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La Cappella di San Michele: un gioiello da tutelare

di CARLO CANNA 

CIVITAVECCHIA – Camminando per le strade del centro storico di Civitavecchia, è possibile imbattersi in un antico edificio risalente alla fine del XVII secolo che rappresenta un vero e proprio gioiello architettonico e artistico nel panorama delle chiese barocche in Italia. 
Stiamo parlando della Chiesa di Santa Maria dell’Orazione e Morte, nota localmente come Chiesa della Morte, il più antico monumento sacro della città sopravvissuto agli ingenti danni del secondo conflitto mondiale. 
La storia della chiesa è rimasta da sempre legata indissolubilmente alla presenza della Confraternita dell’Orazione e Morte che tra i suoi compiti principali  aveva quello di dare degna sepoltura ai diseredati e, ieri come oggi, quello di pregare per anime dei defunti. 
Recentemente, l’attenzione dei media sulla chiesa è stata catturata dagli importanti interventi di restauro che vi sono stati effettuati a più riprese, a partire dal 2011, grazie ai finanziamenti della Fondazione Cariciv e, in questi ultimi mesi, da una lodevole iniziativa promossa dall’associazione culturale “La Civetta di Civitavecchia” che in occasione dell’8° Censimento ‘‘I Luoghi del Cuore’’ del Fondo Ambiente Italiano ha avviato una campagna di raccolta firme finalizzata alla tutela della cappella dedicata al Protettore della Confraternita. 
Si tratta della Cappella di San Michele o antico Oratorio, una delle cinque cappelle che si aprono dalla grande aula centrale sormontata dalla cupola mirabilmente affrescata dal pittore trapanese Giuseppe Errante tra il 1786 e il 1788. Spazi intrisi di una sacralità antica che ci restituiscono preziose testimonianze di un passato secolare dove storia, fede e mistero si fondono tra loro. 
Entrando nella Cappella di San Michele, sulla parete di fondo la nostra attenzione viene subito catapultata da una grande scultura lignea del XVIII secolo, di autore ignoto, raffigurante San Michele nell’atto di brandire una spada per uccidere un drago. La scena è rappresentata all’interno di una nicchia, collocata sopra l’altare dedicato al santo, che in passato era dotata di una finestra attraverso la quale passava un fascio di luce che metteva in risalto la scultura. 
La nicchia è sormontata da un affresco del XVIII secolo, di dimensioni modeste (m. 0,52×0,50), attribuito all’Errante, raffigurante una Madonna con Bambino e, in secondo piano, San Giuseppe. Sulla parete destra dell’altare è presente pure un altro dipinto attribuito al pittore trapanese, di grandi dimensioni (m. 2,80×1,85), in cui sono raffigurati tre personaggi simbolo del suffragio: San Michele Arcangelo, San Gregorio Magno e San Rocco. Sulla parete di fronte all’altare troviamo una lapide di Pio VI, sormontata da stemma pontificio, in cui si ricorda il privilegio concesso alla Confraternita, in data 19 agosto 1779, di liberare ogni anno un ergastolano per qualsiasi condanna, eccetto l’omicidio e il furto. L’antico Oratorio custodisce altre importanti testimonianze e, come l’intera chiesa, merita certamente di essere maggiormente conosciuto e valorizzato. In tal senso, si ricorda che l’iniziativa della raccolta firme avviata da “La Civetta” per la tutela della cappella, giunta a ben 5000 adesioni, continuerà fino al 30 novembre.

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