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Civitavecchia, forno crematorio: Tidei critica Cozzolino

Civitavecchia, forno crematorio: Tidei critica Cozzolino

L'ex sindaco lo accusa di arroganza e supponenza e mette in discussione il modo di gestire la discussione legata alla realizzazione di un impianto che definisce aggressivo per il territorio. "Un'opera pubblica da soli 20mila euro l'anno"

CIVITAVECCHIA – L’ex sindaco Pietro Tidei scomoda Don Milani, quando diceva che “avere le mani pulite e tenerle in tasca è come non averle mai avute”, per criticare l’atteggiamento del sindaco Antonio Cozzolino, accusato di arroganza e supponenza. E lo fa facendo riferimento proprio al tema caldo che continua a far discutere la citta e che ha spaccato la maggioranza, quello legato alla realizzazione di un forno crematorio al nuovo cimitero di via Braccianese Claudia.

“Un impianto produttivo aggressivo per il territorio – lo definisce Tidei – che rappresenta l’ennesimo fallimento del ruolo di un sindaco, che è per scelta degli stessi cittadini che lo hanno votato,  espressione di rappresentanza e democrazia, nel recepire e dare voce a questioni che investono l’ambiente e la qualità di vita quale bene comune. Cozzolino deve comprendere che il suo ruolo  non è certo quello dell’ultimo sopravvissuto di un “Fort Apache” che è la Casa Comunale dove resistere, resistere ed ancora resistere. Un Sindaco – ha aggiunto – che sottrae ai suoi stessi consiglieri l’espressione del voto su tali temi che hanno una ricaduta su tutta la  popolazione di Civitavecchia, è il capolinea di un uomo che solo per paura ha negato la verità più semplice, togliendo quella funzione di democrazia e voto che sono insiti nelle funzioni del Consiglio Comunale e come tali ritenuti obbligatori nel Testo Unico degli Enti Locali”.

Tidei entra poi nello specifico del progetto, e si dice basito dopo aver letto il piano economico relativo al progetto.

“Ci troviamo di fronte ad un’opera pubblica – ha spiegato – che ha un solo dato incontrovertibile: produce  redditività per l’impresa che dovrà gestirla per 27 anni. La ricaduta per i civitavecchiesi sarà di 20mila euro l’anno, che diventeranno 40mila gli anni successivi. Il bacino di utenza gravita attorno a 60 comuni che spaziano tra la Toscana ed il viterbese fino ai confini con l’Umbria, toccando buona parte della Provincia di Roma ed una parte di Roma stessa. Circa 1500 cremazioni sottostimate in difetto – ha aggiunto Tidei –  ma fino ad 8 cremazioni giorno ovvero circa 2400 salme/anno, addirittura incrementabili fino a 3000 leggendo i trend nazionali proposti. Serve tutto questo bruciar cadaveri a ritmo industriale? È questa la vocazione di una città che da 40 anni ha la stessa popolazione e quindi non ha assolutamente esigenza di un impianto produttivo così aggressivo sul territorio? La qualità della vita dell’aria e dell’ambiente – si chiede ancora – come verrà modificata dopo 27 anni a causa di questo  forsennato ritmo di cremazioni? Ma “Fort Apache”  deve resiste, anche se la città deve continuare a pagare sempre 048.  Perché  in fondo la colpa è sempre degli altri e per quest’uomo la verità non è mai semplice”.

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