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L'Avis piange il professor Primo Dante Pace

CIVITAVECCHIA – La famiglia dell’Avis piange la scomparsa del professor Primo Dante Pace, cavaliere, consigliere, direttore sanitario e fondatore dell’Avis e del centro trasfusionale unico del territorio di Civitavecchia e dintorni. “Uomo di scienza e di grande cultura – ricordano – ha studiato, sperimentato e seminato, lasciando ai giovani donatori, medici e dirigenti associativi, l’esempio di saggezza e determinazione, quella vis romana, che tutto può scatenare se trova l’amore nel dare e nel ricevere. Uomo pronto all’ascolto e  al cambiamento, con una passione per  l’innovazione e la tecnologia,sempre all’avanguardia nell’uso delle tecnologie informatiche. Ho dato un impulso anacronistico nella  sanita’ locale legata al sangue , stimolando la crescita nell’organizzazione del lavoro sanitario e la relazione umana con il paziente.
Negli anni ’60 giovane medico inizia la sua attività come medico della mutua specializzando in ematologia, accoglie la richiesta del nosocomio cittadino di aprire un centro di raccolta dl sangue presso l’ospedale vecchio di piazza Calamatta, una piccola sala per le visite e i prelievi ed i primi intercettati i lavoratori portuali che passavano di li’ per recarsi  al porto. Nel 1956 nasce l’Avis di CIvitavecchia sotto la direzione sanitaria del dottor Pace. È con l’incontro con Mario Villotti, amico fraterno e grande comunicatore, che l’avventura Avis diviene sempre più appassionante e ricca di stimoli e di gratificazioni, creando gruppi di donatori e punti di raccolta su tutto il territorio da Roma Nord fino alla bassa Toscana, con il raggiungimento di 6000 unità di sangue: il dottor Pace la mente e la scienza e Mario il braccio e la forza popolare. Intanto cresceva il desiderio di formare i giovani alla professione medica ed infermieristica trasferendo così oltre che le conoscenza e l’esperienza soprattutto la passione e la gioia di poter salvare una vita umana. Intere generazioni sono state preparate e avviate alla pratica trasfusionale, con soddisfacenti risultati per la sanità locale. Si aggiungono le esperienze professionali a livello provinciale, regionale e poi la direzione del centro nell’ospedale di Ancona, e ancora scelta di sperimentare la donazione del sangue nel terzo mondo, in Africa. Nel 1985 il dottor Pace ritorna a Civitavecchia e, ormai in pensione, segue le vicende e i cambiamenti associativi con sostegno al giovane, nipote di Mario, Tiziano Cerasa, fino a quando nel 2002 viene costituita l’Avis Aureliana e dopo aver ceduto il centro trasfusionale alla Asl RmF, si riaffaccia l’idea di costituire l’unità di raccolta, a sostegno dell’ospedale e di nuovo con dedizione e passione si  mette al lavoro per cercare di risollevare le sorti dell’Avis: costituendo la prima unità itinerante che ritorna come nel passato nei comuni del territorio per la raccolta del sangue. Nel frattempo, i cambiamenti delle norme sanitarie sempre più rigide e selettive e la nuova l’organizzazione del lavoro con strumenti informatici rendono la raccolta del sangue piu’ articolata e complessa, ma il dottor Pace non demorde e si adegua al’innovazione e alla tecnologia. Negli anni 2000 durante la presidenza della sottoscritta si interessò in particolare al Progetto Aviscuola risorto per volontà di Tiziana Guglielmi sua allieva prediletta, con l’obiettivo di appassionare  le giovani generazioni sia nella pratica infermieristica che nella donazione del sangue. Per anni è stato protagonista di un racconto da nonno, da medico, da padre, da fondatore della grande famiglia dell’Avis di Civitavecchia, che lui stesso in primis ha generato e seminato con amore e con dedizione, pensando che ogni attimo che trascorreva all’Avis era donato alla comunità locale e a tutti i cittadini del mondo. Un ricordo affettuoso alla moglie alla figlia e ai nipoti per la perdita di una grande uomo che è stato vicino all’Avis, alla sanità locale sostenendola fino agli ultimi giorni nonostante il male, che ha affrontato con consapevolezza e coscienza. Noi tutti ti saremo sempre debitori per gli insegnamenti e per la passione che nutrivi per l’Avis e per noi donatori”.

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