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Scarpellini e Menicocci in prima linea

La Protezione Civile di Cerveteri intervenire prontamente sui luoghi del disastro. «Primo campo di 7 tende a Torrita che ospita 24 persone la notte e un numero doppio per pranzo» 

La Protezione Civile di Cerveteri intervenire prontamente sui luoghi del disastro. «Primo campo di 7 tende a Torrita che ospita 24 persone la notte e un numero doppio per pranzo» 

di TONI MORETTI 

CERVETERI – Marco Scarpellini, il comandante della Polizia locale e del nucleo comunale della Protezione Civile, ha un bagaglio di esperienza notevole, dovuto alla sua lunga carriera e senza dubbio alla sua caratterialità, che lo vede attento, quanto basta sensibile alle situazioni che presentano forti criticità, ma abbastanza distaccato mentalmente quando queste richiedono decisioni operative in tempo reale. Da subito ha dovuto confrontarsi con il suo pari grado di Amatrice che nel sisma aveva perso la moglie ma nonostante tutto continuava a lavorare e portare soccorso senza sosta, sordo alle sollecitazioni che gli facevano per riposarsi un po’. La notte del terremoto, nelle ore immediatamente successive aveva già organizzato la sua squadra di volontari della protezione civile, una colonna agile, come dice lui, ed era partito con le idee precise di quanto loro, per numero di persone, esiguo, per mezzi a disposizione e per capacità avrebbero potuto fare al meglio. Sono stati i primi a permettere che alcune persone dormissero in delle tende. «Si ci siamo equipaggiati con moduli agili di montaggio che ci hanno permesso di tirare su in pochissimo tempo, due tre ore, una tendopoli di sette tende, a Torrita, che ospitano 24 persone per dormire e circa il doppio per pranzo. Aziende locali hanno espresso solidarietà donandoci generi come la carne, le salsicce, gli hamburger, i polli. Generi che si riesce a fare arrivare grazie al contatto che abbiamo col nostro campo un giorno si e un giorno no». Ci dice Scarpellini, che continua. «Prima ancora, erano arrivati gli enduristi, che si sono distinti tanto per la particolarità del loro operato da essere oggetto di plauso della stampa nazionale e internazionale. Il loro modo di operare, trasportare medici e medicine ove servivano è risultato  utilissimo in momenti in cui le macerie impediscono ogni via d’accesso e le scosse continue, cambiano continuamente gli scenari per cui diventa difficile orientarsi in luoghi che poi manco conosci».  Mario Menicocci, il coordinatore degli enduristi che vive a Cerveteri dal 68 proveniente da Venezia ci racconta: «Siamo partiti in due ma il nostro mondo è collegato e con poche telefonate ci siamo ritrovati in 15. Sono venuti anche dei volontari in proprio che però si sono lasciati coordinare da noi.  Nelle prime ore dell’evento dove c’è da fare una ricognizione di posti remoti, con la moto da enduro si riesce a passare e a portare conforto, anche una bottiglia d’acqua, a gente che magari sono soli da ore increduli e spaventati. Si riesce ad arrivare dove certe volte non arriva neanche l’elicottero. Era la prima volta che sono intervenuto in un terremoto. Si era in mezzo alla disperazione. Quello che cambia è la percezione del tempo, scorre via veloce. Comunque c’è un arricchimento personale e professionale soprattutto per quanto riguarda l’assunzione di una maggiore consapevolezza dell’utilità di quanto si fa. Quello che rimane nei rari momenti di raccoglimento, è quello di sentirsi diversi e utili per motivi e finalità ai quali non avevi mai pensato». Due persone normali, che rappresentano la grandezza del cuore di una Italia campanilista e litigiosa ma che quando serve c’è, sfoderando un grande senso di solidarietà.

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