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Cerveteri e Ladispoli: "Riunirsi ha un significato"

Cerveteri e Ladispoli: "Riunirsi ha un significato"

Ramazzotti interviene sulla proposta rilanciata dal vicesindaco Zito di fusione dei Comuni. «Nel contesto nazionale: divisi due miserie, uniti una ricchezza»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ci siamo, la curiosità vera, l’argomento capace di accendere il dibattito, è la questione rilanciata dal vicesindaco Giuseppe Zito, circa l’unificazione dei due comuni Cerveteri e Ladispoli. 
Rilanciata perché già alcuni anni fa, come abbiamo già anticipato, era stata oggetto di discussione della classe dirigente dell’epoca, ma se vogliamo essere sinceri forse è stata una discussione mai sopita del tutto dal momento che già all’epoca della separazione, quando avvenuta a novembre del 1969, l’allora sindaco sembra che disse: «Qualcuno se ne pentirà». 
Infatti questo distacco avvenuto della frazione prima di Civitavecchia e poi di Cerveteri, non fu visto di buon occhio da coloro, forse pochi, che già da allora avevano una visione che andava oltre gli interessi di campanile. 
Ce lo dice Lamberto Ramazzotti, un po’ per la professione che esercita da giovanissimo, ha infatti uno studio tecnico visto che è geometra, un po’ per la sua passione di professionista e amministratore della cosa pubblica, lo ha portato sempre a studiare e ad aggiornarsi in materia urbanistica. 
Questo aspetto affrontiamo oggi con lui, chiedendogli innanzi tutto, come politico, come cittadino e come tecnico: è favorevole o contrario alla proposta che rilancia  di Zito?
«Io sono stato sempre concettualmente favorevole – dice Ramazzotti – per motivi politici e per motivi di ordine pratico. Già anni fa si sintetizzava  il concetto che separati, due paesi divisi soltanto da una strada, nel contesto nazionale rappresentavano due miserie mentre uniti potevano essere una ricchezza. Ai tempi d’oggi, con una volontà centrale tutta improntata all’ottimizzazione ed al risparmio, questo diventa necessario e bisogna essere lungimiranti e trovare la forza di superare quelle barriere che possono frapporsi al progetto, barriere che possono essere soltanto culturali ma non di interesse oggettivo. Si pensi soltanto a cose che si stanno già sperimentando. Il trasporto urbano in comune per esempio, che vedremo quando attuato e sarà a breve, ma che già sulla carta è significato un aumento considerevole degli standard di qualità. Senza parlare poi dell’ottimizzazione che si avrebbe nell’unificazione di alcuni servizi comunali, alla migliore selezione delle risorse e della qualità delle stesse».
Si ma il problema urbanistico? Il fatto che Ladispoli ha finito il suo territorio e si rivolgerà a quello di Cerveteri?
«Quando ci sarà un unico Comune non ci sarà più il loro o il nostro. Sarà tutto “nostro”. Dipenderà dalla classe politica che ci auguriamo che cambi, e cambierà anche perché si uscirà dal meccanismo perché uno con cinquanta voti potrà essere eletto in consiglio e rappresenterà qualcosa che non rappresenta nessuno. Mi spiego? Ma ci crede lei che alla fine il problema più grosso da superare sarà il nome?» E ride.

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