Pubblicato il

Santa Rita: Sigesa chiede la decadenza della concessione

Santa Rita: Sigesa chiede la decadenza della concessione

Gli avvocati Gruner e Dinelli hanno inviato l'istanza all'Autorità Portuale, Corte dei Conti, Gdf, Anticorruzione e Comune per sottolineare vizi nell'affidamento all'istituto religioso Asse. E sollecitano una procedura ad evidenza pubblica   

CIVITAVECCHIA – L’uscita di scena della Sigesa, la società che fino alla scorsa settimana aveva in gestione a casa di riposo Santa Rita, non ha certo rappresentato la chiusura di una vicenda tutt’altro che chiara. Perché se da un lato la società ha lasciato la struttura ottemperando al provvedimento del Tribunale per morosità nei pagamenti, dall’altro Sigesa ha intenzione di andare a fondo a tutta la vicenda. E lo dimostra la lettera inviata nei giorni scorsi dagli avvocati Giuliano Gruner e Federico Dinelli all’Autorità Portuale e, per conoscenza, alla Procura Regionale della Corte dei Conti, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, alla Guardia di Finanza e al Comune di Civitavecchia. Si tratta di un’istanza di avvio del procedimento di decadenza dalla concessione per le Asse, le Agostiniane Serve del Signore per l’Evangelizzazione.

L’istituto religioso, infatti, dal maggio del 1999 ha in concessione la struttura, bene immobile appartenente al demanio marittimo; inizialmente per 15 anni, con la durata prorogata per altri 30 anni nel 2008, attraverso un atto formale aggiuntivo e sotto la presidenza Ciani, e fino quindi al 2044, fissando il pagamento di un canone annuo di 1.913,62 euro.

Nell’istanza presentata dallo studio legale si mette innanzitutto in evidenza come sia l’originale atto di concessione che soprattutto l’atto formale aggiuntivo, siano stati rilasciati alle Asse “in via diretta – si legge – senza cioè l’espletamento di una qualsivoglia e benché minima procedura ad evidenza pubblica”. Ma la cosa che viene messa in luce con più evidenza è l’assenza, a tutt’oggi, di una autorizzazione da parte dell’Autorità Portuale a sub affittare o sub concedere, “in tutto o in parte e dietro corresponsione di un canone – hanno sottolineato i due legali – il bene demaniale concesso”.
Eppure l’istituto religioso, a gennaio 2014, ha affittato per due anni – rinnovabili eventualmente in nove – la casa di riposo “Santa Rita”, collocata all’interno del  bene demaniale, proprio alla Sigesa, dietro il pagamento di un canone annuale di 420mila euro per il primo anno e 540mila per quelli successivi. Un canone giudicato esorbitante dalla stessa società, che non è riuscita ad onorarlo nella sua interezza, con la Asse che hanno quindi intentato una causa civile che ha portato poi la Sigesa a dover lasciare i locali il 5 settembre scorso. Ma, come sottolineato dagli avvocati Gruner e Dinelli, sia nell’atto di concessione originario sia nell’atto aggiuntivo, viene evidenziato come “l’associazione, a pena di decadenza, non può cedere a terzi, anche solo in parte, a qualunque titolo, l’area in concessione…di sostituire comunque altri a sé nel godimento della concessione in mancanza di apposita autorizzazione”. Autorizzazione mai arrivata da Molo Vespucci. E questo fa sorgere dubbi anche sulla regolarità del rinnovo, nel 2015, di una autorizzazione provvisoria da parte dell’amministrazione comunale a favore dell’istituto religioso.

Da qui l’istanza presentata da Sigesa affinché il bene demaniale “indubbiamente suscettibile di sfruttamento economico – si legge – e quindi contendibile in una prospettiva di concorrenza per il mercato, sia nuovamente affidato in concessione, mediante il previo espletamento di una apposita procedura ad evidenza pubblica, con tutti i crismi di legalità che deve caratterizzarla”. Procedura alla quale Sigesa ovviamente ha intenzione di partecipare.

ULTIME NEWS