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"Il PD torni nelle strade tra la gente"

"Il PD torni nelle strade tra la gente"

Nella mattinata di ieri si è tenuto al Granarone l’incontro dei dirigenti e amministratori under 40 del centro sinistra, organizzato dal deputato del partito democratico Emiliano Minnucci . Ha partecipato anche il sindaco Pascucci. «Si sono tracciate le linee di un manifesto programmatico per il futuro»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Il Partito Democratico si interroga. Una convention dei 30/quarantenni si è svolta ieri mattina nell’aula consiliare del Granarone a Cerveteri. A questa iniziativa del deputato Onorevole Emiliano Minnucci che l’ha promossa e fortemente voluta, si sono dati appuntamento amministratori e dirigenti in carica e in disgrazia del PD dell’Etruria Meridionale, e amministratori e rappresentanti dell’area del centro sinistra. C’era anche il Civico Alessio Pascucci, sindaco di Cerveteri, da sempre dell’area del centro sinistra, che da sempre ha appoggiato nei vari turni elettorali, nazionali, regionali e provinciali esponenti del PD, ma che da sempre ha detto il PD che non voleva. Sono giunti da Anguillara, Trevignano, Civitavecchia, Ladispoli. Di Cerveteri era presente Alessandro Gnazi di Futuro Democratico, l’associazione costola di un PD commissariato per effetto delle dimissioni da segretario di circolo dello stesso Gnazi che ha avuto il coraggio di tracciare una linea di demarcazione tra un partito chiuso su se stesso, antico, personalista, espressione di interessi di parte, governato da vecchi schemi, vendicativo ed ostruzionista ed un partito inclusivo, che pone al centro il dialogo, il territorio, le sue esigenze globali, le soluzioni partecipate democraticamente per l’interesse collettivo e che ha il coraggio di voler rappresentare riproponendo la sua candidatura a segretario. E con l’andar degli interventi, a dire il vero tutti mirati su problemi politici e amministrativi con l’interrogativo di cosa fare e che migliorie chiedere al partito ai vari livelli, ponendo in evidenza per esempio la lontananza di alcune strutture dalla vita politica reale, emerge con prepotenza l’idea di volere, di concepire, di riportare il partito democratico, nelle strade, tra la gente, ma soprattutto di sdoganare definitivamente, togliendogli veti e limitazioni, questa classe dirigente rinnovata che intende farlo, al di fuori delle logiche conservatrice di qualche vecchio capobastone che non demorde e che nell’ostinata difesa, se vogliamo comprensibile dal lato umano, ma non legittima sul piano politico, del suo orticello, ormai arido avviato alla desertificazione che fa correre dei rischi enormi al partito. Il tema si è sfiorato, è stato trattato in modo educato e soft, ma in ogni intervento è emerso. L’esigenza di un ricambio che andrebbe a chiudere un processo cominciato da anni da chi oggi è segretario e presidente del Consiglio dei ministri, emerge come prerogativa indispensabile perché l’Unico partito che oggi esiste, con la vocazione di governo, si ristabilizzi su una percentuale di consenso della quale si è già sperimentata la sua esistenza, ma che è calata mettendo a rischio la sua condizione, esponendolo a sberle elettorali rilevanti, non appena questo, per i motivi dibattuti si è interrotto. Si è trovata assurda e auto lesiva infatti, la spaccatura sul si o sul no al referendum costituzionale, a prescindere, senza entrare neanche nel merito della questione, e non perché nel merito non bisogna entrare, ma perché non è salutare presentarsi spaccati e divisi. «Da questo incontro – dice in chiusura l’On.le Minnucci  che sottolinea la positività dei lavori – al quale ne seguiranno altri, mi sembra di poter riassumere di aver tracciato delle linee programmatiche sui contenuti, i sistemi operativi e sui parametri qualitativi che il partito deve proporre col denominatore comune che vengano recepiti e fatti propri, pur con le rispettive differenze dialettiche, dalle forze del centro sinistra in modo da costruire un manifesto programmatico che possa essere utilizzato per il futuro prossimo e su questa base proseguire un percorso evolutivo che deve essere inarrestabile».
La discussione è sempre stata  serena anche se sono stati toccati temi forti. I grillini sono stati citati ma mai come forza che impensierisce, ma sempre col rispetto di un’avversario col grande deficit di essere supportato da una ideologia che prevede di sfasciare senza però, nè indicare, nè sapere, cosa fare dopo. E questo non è bene per il popolo.

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