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Terremoto, il racconto dell’avvocato Arseni sopravvissuto al sisma

"Eravamo nella mia casa a Norcia: dormivamo ma la terra ha emesso un boato, sembrava di essere sopra un trattore. Un ricordo incancellabile"

"Eravamo nella mia casa a Norcia: dormivamo ma la terra ha emesso un boato, sembrava di essere sopra un trattore. Un ricordo incancellabile"

di DANILA TOZZI

 CERVETERI – Il terrore, il rumore, lo choc. Ci sono tutti gli elementi da farlo sembrare quasi un film dell’orrore il racconto dell’avvocato Antonio Arseni, casa a Norcia per le vacanze ma residente a Cerveteri che era lì la notte in cui c’è stato il terremoto, nella sua bella casetta nel centro del ridente paese umbro: dormivano lui e la moglie Claudia. “Quello che ci ha svegliato è stato il rombo: sembrava si stesse spaccando in due il suolo e l il pavimento tremava, tremava e sembrava non si fermasse mai, sembrava di stare sopra un trattore, una sensazione indescrivibile”. Non si considerano dei miracolati, anche se la loro casa non si è lesionata, e neppure un bicchiere è scivolato dai pensili “ma la paura è stata tanta, una scena incancellabile, solo chi ha vissuto un’esperienza simile sa che cosa significa vedere il letto viaggiare, tutti i mobili che si muovono e non sapere che cosa sta succedendo mentre tutta la gente si è precipitata in strada cercando di capire e soprattutto di trovare rifugio fuori dalle abitazioni ma poi dove, in che posto. A quel punto nessun luogo in realtà è sicuro”. La casa dello zio Emilio che abita a poche contrade di distanza invece ha subito danni e all’interno si sono rovesciati piatti, e sui muri sono comparse pericolose crepe e alcuni quadri sono crollati a terra. Anche la chiesa di san Benedetto, nel centro storico, ha vistose crepe ma la zona del Castelluccio, famosa nel mondo per la produzione di lenticchie e per la distesa di fiori nel mese di maggio, è quella che ha subito i danni maggiori: calcolano che la piana si sia abbassata di quasi venti centimetri. Per fortuna comunque non c’è stato nessun ferito ma le persone erano terrorizzate quando sono cominciate ad arrivare le prime notizie. Terribili. In linea d’aria a pochi chilometri di distanza c’era stato il finimondo e loro erano stati graziati. L’avvocato e la moglie però prima ancora che cominciasse il caos sono fuggiti in pigiama, così con quello che indossavano mentre dormivano, si sono infilati una felpa “perchè lì la notte già fa freddo”, e con la macchina <> sono fuggiti in direzione Cerveteri verso casa, al sicuro. Eppure proprio a Campo di Mare, invece dove la coppia vive, si è contato il primo morto di queste parti: Marcello Annessa, 75 anni, anche lui abitava nel comprensorio marino, nel residence “L’Approdo”, in via delle Aralie, ma era andato nel paese dove era nato, a Saletta, frazione di Amatrice (venti abitanti) a riaprire l’appartamento per qualche giorno di vacanza e proprio lì invece ha incontrato la morte. “Di vista ho capito chi era -ricorda l’avvocato ancora sconvolto per quello che ha visto e sentito -ma di persona non lo conoscevo”. C’erano anche i due coniugi sabato pomeriggio alla messa in suffragio di Annessa, officiata nella chiesa San Francesco d’Assisi, a Cerenova, dal Vescovo della diocesi, Mons. Gino Reali, che ha voluto essere presente come segno, per lanciare un messaggio di speranza in mezzo a tanta, assoluta disperazione. Il Vescovo è originario di Spoleto, conosce bene quelle zone “nei giorni scorsi sono tornato tra la mia gente –ha detto durante l’omelia -per celebrare i funerali di due persone morte sotto le macerie ad Amatrice: una nonna e la nipotina di quattro anni. Un ricordo indelebile e dolorosissimo”.

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