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"Per noi è una grande vittoria"

"Per noi è una grande vittoria"

Ieri alla terza udienza in Corte d’Assise a Roma per la morte di Marco, sul banco dei testimoni i suoi genitori. Marina: «Ero agitata ma appena sul banco è passato tutto. Valerio: «Quando ho sentito ‘‘Aiutatemi ragazzi‘‘ mi si è stretto il cuore. Ho rivisto mio figlio». «Un passo avanti verso la verità che tutti conoscono, ora bisogna stabilire cosa è successo prima»

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Marco era un salutista, una persona discreta, timida e  quando andava in bagno, soprattutto a casa degli altri, si chiudeva a chiave e mai avrebbe permesso che qualcuno entrasse quando c’era lui. Figuriamoci quando si faceva la doccia». Marina, la mamma di Marco Vannini, seppur provata dal dolore, in maniera assolutamente decisa, ha risposto ad ogni tipo di domanda che ieri in Corte d’Assise gli è stata rivolta. In particolare l’avvocato Miroli legale della difesa, l’ha incalzata con tante domande tanto che ad un certo punto il presidente non le ha più ammesse anche perché sono state ritenute ripetizioni o  fuori luogo, chiara espressione di una tecnica usata per innervosire il teste o per farlo cadere in contraddizione. Ma Marina è stata sempre decisa e ha risposto in maniera determinata. Certamente, quando di fronte alla riproposizione di alcuni ricordi si è anche commossa perché costretta a rivivere tutta la vicenda. I testimoni che sono stati sentiti ieri hanno sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio e quindi le varie omissioni fatte dagli imputati. Marina è stata letteralmente bombardata di domande sui rapporti con la famiglia ed è emerso con chiarezza di fronte al tribunale tutto ciò che è emerso anche in questi mesi, ossia che erano famiglie normali fino alla tragica fine di Marco. Marina, con quale stato d’animo è arrivata in tribunale? «Ero molto agitata. E’ successa però una cosa che non mi aspettavo. Una volta seduta sul banco dei testimoni ho avvertito una calma improvvisa, e una conseguente lucidità mentale accompagnata da una grande determinazione. Sapevo che era l’occasione che avevo per raccontare i fatti ed esprimere le mie perplessità e dare quindi un contributo a ciò che chiedo da tempo, l’accertamento della verità che possa condurre ad una vera giustizia. Mi sono agitata nuovamente quando l’avvocato Miroli della difesa mi faceva tante domande una dietro l’altra che li per lì  mi son sembrate ‘’stupide’’ dal momento che avevo già risposto. Ma lui continuava ad incalzarmi». Nel complesso, secondo lei, come è andata? «Per quelle che sono mie impressioni devo dire che sono state fondamentali e determinanti le testimonianze del dottor Matera e dell’infermiera Bianchi. Certo per me e mio marito Valerio rivivere quei momenti non è stato piacevole però alla fine siamo contenti perché finalmente sta emergendo la verità. L’infermiera, prima e il medico poi che lo hanno soccorso hanno detto che Marco era stremato e che implorava: ‘’aiutatemi’’. Penso che come lo ha chiesto a loro lo avrà chiesto anche alla famiglia Ciontoli». La tensione è calata? «La tensione penso che non calerà. Io, lo ripeto ancora, non voglio vendette ma voglio giustizia e fino a che non l’avrò ottenuta per mio figlio non starò tranquilla». Secondo lei, un passetto in più verso la giustizia che cerca, si è fatto? «Questo lo deciderà la giuria popolare e i giudici. Io ho detto la mia verità poi saranno loro a fare le loro considerazioni . Posso dire  che finora si conosceva solo la versione dei Ciontoli ma che piano piano altre cose stanno emergendo». Fino a questo momento, si sente soddisfatta?
«Mi sento soddisfatta perché in questa udienza, dalle testimonianze, è emerso che hanno ritardato i soccorsi e che hanno tentato di coprire tutto. Addirittura si è avuta la conferma che Ciontoli  si era presentato come un carabiniere  e fino all’ultimo non ha detto niente su questo colpo di arma da fuoco. Di che dobbiamo parlare! Il fatto importante è che i testi hanno smentito tutta la loro ricostruzione. Per noi è una grande vittoria».  
Papà Valerio, più taciturno, rilascia anche lui una breve dichiarazione: «Diciamo che è andata bene perché si sono sentiti dei testimoni importanti, come il medico del pronto soccorso, che mi ha colpito perché è stato molto preciso e dettagliato nel dire tutto quello che è successo. Naturalmente, per quanto importanti, sono elementi che solo alla fine assumeranno contorni precisi e noi però siamo ancora all’inizio. Secondo me si è fatto un passo avanti verso una verità che ormai sanno tutti, perché tutti hanno capito quello che è successo fin qui. Quello che non si è capito è cosa possa essere successo prima.All’inizio ero agitato perché ci hanno messo in una stanzetta coi testimoni ma una volta andato sul banco tutto a posto. La mia è durata poco anche perché avevano già sentito per prima Marina. Quando i soccorritori hanno detto la frase di Marco “Aiutatemi ragazzi” mi si è stretto il cuore. In quella frase ho rivisto mio figlio perché era un suo modo di dire».

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