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Gli esperti: "L’olio di palma non va demonizzato"

Bressanini: "Fondamentale è considerare l’alimentazione nel suo complesso"

Bressanini: "Fondamentale è considerare l’alimentazione nel suo complesso"

Non esiste un olio ‘buono’ e uno ‘cattivo’ perché la composizione dei grassi vegetali che mangiamo è la stessa con percentuali diverse dei singoli componenti: alcuni sono più ricchi di grassi saturi, altri di monoinsaturi, altri di polinsaturi. Dunque, nessuna demonizzazione dell’olio di palma, finito spesso sul banco degli imputati per gli effetti dannosi che potrebbe avere sulla salute del consumatore. Non esiste, infatti, a livello scientifico, alcuna ragione per colpevolizzarne l’impiego. Il problema sta, semmai, nella quantità consumata, che, se è corretta, non ha alcuna controindicazione. E’ quanto emerso nel corso di un convegno, organizzato all’interno di Talk Mood, una serie di conferenze previste da Food Mood, la business area organizzata da Camera di Commercio di Torino e Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo nell’ambito del Salone del Gusto a cui hanno partecipato chimici, tecnologi alimentari, nutrizionisti ed economisti.
‘’Non esiste la molecola di olio di palma così come non esiste la molecola di olio di oliva – ha spiegato Dario Bressanini, docente di chimica all’Università dell’Insubria (Unins) nella sua analisi compartiva tra oli grassi vegetali – tutti i grassi alimentari contengono sempre gli stessi grassi anche se in proporzioni diverse. Quindi ha abbastanza poco senso dal punto di vista chimico additare un elemento complesso come qualsiasi grasso alimentare dandogli la colpa di alcune patologie quando le stesse molecole sono contenute negli altri oli’’. Attenzione quindi, ha ammonito l’esperto, a ciò che si dice, che spesso non tiene conto di ricerche scientifiche, il cui risultato è più complesso. ‘’Siamo in un periodo storico – ha sottolineato – in cui va di moda creare un singolo elemento colpevole ricercando, per contro, supercibi che fanno bene. Tutto questo, dal punto di vista scientifico, è abbastanza privo di senso e talvolta è anche contro producente. La cosa fondamentale è considerare l’alimentazione nel suo complesso e non guardare al singolo alimento”.
Se, dunque, è innanzitutto la dieta che deve essere l’obiettivo a cui guardare e non la sostituzione di un grasso con un altro, demonizzandolo e chiamandolo in causa per guasti che non ha, esiste, invece, un problema di sostenibilità non solo ambientale ma anche economica ancora da risolvere. ‘’Esiste un problema di sostenibilità della produzione di olio dalla palma perché l’80% dell’olio di palma viene prodotto, venduto e trasformato al di fuori di ogni attenzione per la sostenibilità ambientale – ha osservato a questo proposito Michele Fino, giurista e responsabile della ricerca all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo – ma, dal momento che la materia prima in sé non è colpevole di nulla e non è peggiore di altre, l’obiettivo non deve essere quello di dire ‘smettiamo con la coltivazione tout court’ perché vorrebbe dire sostituire questo prodotto con un altro grasso vegetale e deforestare altrove per metterci ad esempio il girasole o allargare le coltivazione di soia’’.
‘’Molto più sensato, invece, è insistere anche come consumatori, perché chi produce cibo utilizzando olio di palma lo faccia pretendendo che la risorsa sia certificata sostenibile. In questo modo non andiamo a eliminare il diritto dei coltivatori di quei territori ad avere il loro sostentamento, dato che il 40% dell’olio di palma certificato viene da piccoli produttori’’, ha concluso.

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