cautelare del Tar, la società non potrà ottemperare a questo nuovo provvedimento del Comune, ma garantirà, come ha sempre fatto, l’assistenza dei trentuno anziani ospiti presso la Casa di Risposo “Santa Rita”. Se poi il Comune, proprio ora, cioè agli inizi del mese di agosto, dovesse ritenerlo opportuno, potrà richiedere l’assistenza della forza pubblica per dare esecuzione coattiva ed immediata al suo “nuovo” provvedimento, ma sarà il Comune stesso a dover decidere dove e come collocare i trentuno anziani ospiti”.

L’amministratore della Sigesa. ha, inoltre, conferito mandato allo studio legale Gruner-Dinelli per tutelare le ragioni della società in ordine a due ulteriori questioni. “In primo luogo, quella della pregressa gestione della Casa di Riposo, che, a quanto risulta, sembrerebbe avvenuta direttamente da parte dell’Istituto religioso, dal 2001 e fino al 2013, nella totale carenza di autorizzazione e di personale qualificato, infermieri e operatori socio-sanitari – ha aggiunto gruner – poi, dal 2013 al 2015, in base ad una “autorizzazione provvisoria”, rilasciatagli dal Comune senza che l’Istituto avesse i requisiti per ottenerla; infine, nel 2015, quando la presente amministrazione già guidava il Comune, mediante un “rinnovo” della autorizzazione provvisoria del 2013, sempre senza che l’Istituto avesse i requisiti per ottenerla. In secondo luogo, la questione della concessione del bene demaniale, che ospita la struttura, in favore dell’Istituto religioso. Sembrerebbe, infatti, che nell’atto di concessione sia scritto chiaramente che, senza una previa autorizzazione dell’Autorità portuale, l’Istituto religioso non avrebbe potuto sub-affittare alcuna parte della struttura, a pena di decadenza dalla concessione stessa (così come previsto, del resto, dal codice della navigazione). Ciò nonostante, sembrerebbe che l’Istituto religioso abbia sub-affittato alla Sigesa la struttura che accoglie la Casa di Riposo, per un canone pari a più di mezzo milione di euro all’anno, senza aver preventivamente richiesto ed ottenuto la prescritta autorizzazione da parte dell’Autorità portuale. Se queste ipotesi dovessero essere confermate, la società procederà alla tutela delle sue ragioni in ogni opportuna sede giurisdizionale”.

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