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Senza Enel non c'è Snc

Senza Enel non c'è Snc

PalaGalli. L’imprenditore D’Ottavio fa sport grazie alla struttura comunale e ai soldi della Spa elettrica. Ma la squadra non arriva comunque in A1. Sacrificato il ricordo di Marco Galli dalla facciata in nome del dio denaro: senza memoria non c’è futuro

CIVITAVECCHIA – Il problema di Civitavecchia è quello che hanno tutti i posti d’Italia: non esiste una legge in grado di bloccare al casello autostradale i sedicenti imprenditori per capire se hanno davvero soldi da investire o se arrivano in cerca di fortuna,  in attesa che il Comune dia loro strutture da occupare e gli sponsor concedano soldi a sufficienza. Succede praticamente da sempre, Civitavecchia è tristemente abituata a roba di questo tipo. Ma non ci si fa più caso: d’altronde non esiste (o quasi) deus ex machina dello sport civitavecchiese che non abbia trascinato l’euforia agonistica nella politica e viceversa.  Si dirige lo sport per arrivare alla politica, si fa politica a volte tentando di attingere voti dallo sport. Tutto questo in una città assopita, che accetta regole non scritte fatte di imposizioni e prevaricazioni di ogni tipo, che si schiera da una parte o dall’altra quando due personaggi si scontrano a viso aperto per venti anni, che non si incazza neppure quando scopre che gli stessi due personaggi si fanno la guerra in pubblico ma lontani da occhi indiscreti sono amici per la pelle. Una storia triste, come triste è un’altra storia civitavecchiese, che parla di impianti sportivi, dirigenti comunali buoni per tutte le stagioni, soldi (tanti) concessi da chi è abituato a comprare tutto e tutti e politici corresponsabili. Quanto accaduto allo Stadio del Nuoto ha dell’incredibile: la Snc che finge di staccare la scritta PalaEnel dalla facciata della struttura, per metterne un’altra ancora più generosa nei riguardi dell’Enel. E chissenefrega se nel farlo salta via anche il nome di Marco Galli, campione civitavecchiese morto di tumore. L’importante è compiacere l’Enel, altrimenti non si gioca. Eppure l’impianto è comunale e la convenzione recentemente firmata avrebbe dovuto prevedere altro. I grillini si sono affidati al dirigente allo Sport Giglio Marrani che ben sapeva dell’inopportunità di andare avanti con la scritta Enel sulla facciata dell’edificio, ma stranamente, ancora una volta, si mesta nel torbido, con un ibis redibis che solo i vecchi volponi sono in grado di mettere in piedi facendo vedere alla gente lucciole per lanterne. Come accaduto tempo prima col Pala Mercuri, per dirne una, come accaduto in diverse altre circostanze in cui l’ingarbugliamento della burocrazia ha esaltato le doti dei predoni e messo col culo per terra i veri amanti dello sport. Ma i fatti sono fatti: i pallanuotisti della Snc che non riescono a salire in A1 neppure con in tasca lo sponsor più quotato del momento, la dirigenza che invece riesce benissimo a salire in alto per concedere all’Enel l’ennesimo regalo: uno striscione ridicolo che nulla porterà alla città. L’impianto di cogenerazione elettrica, previsto nella recente convenzione per un importo di quasi 250mila euro  non è stato ancora realizzato e neppure si sa se la società di Roberto D’Ottavio lo realizzerà mai, ma i tappeti rossi all’Enel sono sempre pronti e all’ordine del giorno. L’Enel del carbone, in una città che conta i morti per tumore. Il paradosso a questo punto ci sta tutto: come possono i veri amanti dello sport prestarsi a giochetti di questo tipo, rimuovendo il nome di Marco Galli solo per fare un dispetto all’amministrazione? L’esponente di Forza Italia Roberto D’Ottavio ha spiegato tutto, ma dalle sue parole non si è capito un bel niente. È invece chiarissimo il quadro: una città devastata sotto il profilo ambientale, una Snc che ha visto i veri campioni del passato allontanarsi uno ad uno per motivi facilmente immaginabili, una squadra che nonostante i soldi dell’Enel non riesce neppure a raggiungere l’A1, una proprietà comunale finita nelle mani del privato con la scusa dello sport e il privato che in barba alle indicazioni dell’amministrazione comunale fa ciò che vuole, permettendosi pure di staccare dalla facciata il nome di un grande campione come Marco Galli per poter porgere meglio la parte migliore all’Enel che tira fuori i quattrini. Un punto di non ritorno, una storia squallida, che meriterebbe solo un finale: una colata di cemento in vasca e tutti a casa. Anzi, a casa loro. Perché sicuramente i bravi atleti della pallanuoto (e ce ne sono), potrebbero contare sui soldi che tirerebbe fuori il grande imprenditore D’Ottavio, o perché no, Enel che la dedica sulla facciata del PalaGalli (per chi ama Civitavecchia lo Stadio del Nuoto continuerà sempre a chiamarsi così) vorrebbe impegnato “per lo sport, i giovani, la città”. Ma questo film, mettiamoci l’anima in pace, non lo vedremo mai. E non serve domandarsi il perché.

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