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Immigrati a Tarquinia, dalle telecamere ai social: cittadini nell’arena

Immigrati a Tarquinia, dalle telecamere ai social: cittadini nell’arena

Si accende il dibattito sull’arrivo di circa trenta richiedenti asilo presso la struttura ex hotel Sporting . I residenti del quartiere e gli esponenti di centrodestra hanno rappresentato le ragioni del loro ‘‘no’’ durante la diretta di Rete 4 ‘‘Dalla vostra parte’’. Piccato il sindaco Mazzola: «La comunità tarquiniese non è quella rappresentata dalla trasmissione»

TARQUINIA – Una trasmissione che ha fatto discutere e arrabbiare molti, quella andata in onda mercoledì sera su Rete 4 sul tema immigrati effettuata sotto la stretta sorveglianza delle forze dell’ordine.

I tarquiniesi, soprattutto residenti nel quartiere dove a giorni dovrebbero arrivare circa trenta richiedenti asilo, hanno rappresentato, al cospetto del condutture Maurizio Belpietro e ai microfoni della giornalista Beatrice Bortolin della trasmissione ‘’Dalla vostra parte’’, le loro ragioni contro l’ennesima «scelta piovuta dall’alto senza spiegazioni».

Con loro anche diversi esponenti del centrodestra cittadino che sostengono con forza l’inopportunità di alloggiare 30 immigrati presso l’ex hotel Sporting situato a ridosso di due strutture ricettive, in un quartiere ad alta densità popolare e adiacente agli ambulatori Asl, dove, tra le altre cose, trovano ubicazione anche quelli di pediatria, e, dulcis in fundo, a ridosso di un asilo. Non tutti però hanno condiviso la protesta dei tarquiniesi, e in men che non si dica Facebook si è trasformato in un’arena dove è stato detto e scritto di tutto, con amicizie finite tra insulti, gente che ha abbandonato gruppi cittadini e altri che si sono bannati a vicenda. Al centro, le accuse reciproche, a seconda della posizione scelta, talvolta di razzismo, talaltra di integralismo antirazzista. Alla fine il problema, almeno per il momento, resta irrisolto e i tarquiniesi se ne tornano a letto con i propri dubbi o viceversa le proprie certezze.

Tra le tante, incisiva l’analisi di Marco Carra: «Chi critica la trasmissione e l’iniziativa, sarebbe potuto, senza problema, venire a partecipare e dire quanto invece sia felice della collocazione di questi 30 migranti – spiega il giovane tarquiniese – (il fatto che possano essere richiedenti asilo non è affatto garanzia che lo ottengano). E in questo senso, come da 10 anni oramai, mi sento orfano di Sindaco. ‘‘L’amico in Comune’’ infatti, oltre a negare (anche se non personalmente) un consiglio comunale aperto alla cittadinanza, si è disinteressato di questa criticità, laddove invece, negli anni passati, quando il ‘‘pericolo’’ migranti era solo una lontana ipotesi, si era stracciato le vesti per difendere la sua città».

«Entrando nel merito – aggiunge Carra – invece, trovo che mettere 30 migranti tutti assieme, per altro a stretto contatto con due strutture ricettive, asili e ambulatori, non solo non ne faciliti affatto il processo di integrazione, ma li condanni alla ghettizzazione. Mi si dirà che coloro i quali, allarmati da questa situazione, tratteranno con prevenuta diffidenza queste persone, siano beceri razzisti privi di umanità. Ribatto, stavolta senza entrare nel merito, che se esistono bisogna farci i conti, e ce li dovranno fare anche quei 30. Altra piccola parentesi necessaria. Questo tipo di accoglienza è a tutti gli effetti una servitù, in quanto imposta e non scelta. E con le centrali di Montalto di Castro e Civitavecchia (Torre Valdaliga oggi, ma non dimentichiamo nel passato recente Fiumaretta, di cui ancora cercano i pezzi per la strada), non me ne vogliate, credo che di servitù ne avevamo già a sufficienza per 50 anni almeno».

«A chi lamenta il fatto che Tarquinia sia stata ‘‘fatta passare’’ durante la trasmissione per polo turistico di rilevanza internazionale (cosa che potrebbe essere senza alcun problema se solo determinate scelte in ambito di promozione fossero state fatte con criterio) – conclude Carra – è chiaramente esso stesso concausa dei problemi, ben più gravi dell’arrivo di questi 30 poveri disgraziati, che affliggono e affliggeranno la nostra città. Quindi, per chiudere, esprimo massima solidarietà sia verso questi migranti sia verso gli abitanti della zona in cui verranno collocati, certo che la scelta non sia gradita né agli uni né agli altri».

Altrettanto eloquente la presa di posizione del sindaco Mauro Mazzola che l’altra sera non era però presente a spiegare la posizione dell’amministrazione comunale. «La comunità tarquiniese – tuona Mazzola – non è quella rappresentata dalla trasmissione ‘‘Dalla vostra parte’’. È allucinante ascoltare affermazioni o leggere commenti che alimentano il fuoco del razzismo, anche da parte di persone che si definiscono cattoliche e sono fiere di dimostrarlo, però, solo a parole».

«Tengo a precisare che l’Amministrazione da me guidata, nonché gli stessi tarquiniesi, che mi hanno inondato di messaggi, non si riconoscono nei personaggi intervistati. – prosegue il sindaco di Tarquinia – Alla diretta per lo più erano presenti cittadini, tra cui politici della minoranza, che hanno fatto emergere solo una parziale verità sull’argomento, omettendo di menzionare quanto fatto dall’amministrazione stessa per scongiurare l’arrivo di ben 500 persone destinate a un’accoglienza indicibile in una struttura assolutamente inappropriata, come l’ex polveriera San Savino».

«È apparsa un’immagine non rispondente a una comunità civile quale la nostra – commenta Mazzola – Ed è proprio per questo che sui social network si è aperto un dibattito in cui la stragrande maggioranza delle persone ha espresso disgusto per le parole proferite dagli intervistati e per i loro modi, biasimando quanto è stato fatto credere di diverso dalla realtà. Essendo parte di un’amministrazione democratica, non possiamo esimerci dal seguire una linea di condotta predisposta all’accoglienza dei migranti, tenendo bene presente che non stiamo parlando di un numero massivo di arrivi nel Comune, bensì di circa 30 persone, alle quali ritengo si possa dare ospitalità senza essere prevenuti, esentandoci dall’infondere ingiustificati allarmismi e dal sottintendere riprovevoli messaggi di razzismo».

Un numero, però, ad onor del vero, ben diverso (e soprattutto non blindato), rispetto a quello che qualche settimana fa lo stesso sindaco Mauro Mazzola aveva ritenuto tollerabile per Tarquinia. Insomma un balletto di numeri e soluzioni diverse che continuano a lasciare i cittadini con troppa confusione in testa; e si sa, in quanto tale, genera ansia. (a.r.)

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