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Righini: "Sostegno alle battaglie di Alessandro Grando"

LADISPOLI – «Sottrarre un importantissimo presidio sanitario ad una parte di territorio già ampiamente mortificato dalle scelte di pianificazione sanitaria equivale a saccheggiare una zona importantissima dell’area metropolitana, con una scelta inqualificabile ed inaccettabile. Di fronte ad una decisione del genere preannunciamo specifiche manifestazioni ed iniziative, finalizzate a far recedere chi di dovere da una scelta assolutamente scellerata.
Lo faremo essendo di sostegno alle battaglie di chi, come Alessandro Grando, s’impegna quotidianamente per garantire la tutela dei servizi, e a cui va il nostro ringraziamento per quanto fa col suo gruppo per la salvaguardia del suo territorio e per come ha messo in luce quanto s’andava profilando». Così, durante l’odierno question time, il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Giancarlo Righini, ha concluso l’interrogazione da lui stesso presentata per conoscere le sorti del Presidio Integrato Territoriale (P.I.T.) e del Punto di Primo Intervento (PPI) siti sulla Via Aurelia, a Ladispoli, facendo seguito proprio al grido di dolore partito dall’esponente di Cuori Ladispolani, di cui proprio Righini ha messo in risalto il costante impegno. Dopo aver ricordato che «il territorio del Comune di Ladispoli comprende, di fatto, anche Cerveteri e molte sue frazioni», e aver rimarcato come il suo PIT «sia tra i più importanti del territorio della regione Lazio con un bacino che serve 100mila residenti, destinati ad aumentare nel periodo estivo», Righini ha sollecitato la Giunta a prendere coscienza dell’esigenza di «salvaguardare e potenziare il presidio di Ladispoli e del più vasto territorio al quale afferisce, assicurando servizi di primaria importanza per la salute pubblica». Nessuna replica dall’assessore Buschini all’appello dello stesso Righini sulle sorti dei livelli occupazionali: «Il Pit di Ladispoli – aveva premesso il capogruppo di Fratelli d’Italia – impiega 20 operatori non ancora stabilizzati, che in caso di chiusura vedrebbero tramontare definitivamente la possibilità di stabilizzazione, senza più alcuna certezza per il futuro».
«Ancora una volta si è preferito raccontare la solita favoletta sul fatto che non si tratta di una chiusura ma di una riorganizzazione – ha concluso Righini -, ma nella realtà dei fatti la chiusura del Pit, contro la quale combatteremo strenuamente, è l’ennesima scelta che non tiene conto delle esigenze del territorio».

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