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La cultura è di casa all'Etruria Eco Festival

La cultura è di casa all'Etruria Eco Festival

La vicepresidente del Consiglio comunale Federica Battafarano promotrice degli eventi dedicati ad arte, ecologia, diritti umani e volontariato. «Già dal 2011 la gente mi fermava per strada e diceva che era importante trattare certi temi»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ieri sera, all’interno del Parco della Legnara, dove si svolge l’Etruria Eco Festival, in uno spazio attrezzato per l’evenienza con uno schermo, è stato proiettato il docu-film ‘‘Mohamed e il pescatore’’ di Marco Leopardi. 
La pellicola fa parte dei preserali che Federica Battafarano, giovanissima vicepresidente del Consiglio comunale già dal 2011, ha fortemente voluto: portare all’interno di un evento che si snoda nel divertimento, lo svago e la buona musica, momenti di riflessione importanti, di valenza sociale, umanitaria, ambientale. 
Tra i tanti obiettivi anche il creare un elemento di trasmissione educativo-culturale e accrescere su questi temi un’informazione che limi, o addirittura elimini nelle nuove e vecchie generazioni, quei muri di incomunicabilità e i pregiudizi che ostacolano i più elementari processi d’integrazione e convivenza. 
Battafarano, come ha reagito il pubblico a queste iniziative che in qualche modo costringono a riflettere quando magari si è lì con ben altri scopi?
«Come ha potuto ben vedere anche stasera, bene. Già dal 2011, quando abbiamo esordito nell’edizione dell’Eco Festival di quell’anno, la gente mi fermava per strada e mi diceva che era importante parlare di certi temi e trasferire buona cultura».
Mohamed, è un sopravvissuto che non racconta la sua storia del mentre viveva la tragedia sul barcone, ne fa accenno nei ricordi, ma racconta la sua storia del dopo. Perché si è voluto focalizzare questo aspetto?
«A mio avviso, è stato importante documentare, e Marco Leopardi lo ha fatto magistralmente, le emozioni, le frustrazioni, anche della gente che ti vuole aiutare quando, fuggito dalla morte, scampato alla morte del naufragio, ti ritrovi nella gabbia di una burocrazia internazionale che per cinque anni fa di te un “ibrido”, incapace di portare avanti il tuo sogno per il quale hai rischiato la vita coscientemente. Scegliere un paese europeo dove cercare un lavoro per migliorare la tua esistenza ma soprattutto per aiutare a vivere meglio la famiglia che hai lasciato lì da dove sei partito. Emerge quindi che il problema non è tanto legato all’accoglienza ma all’integrazione nel senso che dovremo dotarci di mezzi più agili per agevolarla. Bisognerebbe intervenire sul regolamento europeo di Dublino, che regola l’accoglienza. Si figuri ne parlo sin dal tempo della mia tesi di laurea tra l’altro incentrata sull’argomento. Il regolamento di Dublino stabilisce che deve essere il paese di ingresso ad espletare la domanda del diritto di asilo e i tempi occorrenti vanno dai tre ai cinque anni. Da dove entrano gli immigrati maggiormente? Non certo dai fiordi norvegesi ma dall’Italia e li si costringe qui fino alla risoluzione della pratica. Sarebbe opportuno stabilire dei permessi provvisori e fare svolgere la pratica nel paese dove il profugo vorrebbe andare».
Altre iniziative in programma?
«Il 15 agosto avremo la possibilità di far conoscere chi tanto lavora e non si vede: l’Auser di Cerveteri, il Gruppo solidarietà e la Croce Rossa Italiana. Il 20 sarà proiettato un altro documentario di Thomas Torelli ‘’Un altro mondo per i diritti del Pachamama’’ dal  taglio altamente ambientalista. Dopo la proiezione, sarà presente la  fondazione Ronald che collabora col Bambin Gesù e offre assistenza alle famiglie di bambini malati terminali». 
Il regista Marco Leopardi ci dice: «Premesso che non sono razzista, non potrei, ma posso affermare che qualora fosse rimasta in me un ombra di pregiudizio, il rapporto e la conoscenza con Mohamed lo ha cancellato definitivamente».

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