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Terremoto, funerali solenni per Marcello Annessa

Terremoto, funerali solenni per Marcello Annessa

Il rito funebre è stato officiato dal vescovo Monsignor Gino Reali. Presente il Sindaco Pascucci con la fascia tricolore. Quattro vigili del fuoco in divisa all’ingresso principale della chiesa. Toccante e commovente il saluto dei nipoti

di TONI MORETTI

CERVETERI – Oggi alle 16, la parrocchia S. Francesco d’Assisi a Cerenova era gremita. Cinque ventilatori a pale posizionati sulle travi del tetto, tentavano di dare un po’ di sollievo dal caldo, alle persone, tante, che con raccoglimento misto a commozione, seguivano la funzione officiata dal vescovo della diocesi Monsignore Gino Reali che assistito dal Parroco Don Mimmo dava l’estremo, sacro saluto a Marcello Annessa.

Marcello, settantacinquenne residente a Campo di Mare rimase sepolto dalle macerie della casa di famiglia a Saletta, frazione di Amatrice dove si trovava per trascorrere qualche giorno. Messaggio di speranza traspare dall’omelia di Monsignor  Reali, che invita a vedere la morte più che come un distacco, un ricongiungimento a Dio, e in questo caso anche ad un ricongiungimento a Lella, quella moglie persa da poco della cui perdita Marcello sembrava non si fosse ancora fatta una ragione. Ha consolato i figli, i nipoti, il vescovo, pur sottolineando quanto sia duro da accettare un evento così tragico come la morte per di più a causa di un evento improvviso, inspiegabile, e devastante come il terremoto.

All’ingresso principale della chiesa,  c’erano due vigili del fuoco, forzatamente eroi per il loro impagabile lavoro del dopo. Seduto in prima fila il Sindaco Pascucci, in abito scuro e la fascia tricolore. Dice poche parole il Sindaco. Esprime il dolore e la vicinanza di tutta la comunità per la perdita di Marcello. Esprime il cordoglio e la vicinanza di tutti ai famigliari e mette a disposizione degli stessi  le Istituzioni per ogni bisogno potessero avere.

Il momento più toccante che ha vistosamente commosso molti dei presenti, è stato il saluto al nonno dei nipoti Filippo e Beatrice. Ha parlato Filippo, Beatrice gli è stata accanto in silenzio. Due bei ragazzi, all’apparenza poco più che adolescenti. Hanno ringraziato il nonno che hanno detto fosse molto presente. Lo hanno ringraziato per quando li sgridava aiutandoli a crescere. Lo hanno salutato dicendo che mancherà. Hanno ringraziato in fine i vigili del fuoco, l’unità cinofila e tutti quelli che instancabilmente hanno scavato con le mani per ritrovare vivi e morti sotto le macerie. Non hanno specificato, ma è parso implicito che il nonno lo avessero ritrovato loro, i vigili del fuoco. Un applauso spontaneo quando Filippo ha finito di parlare.

Poi, ordinata, la gente attende la salma nel piazzale della chiesa dove viene accolta con un altro applauso intenso e saluta, abbraccia i familiari. Quando la bara viene deposta nell’auto funebre, si accendono le sirene di un’autobotte dei vigili del fuoco che sfreccia via e quel grido si allontana gradualmente e sembra l’ultimo estremo saluto, un simbolo dell’espressione della solidarietà e del fatto che comunque la vita continua.

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