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''Chi apre la propria mente lo può vedere''

''Chi apre la propria mente lo può vedere''

Venerdì sera in piazza Santa Maria il film ‘‘Se Dio vuole’’. Presente il regista Edoardo Falcone

di TONI MORETTI

CERVETERI – Venerdì sera, è stato proiettato il secondo film dei quattro selezionati per CineCerveteri. La bellissima Piazza S.Maria come si usava una volta, è apparecchiata con oltre cinquecento sedie dove gratuitamente, ci si poteva sedere e sotto un magnifico cielo di stelle, godersi la visione del film: ‘‘Se Dio Vuole’’, di Edoardo Falcone, David di Donatello e Nastro d’argento nel 2015 come migliore regista esordiente, che con Marco Martani ha curato anche il soggetto e la sceneggiatura, interpretato da un perfetto Marco Giallini, da un superlativo Alessandro Gassmann e la eccezionale Laura Morante.

Ma la ciliegina sulla torta della serata era che il Sindaco Pascucci e l’assessora Francesca Pulcini, hanno invitato a Cerveteri Edoardo Falcone, che era con noi, confuso tra gli spettatori. Ma non è passato inosservato, tanto che nel momento in cui è stato presentato a tutti i cittadini da Pascucci, che ha espresso l’orgoglio di avere ospite uno dei protagonisti del rilancio del cinema Italiano nel mondo rinverdendo una lunga tradizione e la Pulcini che esprime la sua soddisfazione, il pubblico lo ha applaudito a lungo, esprimendo il piacere e la riconoscenza di tutta la città. Ci siamo intrattenuti con Edoardo, il suo essere disponibile e alla mano consente questo tipo di approccio, per qualche minuto in un tavolo all’aperto del Yolli Bar per fargli una domanda che ha dato vita ad un profondo scambio di concetti e valutazioni di elevato profilo intellettuale. Abbiamo chiesto: «Edoardo, perché proprio all’esordio hai voluto “misurarti” col raccontare Dio?» Per chi non avesse ancora visto il film, sappia che lo stesso ruota intorno al concetto della presenza e della conoscenza del divino su una storia che vede un padre che forse nel sessantotto voleva cambiare il mondo ma che si è imborghesito cristallizzandosi sulle sue sicurezze acquisite anche con una bravura sviluppata dall’esercizio della sua professione; grande cardiochirurgo che salvava le vite. Una madre, sua moglie, sfiorita e depressa che da giovane era una donna eccezionale ma che ha perso la strada e la volontà, non riuscendo a collocarsi all’interno di quell’autoritarismo fermo e deciso del marito che via via la considerava inadeguata. La stessa sorte era toccata alla figlia, alla quale a sette anni, venivano imposte delle endovene di Fabrizio De Andrè a tutto vantaggio di un figlio maschio, sul quale si era concentrato il sogno e l’ambizione di orientarlo ad un avvenire di luminare della medicina. Una famiglia come tante che viveva la sua quotidianità fatta di ipocrisie, finte accettazioni, fondi di bottiglie scolati di nascosto, fino a quando un giorno, il figlio maschio annuncia che voleva farsi prete. La razionalità del padre chiede un colpevole di tale decisione e si configura presto in un prete mezzo santone, ex galeotto, che uscito dal carcere, sentita in un luogo meraviglioso la brezza che gli accarezzava il volto e la testa, priva in quel momento di pensieri, la individuò in Dio e non lo abbandonò più.

Edoardo risponde: «Non nascondo che è stata una mia esigenza. Il cinema dà poi la possibilità di raccontare cose grandi con altrettanta grande semplicità. Il mio sforzo è stato quello non tanto di raccontarlo ma di farlo vedere, per chi voleva vederlo, e di farlo percepire raccontando la gente, attraverso la gente, offrendo un’angolazione di visione fuori dal conformismo mentale nel quale inevitabilmente si chiudono i progressi di generazioni che ne diventano i più accaniti conservatori. Ecco, se apriamo la nostra mente oltre il tempo e lo spazio riusciremo a vedere il “tutto” e forse a percepire, se lo si vuole, Dio».

Un misurarsi quindi tra una mente schematica, archivista, ripetitiva, consuetudinaria e un se che può portare alla trascendenza, aperto, armonioso e senza confini. Un confronto che aiuta a capire chi siamo mentre la preoccupazione comune, sembra essere soltanto affermare che cosa siamo.

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