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Agrestini e Sarotti gli eroi di Amatrice

Agrestini e Sarotti gli eroi di Amatrice

Parla l’agente impegnato nei soccorsi post terremoto: «Abnegazione e sacrificio portano a risultati ottimali». «L’impegno corale di tutti e il rispetto dei ruoli di ognuno ha impedito ogni intralcio e confusione»

di G. OLZAI e T. MORETTI

CERVETERI – Che la città di Cerveteri si è distinta nella vicenda dei soccorsi scattati immediatamente dopo i tragici avvenimenti provocati dal terremoto che ha devastato alcuni paesi delle Marche e del Lazio è tema da alcuni giorni dei media nazionali. Davide Agrestini, sposato e padre di un bambino di due anni è l’agente del nucleo ricerca e soccorso del corpo cinofilo della Polizia di Stato di stanza a Ladispoli che col suo cane Sarotti ha individuato sotto le macerie di Amatrice la bambina di dieci anni permettendo che venisse estratta viva.  Davide vive a Cerveteri e lo andiamo a trovare  al km.38,87 della statale Aurelia sede del Centro di coordinamento dei servizi a cavallo e cinofili di Ladispoli, struttura stupenda che si estende su oltre cinque ettari nei pressi dell’uscita sud della città, all’avanguardia nel suo genere e che la Polizia di Stato può considerare una eccellenza.  
Il vicequestore Mario Cardea è il comandante. A lui chiediamo subito i tempi di richiesta di aiuto e di reazione a tale richiesta.   «La richiesta della disponibilità di mandare delle unità di ricerca e soccorso nelle aree del terremoto è arrivata la mattina molto presto.- ci risponde con cordialità – Immediatamente Agrestini e Salvini, i due agenti cinofili per la ricerca e soccorso, nonostante uno fosse in congedo e l’altro dovesse montare in servizio dopo qualche ora, hanno dato immediatamente la disponibilità. Sono stati rintracciati per le vie brevi tramite il cellulare perché c’era una emergenza nazionale  e sono partiti senza avere ancora una meta precisa perché soltanto strada facendo è stato stabilito che andassero ad Amatrice, in quanto rintracciate altre unità della zona adriatica,  da Pescara e  Ancona, queste sono state dirottate a Pescara del Tronto e ad Accumuli e le unità del versante tirrenico, comprese le unità di Nettuno,  ad Amatrice. Ci siamo subito organizzati in modo che si potesse portare il più soccorso possibile a tutti e abbiamo risposto immediatamente anche con spirito di sacrificio ma anche con i modelli organizzativi in quanto i materiali erano pronti e nel giro di un ora, un ora e mezza siamo riusciti a metterci in strada partendo da Ladispoli con le due unità cinofile composte da un operatore con il relativo cane. Loro sul posto si sono distinti sia per le capacità sia per l’impegno, sono rimasti anche con evidenti disagi. Hanno rinunciato al pranzo, si sono nutriti con quanto trovato sul posto, hanno cercato di salvare le persone e ce la hanno messa tutta. Questo lo dico sicuramente e con coscienza. Comunque è giusto che quanto detto venga riconosciuto a tutti quanti sono intervenuti sul posto». Il dottor Cardea, fisico asciutto che fa dimenticare i quarantadue anni di servizio, spende parole di elogio per tutti i suoi uomini e per la struttura che li accoglie.
Chiediamo a Davide Agrestini, come nasce l’idea di diventare membro di un’unità cinofila?
«Sono entrato in polizia nel 2002 e sono nei cinofili dal 2013. Prima sono stato alla polizia di frontiera a Linate aeroporto. Successivamente, fatto un corso con la scientifica, sono stato per otto anni nella polizia scientifica, periodo bellissimo della mia vita, esperienza stupenda, una specialità veramente bella.  Mi trasferisco quindi da Milano a Roma, e avverto il bisogno di un cambiamento poiché ritengo che nelle professioni, per non appiattire dobbiamo cercare nuovi stimoli ed essere arricchiti quindi approfitto di un concorso, per entrare nel gruppo cinofili  daltronde i cani sono sempre stati a casa e di casa. Il concorso era per conduttore cinofilo di ricerca e soccorso, ci ho provato ed ho vinto  aiutato anche dai tanti titoli che avevo. (Istruttore di nuoto, bagnino di primo livello, soccorso della croce rossa italiana, con attestato di figurante cinofilo). C’erano due posti a Ladispoli e tanto mi ha interessato per motivi logistici e poi perché profondo conoscitore del territorio. Superata la prova per titoli si è passati alle prove fisiche e psichiche fino alla prova di affezione al cane. E’ andata bene quindi dopo sei mesi di corso a Nettuno, più 15 giorni a Moena dove io e il cane ci siamo abilitati come manovratori di corde, che sarebbe saper manovrare le corde per scendere da una parete rocciosa, per calarsi da un elicottero, come imbragare il cane e farlo scendere dall’elicottero, come comportarsi quando si sale sull’elicottero ecc. I cani vengono acquistati da Nettuno e selezionati tra quelli proposti dall’allevatore. I cani selezionati vengono quindi assegnati ai poliziotti, uno ad ogni poliziotto,  e già dal corso si sta insieme al cane formando una unità indissolubile che è un compendio delle diverse capacità, come una estensione delle qualità allo stesso soggetto che opererà in maniera univoca per il raggiungimento del massimo risultato».
Agrestini e il terremoto
«Per Amatrice hanno chiamato a me con Sarotti e a Raffaello Salvini  col cane Forest la mattina verso le sei al telefono. L’arrivo è stato molto forte. Il paese era distrutto, il centro storico completamente a terra. Il 90 per cento delle abitazioni erano crollate occupando con le macerie le strade. Presi subito contatti con la sala operativa della questura di Rieti e con l’UC dei vigili del fuoco. Ci dissero: cercate più persone possibili. Nel nostro lavoro più passa il  tempo e più difficile viene svolgerlo. Ci siamo divisi le zone e ci chiamavano gli abitanti del posto, i vigili del fuoco, tutti i soccorritori, la protezione civile. I residenti hanno fatto un lavoro encomiabile perché è grazie a loro che abbiamo trovato tantissime persone, poiché loro conoscevano realmente la realtà e ci davano le giuste indicazioni circa le case abitate e non e quindi dove c’era più possibilità di trovare persone sotto le macerie e bisognose di aiuto. Le indicazioni maggiori le abbiamo avute proprio dagli abitanti di Amatrice che sono state eccezionali. Hanno tratto in salvo tantissime persone, naturalmente con l’aiuto dei soccorritori, i vigili del fuoco in primis e a noi ci chiamavano proprio loro, gli abitanti, indicandoci i luoghi di dove cercare e mandavamo i cani per le ricerche. Le prime due ricerche non hanno dato esito perché il cane interessato non ha segnalato niente. Poi per la  quarta ricerca ci ha chiamato una persona con una maglietta a maniche corte nera,  e ci ha indicato un luogo ove presumeva ci fossero persone sotto un cumulo di macerie. Andati là, ho fatto allontanare le persone presenti, ho mandato il cane.  Sarotti, il mio cane è andato subito  e vicino a dove stavano scavando i vigili del fuoco, non proprio su quel punto, ha iniziato a segnalare la presenza di persone. Ho fatto una verifica ulteriore, l’ho ripreso, l’ho fatto allontanare ancora e ho allontanato ancora maggiormente le persone per non creare nessun inquinamento dei tanti odori che l’olfatto di Sarotti potesse sentire, e l’ho rimandato. Lui ha segnalato ancora sullo stesso punto e addirittura ha iniziato a scavare egli stesso con le zampe, cosa insolita poiché nell’addestramento è prevista la segnalazione soltanto abbaiando e indicando il luogo. A questo punto l’ho fermato, ho guardato con gli occhi ed ho visto che si intravvedeva un pigiama. Poteva essere una spalla o una mano. Subito ho tolto il cane, e chiamati i soccorritori ho detto dove scavare, pensavo ci fosse una persona morta perché e vero che i cani sono addestrati a trovare e segnalare persone vive ma nell’immediatezza della morte, l’odore può essere avvertito da loro ancora come se la persona fosse viva. Hanno iniziato a scavare con più impeto a quel punto io sono andato via perché mi hanno chiamato per un’altra ricerca. Abbiamo trovato un’altra persona che purtroppo era deceduta. Solo nel pomeriggio, mi riconobbe la persona che mi aveva chiamato e mi disse che avevo salvato una bambina che è stata estratta viva dalle macerie proprio dove avevo indicato che scavassero su segnalazione di Sarotti. Grande la sorpresa, un’emozione esagerata quella che provai, visto lo scenario, mai avrei pensato che qualcuno fosse vivo. Siamo arrivati alle 9,30 sul posto e abbiamo finito che era già buio per una questione di sicurezza e per non sfruttare troppo il cane, anche perché è un lavoro molto fisico, sali e scendi per le macerie, vai e torni dai luoghi segnalati ecc. Anche sotto ai piedi si creavano ferite, doveva essere spesso bagnato perché era pieno di polvere, immaginate il naso del cane con la polvere rilasciata da ammassi di pietre. Ogni mezz’ora beveva, e riposare e quindi  dopo la prima mattina ci alternavamo con Salvini e si andava avanti con le ricerche fino alle 10 e mezza della sera. Siamo rimasti li  tre giorni. Avevamo la sicurezza dei vigili del fuoco che ci dicevano dove potevamo cercare in sicurezza dove non c’erano pericoli di crolli, infatti non hanno consentito le ricerche all’hotel Roma perché c’era una parete a rischio crollo e poteva essere pericoloso per noi e per i cani. E comunque c’è da dire che ogni tanto c’erano scosse di terremoto che non rendevano il lavoro più agevole». Quale è stato il bilancio del vostro lavoro? «La bambina salvata e la restituzione di quattro o cinque corpi ai famigliari». Secondo te come hanno funzionato i soccorsi? «Benissimo perché il rispetto dei ruoli di ognuno ha impedito ogni intralcio ed ogni confusione. Per esempio il ruolo mio e del mio collega era utilizzare il cane per segnalare la presenza di persone. Fatto questo, anche se si era portati magari a mettersi a scavare, si lasciava il compito ad altri e si andava a fare nuove ricerche». Quanti anni ha Sarotti? E quando andrà in pensione?  «Ha cinque anni, è nell’età più produttiva,  al top della sua prestanza.  E’ un cane molto equilibrato e maturo mentalmente. Starà con me. Lo conosce mio figlio, già ci gioca e sono amici». Altre azioni con Sarotti prima del terremoto? «Mi sembra il 14 agosto, abbiamo fatto un intervento per quella persona scomparsa e poi trovata morta in un canale nelle campagne di Maccarese. In quella occasione, Sarotti si attardò e segnalò in un certo punto del corso d’acqua. Probabilmente l’uomo era caduto lì e poi trasportato dalla corrente». 

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