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Castrum Novum riprende vita

Castrum Novum riprende vita

Torna alla luce la colonia marittima posta a controllo dell’Etruria Meridionale sulle cui rovine sorse S. Marinella Flavio Enei: "Sogno un parco archeologico"

A cura dell’archeologo ANDREA SANTARELLI

La colonia marittima di Castrum Novum, la cui fondazione risale al 264 a.C., era posta a controllo dell’Etruria Meridionale si estende da nord a sud dalla località “Fosso delle Guardiole” sino a poco oltre il Casale Alibrandi, lambendo la costa antistante. Dopo aver sconfitto Cere, Roma annette il territorio ceretano e avvia la fondazione strategica di colonie marittime romane, tra cui Castrum Novum, in grado di poter controllare gli importanti scali marittimi della zona. La città nasce, quindi, con precisi scopi militari e difensivi per il controllo di un territorio da poco pacificato, molto importante strategicamente, tanto per i già citati scali marittimi, quanto per la privilegiata posizione tra Tarquinia e Cere. Durante il II secolo a.C. la colonia affrontò un periodo di profonda crisi, infatti Plutarco riporta la testimonianza di Caio Gracco, il quale racconta del viaggio di suo fratello Tiberio nell’Etruria meridionale, che ormai versa in uno stato di abbandono. Proprio questa potrebbe essere stata la causa della seconda deduzione di Castrum Novum, ad opera di Cesare o dei triumviri nel I secolo a.C., quando, divenne colonia Iulia (probabilmente da intendersi come un atto di omaggio a Cesare per qualche provvedimento a favore della città). In questo modo la colonia ebbe nuova vita, grazie anche alla forte spinta costruttiva delle élites locali. Tutta l’Italia era ormai romanizzata e le scorrerie piratesche erano un problema risolto già da tempo, dato l’incontrastato dominio navale di Roma. Per questi motivi a colonia aveva perso già da tempo la sua originaria funzione strategico-difensiva, divenendo destinazione per i militari che, terminato il loro tempo di servizio, vi si ritiravano con le famiglie coltivando la terra a loro assegnata e, in alcuni casi, aprendo una qualche attività commerciale. La colonia in epoca imperiale rispecchiava il classico modello municipale romano e, come testimoniano le numerose iscrizioni e le indagini archeologiche sul sito aveva: una Curia, un tabularium, un teatro, sale per banchetti e molto probabilmente anche un tempio dedicato ad Apollo. Molte epigrafi testimoniano inoltre il culto degli imperatori con dediche ad Adriano, Aureliano, Gallieno, Numeriano. A partire dal IV secolo a.C. anni di conflitti e scorrerie interessarono l’Etruria Meridionale costiera, soprattutto a causa della sua posizione strategica su una delle più importanti vie di comunicazione per Roma e contribuirono al quasi totale abbandono del territorio. All’inizio del V secolo d.C. il famoso poeta e praefectus Urbis Rutilio Namaziano, con le sue opere ‘‘Itinerarium Maritinum’’ e ‘‘De Redito Suo’’, ci riporta una Castrum Novum abbandonata e devastata con rovine che versano in cattivo stato e ridotta ormai a nulla più che una positio, punto di approdo favorevole per imbarcazioni. Durante il Medioevo il nome dell’antica colonia Castrum Novum sparisce dalle fonti. Durante il ‘700 gran parte del territorio santamarinellese apparteneva alla chiesa. Le rovine dell’antica città di Castrum Novum si trovavano nel terreno denominato “la Chiaruccia” (dal nome di una torre per la difesa marittima di XVI secolo, non molto lontana dal sito di Castrum Novum, distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale), che era una tenuta agricola di proprietà della Reverenda Camera Apostolica. Verso la seconda metà del ‘700, al fine di rinvenire antichità, quali sculture, marmi colorati e oggetti di valore, da collocarsi nel Museo Vaticano, la Reverenda Camera Apostolica per volontà di Pio VI decise di porre la sua attenzione sul territorio della Chiaruccia e di intraprendere una serie di scavi nei luoghi dell’antica Castrum Novum. Il Governo Pontificio verso la fine del ‘700 finanziò ben quattro campagne di scavo nel territorio di Santa Marinella. Ricavarono da questi scavi un gran numero di statue, oro, argento, marmi e metalli vari. Successivamente Castrum Novum ricadde nell’oblio e gli unici ad interessarsene furono il prof. Piero Alfredo Gianfrotta (UniTuscia) e Salvatore Bastianelli (archeologo) che riavviarono, in momenti diversi, i lavori di scavo sul sito fino ad arrivare ai giorni nostri con il lavoro del Museo Civico di Santa Marinella e dei vari enti tutt’ora attivi sul sito.

Sei anni di lavori, tanti risultati

Da settembre 2010, dopo quasi quarant’anni dalle ultime importanti ricerche, sono iniziate nuove campagne di scavo nel territorio dell’antica colonia romana su iniziativa del Museo Civico di Santa Marinella “Museo del Mare e della Navigazione Antica” in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Lazio, l’Etruria Meridionale, il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC), le università francesi “Charles De Gaulle” di Lille 3 e “Jules Verne” di Amiens. Negli anni hanno collaborato altre università e associazioni, come i professori e gli studenti della facoltà di paleobotanica dell’università del sud Boemia, Ceské Budejovice, l’università di studi Roma Tor Vergata, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e l’associazione di speleologi A.S.S.O. Negli ultimi due anni sono partiti progetti di divulgazione e di alternanza scuola-lavoro con le scuole della zona, come il liceo scientifico Galileo Galilei e le scuole medie Giosuè Carducci di Santa Marinella e l’Istituto Statale Istruzione Superiore Enrico Mattei. L’intento primario è quello di approfondire la conoscenza della storia e della topografia antica dell’area castronovana, cercando di verificare la continuità storica dell’abitato dalla fase medio repubblicana a quella tardo antica e alto medievale6. Altro motivo è naturalmente la divulgazione e il far conoscere la realtà storica e archeologica che ci circonda. Il sito, probabilmente relativo a una villa extraurbana, è convenzionalmente diviso in quattro zone. La zona A è quella riguardante le strutture sul pianoro della “Bufolareccia” e si divide a sua volta in due settori: il settore I rappresenta la zona del balneum, mentre il settore II contiene l’edificio a pianta quadrata. La zona B racchiude tutta quella fascia costiera che va da Torre Chiaruccia fino alle peschiere delle Guardiole. La zona C rappresenta la parte subacquea delle Guardiole, comprendendo tutte le peschiere, strutture sommerse che risultano essere tra le più grandi del Mediterraneo. La zona D è quella della città vera e propria, dove si stanno scavando le mura del Castrum, il probabile teatro della colonia e alcune strutture abitative interne alle mura.

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