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Giuseppe Zito rilancia la fusione tra Cerveteri e Ladispoli

Giuseppe Zito rilancia la fusione tra Cerveteri e Ladispoli

Le elezioni si avvicinano e il vicesindaco cavalca un’ipotesi discussa da anni: «Il tutto attraverso l’espressione di una volontà popolare da sancire tramite referendum»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Giuseppe Zito, il vicesindaco di Cerveteri, non ha mai dato l’impressione di essere lì per caso. Da “ragazzo” si è fatto le ossa nel sindacato, viene dalla Fiom ed ha militato nella sinistra radicale. Il suo piglio di politico “vero”, cosa rara di questi tempi, lo dimostra quando messo alla prova come amministratore, si distingue per la caratteristica di accompagnare i suoi propositi di risoluzione dei problemi con una grande mole di lavoro a tavolino, riuscendo a raggiungere gli obiettivi, non dimenticando di dare un’impronta marcatamente di sinistra a ciò che faceva. Con l’avvicinarsi delle elezioni, alla capacità di amministrare si affianca gradatamente quella di sviluppare temi fondamentali per la politica territoriale, proponendo risoluzioni, spiegandone i risvolti soprattutto politici e non temendo contraccolpi che potrebbero essere anche pesanti, convinto com’è, come dice lui, che la politica è un susseguirsi di azioni di impegno finalizzato al servizio verso la collettività. All’improvviso Zito, rilancia un tema del quale si parla da anni ma mai da nessuno portato a fondo con determinazione: la riunificazione di Cerveteri e Ladispoli in un unico Comune. 

Uno dei punti di resistenza  più grande a questo progetto viene da gruppi di pressione di Cerveteri che nascondono quello che loro vedono un pericolo ai loro interessi. Cerveteri ha un’estensione territoriale molto più vasta di Ladispoli. Ora che Ladispoli ha costruito tutto, i ladispolani si apprestano con l’unificazione a fare il sacco di Cerveteri. Lei cosa pensa? «Io dico che ognuno dei due comuni ha avviato o terminato un processo decisionale importante che è il piano regolatore. Noi lo approveremo a breve e nel momento in cui avverrà la fusione ogni città quindi trasmetterà in eredità al nuovo comune i vincoli che si porta dietro. Non dimentichiamo poi che è vero sì, che Cerveteri ha un territorio più vasto ma che la normativa vigente pone per un motivo o per l’altro vincoli sull’80% del medesimo, quindi…»

Ci sta dicendo che a fusione avvenuta non ci sarà un rimescolamento di carte ma con i rispettivi piani regolatori approvati i due comuni avranno uno sviluppo distinto? Ma ciò è possibile per legge o rimangono soltanto degli intenti che un nuovo consiglio, una nuova classe dirigente, potrà comunque com’è in suo potere variare? «Si esattamente. E’ ovvio che la politica può mettere in discussione sempre tutto e variare e correggere. Ma è chiaro che il nuovo consiglio del nuovo comune, che avrà anche quella libertà, volendolo fare si troverà di fronte a dei passaggi complicati e complessi e dovrà valutare se ne vale la pena. Poi vede, io non sono preoccupato perché ritengo che in un comune che diventa così grande, anche la classe politica dovrà cambiare, dovrà adeguarsi alle  esigenze dei tempi, anzi penso proprio che il processo di unificazione darà una accelerata a questo cambiamento».  Al di là di queste preoccupazioni, ci vuole illustrare quelli che invece sarebbero i vantaggi? «Per i comuni che quest’anno hanno fatto la fusione, per esempio, il Governo ha stanziato 60milioni di euro  e sarà così ogni anno. Sono soldi  in più dei fondi che normalmente vengono assegnati ed eliminano i tagli che vengono ormai ripetuti annualmente. C’è anche un contributo una tantum di due milioni di euro che viene erogato subito all’atto della fusione. Inoltre ci sono delle agevolazioni sulle assunzioni a tempo indeterminato ma soprattutto sparirà il vincolo che impone la possibilità di poter assumere solo il 20% delle unità che vanno in pensione cioè una nuova assunzione ogni cinque che vanno in pensione. Con la fusione si potrà reintegrare il personale al cento per cento. Si immagini cosa succede tra Cerveteri e Ladispoli dove la maggior parte del personale andrà in pensione tra due o tre anni in quanto assunti con la ‘285, si rimarrebbe sguarniti. Pensiamo poi al fatto che unificando dipartimenti, uffici ed altro si potranno selezionare le eccellenze dei due comuni attuali, innalzando anche la qualità degli stessi. Si potranno quindi ottimizzare tutti i servizi del comune».

Che resistenze si aspetta? «E’ ovvio che le resistenze saranno di varia natura, ma saranno più  identitarie e culturali piuttosto che oggettive. Pensate per Ladispoli il vantaggio di condividere turisticamente la necropoli etrusca e per Cerveteri il mare e l’abilità commerciale di Ladispoli. Si, si tireranno in ballo le reciproche storie, ogni cosa si userà per creare motivo di impedimento, ma sono sicuro che di fronte a certe convenienze poi saranno in pochi a farsi incantare da certe sirene. Il tutto dovrà avvenire attraverso l’espressione di una volontà popolare che potrà essere sancita da un referendum che se si facesse prima del turno elettorale si potrebbe eventualmente andare a votare alle prossime amministrative tutti, di Cerveteri e di Ladispoli, per un unico comune».

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