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Usi civici: c'è una regolamentazione

Usi civici: c'è una regolamentazione

Il capogruppo Sel/Si Gino De Paolis commenta l'approvazione del collegato alla legge di bilancio in Regione 

CIVITAVECCHIA – Fondi per le residenze sanitarie assistenziali ed interventi per chiarire la complessa normativa degli sui civici, oltre ad una regolamentazione sui piani di utilizzazione aziendale (Pua) ed edificazione in zona agricola. Questi i punti del collegato alla legge di bilancio approvato nei giorni scorsi dal consiglio regionale del Lazio su cui il capogruppo Sel/Si Gino De Paolis ha voluto focalizzare l’attenzione “per l’impegno messo in questi mesi – ha spiegato – e per le importanti ripercussioni sul territorio”.

A partire proprio dalla delicata questione Rsa. Dopo il dibattito e il botta e risposta tra Comune e Regione per i tagli e le difficoltà nell’assistenza, sono state riviste le modalità di compartecipazione di Comuni, Regione ed utenti per le prestazioni rese dalla rsa. “La compartecipazione della Regione alla quota sociale erogata dai Comuni – ha spiegato De Paolis – è passata dal 20% al 50%. Inizialmente si parlava del 40% ma su nostra proposta è stata ritoccata in meglio in corso d’opera. È il massimo che potevamo fare”.

Importanti novità anche per gli usi civici, questione che ha bloccato il settore urbanistico ed immobiliare cittadino. “Per quanto ci riguarda si tratta di una battaglia che abbiamo condotto ottenendo importanti risultati – hanno confermato De Paolis – innanzitutto che la legittimazione avvenga d’ufficio per le occupazioni senza titolo, prevedendo la riconsegna del terreno in assenza dei requisiti necessari alla legittimazione. Poi che i terreni, legittimati e/o affrancati, non possono essere oggetto di cambi di destinazione d’uso. Per le entrate derivanti dalle affrancazioni, il 50% deve inderogabilmente essere destinato all’acquisto di nuove terre ad uso collettivo. Abbiamo impedito ogni possibile speculazione obbligando il mantenimento della piena proprietà: chi legittima non può vendere per 10 anni. Sempre in tema di uso civico, abbiamo agito facilitando l’acquisto per il consolidamento della proprietà (immobili). Abbiamo così permesso la diminuzione di 1/3 del valore del terreno, prima, e di un ulteriore 80%, poi, con lo scopo di rendere risibile il costo di affrancazione per ogni singolo proprietario, incolpevolmente costretto a pagare per ciò che è già suo. Con questo intervento riusciamo a risolvere una questione estremamente sensibile, annosa e che riguarda centinaia di famiglie nel Lazio”.

In questo modo si sbloccherebbero situazioni importanti come quella di largo della Pace o dell’ospedale San Paolo, terreni gravati da uso civico.

Affrontato anche il tema dei Piano di Utilizzazione aziendale (Pua) e della edificabilità in zona agricola. “Il nostro lavoro è stato teso ad escludere i lotti che hanno espresso già la propria potenzialità edificatoria – hanno spiegato De Paolis, Bonafoni e Bianchi – evitiamo pertanto che lo stesso lotto venga computato per più PUA a fini edilizi. Su questo tema abbiamo stabilito che l’unità aziendale minima non può essere fissata al di sotto di 10.000 metri quadri. In mancanza di tale unità minima, il lotto minimo è fissato in 30.000 metri quadri. Con i nostri emendamenti, introduciamo il concetto di “contiguità” di più lotti, al fine del raggiungimento del lotto minimo, anche se divisi da strade, fossi o corsi d’acqua. Introduciamo inoltre un più aspro regime sanzionatorio. L’obiettivo è quello di scongiurare pratiche speculative che nel passato hanno consentito l’edificazione di abitazioni, anche di lusso, che nulla avevano a che fare con la vocazione agricola e con lo sviluppo del settore. Prioritario quindi è stato rendere difforme rispetto al titolo abitativo edilizio le costruzioni realizzate mediante Pua, nel caso il titolare del Pua stesso abbia perso le qualifiche previste (requisiti soggettivi del proponente, caratteristiche dell’azienda agricola). Tuteliamo però la perdita dei requisiti per cause di forza maggiore (come da regolamento europeo). A ciò si aggiunge il divieto di mutarne la destinazione agricola. Siamo intervenuti altresì sulle terre pubbliche prevedendo il riordino fondiario per valorizzare il patrimonio agricolo – hanno concluso – favorendo l’accesso dei giovani all’agricoltura incentivando anche lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile. Nella norma sono individuati i terreni agricoli o a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità, da affittare, assicurando una quota minima del 55% dei terreni non ancora assegnati alla locazione in favore di giovani che non abbiano compiuto il 40esimo anno di età”.

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