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"Le lamine d'oro di Pyrgi" negli studi di Bellelli e Xella

di CARLO CANNA

SANTA MARINELLA – Domani, al Castello di Santa Severa, si chiude con successo la XV edizione del ciclo estivo di conferenze ad ingresso libero dedicate alla divulgazione scientifica “Cose, Uomini e Paesaggi del Mondo Antico”. 
La conferenza in programma è intitolata “Le lamine di Pyrgi: lo stato delle conoscenze e le prospettive di ricerca” a cura di Vincenzo Bellelli (CNR, Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) e Paolo Xella (CNR – ISMA e Università di Pisa). Si parlerà delle tre famose lamine in oro risalenti alla fine del VI secolo a.C., rinvenute nel corso di una campagna di scavo condotta circa mezzo secolo fa dall’eminente etruscologo Massimo Pallottino nell’area sacra di Pyrgi. L’antica città, porto etrusco di Cere, tra il VI e il IV secolo a.C. rappresentava uno dei principali scali commerciali del Mediterraneo e possedeva almeno due templi: uno, della fine del VI secolo a.C. (Tempio B) e l’altro, della prima metà del V secolo a.C. (Tempio A). Le tre preziose lamine auree, rinvenute nelle vicinanze del Tempio B, rappresentano un documento di fondamentale importanza per la conoscenza della lingua e della storia della civiltà etrusca e per i suoi rapporti con gli altri popoli del Mediterraneo. 
Esse infatti contengono un’iscrizione sacra in etrusco e in fenicio che ricorda l’istituzione di un culto e di un rituale da parte di Thefarie Velianas, “re di Caere”, ad una dea chiamata Astarte nel testo fenicio ed Uni in quello etrusco. Attualmente, le tre lamine originali sono esposte al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma, ma è possibile ammirarne delle fedeli riproduzioni, insieme ad altri importanti reperti, nell’Antiquarium di Pyrgi, a Santa Severa. Per chi volesse saperne di più non resta dunque che partecipare alla conferenza di domani, alle 21.15, al Castello. 

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