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Civitavecchia: Sigesa lascia Santa Rita

Civitavecchia: Sigesa lascia Santa Rita

La società, su disposizione del Tribunale, ha lasciato i locali della casa di riposo per anziani di via Aurelia nord all'istituto Asse (Agostiniane Serve del Signore per l’Evangelizzazione). Questa mattina la visita dell'ufficiale giudiziario. Incertezza per i dipendenti preoccupati per il proprio futuro. L'assessore Lucernoni: "Autorizzazione provvisoria di sessanta giorni per le suore"    

CIVITAVECCHIA – Agitazione, questa mattina, fuori i cancelli della casa di riposo Santa Rita di via Aurelia nord. Come anticipato nei giorni scorsi, infatti, l’ufficiale giudiziario si è presentato per eseguire il provvedimento del tribunale co il quale la Sigesa – società che gestiva la struttura – ha di fatto lasciato i locali, riconsegnando tutto alle Asse (Agostiniane Serve del Signore per l’Evangelizzazione).

E questo a seguito di una causa civile intentata proprio dalle suore nei confronti della società “per inadempimenti contrattuali – ha spiegato l’avvocato di Asse Alessandro Maruccio – con circa 300mila euro di canoni non pagati. Fino ad oggi, forti degli ottenimenti e dei successi in tribunale, non siamo mai intervenuti nel dibattito e non vorremmo che questa situazione, e le suore stesse, possano diventare un emzzo un strumentalizzazione politica da parte di alcuno”.

E se la Sigesa ha consegnato i locali senza problemi, sono i circa dipendenti ad essere preoccupati per il proprio futuro. Questa mattina anche loro hanno dovuto lasciare la struttura, anche chi era in turno. “Aspettavamo questo sfratto – hanno spiegato – ma non sappiamo se verremo assorbiti o meno dall’istituto o licenziati. Vorremmo risposte e chiarezza”. C’è preoccupazione ed amarezza tra i dipendenti che finora hanno prestato servizio; anche perché da due mesi non ricevono neanche lo stipendio. Come verrà gestita ora la struttura?

L’intenzione del Comune, come confermato dall’assessore Daniela Lucernoni, è quella di concedere una autorizzazione provvisoria alle suore, della durata di 60 giorni “nel corso dei quali – ha spiegato il vice sindaco – dovrà essere sanata la situazione. Per ora si lavora per tamponare l’emergenza legata agli anziani ospiti che diminuiranno ancora perché, a quanto pare, molti necessitano di essere accuditi in una rsa e non in una casa di riposo”. Per ora, a loro, ci penseranno le suore. Intanto è in programma per domani al Pincio un tavolo proprio per discutere anche del futuro del personale. “C’è una diversa interpretazione del provvedimento tra Sigesa ed Asse – ha spiegato Sergio Muratore della Cgil – con la prima che pensa che la cessione di ramo d’azienda comprenda anche la presa in carico degli operatori, mentre le suore no. Passaggio obbligatorio in caso di Rsa ma non di casa di riposo”. Ridotti gli ospiti, si riduce anche il numero di operatori o di ore lavorative. “Bisogna chiarire ogni aspetto – ha aggiunto – i dipendenti vogliono risposte e certezze: abbiamo già chiesto lettere di licenziamento, senza le quali non si può accedere alla disoccupazione, stipendi arretrati e tfr. Altrimenti passa tutto all’ufficio vertenze e si procederà con ingiunzioni di pagamento”.

 

  

  

 

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