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Discriminate per non fare religione

Discriminate per non fare religione

Grave episodio presso la scuola media Carducci. Polemica sui social. «Due studentesse lasciate senza fare alcuna attività»

di GIAMPIERO BALDI

SANTA MARINELLA – Non è passata inosservata neppure ai più scettici del mondo telematico, una forte polemica che si è scatenata ieri sui social network, in merito ad una vicenda che ha interessato due giovani studenti della scuola media Carducci. In base ad un intervento fatto dai responsabili locali del movimento Amici di Beppe Grillo, due ragazze sarebbero state discriminate per non aver partecipato alla lezione di religione.

«Ieri, due bambine iscritte in prima media e che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica – si legge nel post a firma del movimento di Beppe Grillo – sono state tolte dalla classe, portate in un altra aula senza penne, ne quaderni od altro, e messe un’ora in un banchetto in fondo alla classe. Ringraziamo questa scuola, un’altra buona scuola che prima di provvedere al futuro dei nostri figli ci sta regalando un presente bellissimo. Invece di attrezzarsi per far lavorare e studiare secondo i piani didattici approvati e regolamentati tutti gli studenti che non seguono l’insegnamento di religione oggi, inizio dell’anno scolastico, ha provveduto per ordine di non si sa chi a deportarli in un’aula apposita ed a lasciarli senza fare nulla. Questa vicenda, se accadeva in qualsiasi altra scuola di qualsiasi altra città o di qualsiasi altro Stato, avrebbe fatto gridare alla discriminazione culturale e religiosa, ad un caso di apartheid o peggio alla vendetta di qualche cristiano ortodosso nascosto tra gli armadi della segreteria di piazzale della Gioventù, ma a Santa Marinella non è così. La vicenda odierna, della quale ci preoccuperemo di inviare approfondita e dettagliata segnalazione agli organismi preposti alla vigilanza scolastica, è sintomo della stessa sciatteria culturale e professionale che lascia andare in pezzi le scuole cittadine, e considera gli alunni dei meri oggetti di magazzino, da spostare e accantonare come fossero scorte di pompelmi e come pompelmi spremere alla bisogna. Naturalmente, l’inerzia delle autorità politiche ed amministrative cittadine, fa da sfondo a questo malcostume. Dispiace che a pagare pegno sia sempre l’educazione dei ragazzi, spesso nostri figli, ai quali si chiede sempre di essere cittadini migliori». A confermare di un episodio simile accaduto in passato è la signora A.T. che afferma «è successo anche a mia figlia e ad una sua amichetta, sono state portate in un’altra classe e lasciate per un’ora in piedi in fondo alla classe. Quando, per stanchezza, hanno provato a sedersi per terra, sono state pure sgridate. La volta dopo sono state riportate nella stessa aula e messe in fondo, però stavolta con due sedie e ovviamente, visto che si svolgeva una lezione, dovevano stare zitte e ferme. Abbiamo contattato il nostro avvocato, che ha scritto subito alla preside, la volta successiva c’era l’attività alternativa, fra l’altro fanno una cosa molto interessante, seguono un corso di educazione ambientale, hanno perfino fatto un gioco da tavola a tema. Pensare che un’amica di Milano – conclude la signora – mi raccontava che il figlio, durante l’ora alternativa, seguiva corsi di informatica e fotografia e soprattutto che nella scuola che frequentava non era previsto essere spostati in un’altra classe proprio perchè ritenuto discriminatorio».

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