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I testimoni: Ciontoli e la paura di perdere il lavoro

I testimoni: Ciontoli e  la paura di perdere il lavoro

All’udienza Vannini l’importante deposizione dell’infermiera del 118 che soccorse Marco. Per il medico il foro incompatibile con un colpo di striscio o di una pistola che cade accidentalmente

LADISPOLI – È stata una giornata decisiva per il caso Vannini quella che si è svolta ieri presso la corte d’assise di Roma.
Una mattinata intensa durante la quale sono stati chiamati a testimoniare l’infermiera del 118 Ilaria Bianchi, il medico del Pit di Ladispoli – Cerveteri dottor Matera, la mamma ed il papà di Marco Vannini Marina Conte e Valerio.

Ad iniziare il ciclo di deposizioni è stata Marina la quale ha affermato, come successivamente farà papà Valerio, che quella sera nessuno della famiglia Ciontoli al telefono aveva accennato ad un colpo d’arma da fuoco, bensì avevano parlato di una caduta dalle scale.
Marina nella sua testimonianza ha sottolineato che tra i vestiti di Marco manca ancora all’appello una T-shirt e 100 euro, specificando che tra le persone presenti quella sera solo Martina sarebbe potuta entrare in bagno data la riservatezza di Marco.
Incalzata dall’avvocato Gnazi, Marina ha inoltre affermato che Marco era in possesso di un porto d’armi sportivo al fine di ottenere punteggio maggiore nelle graduatorie «VP1» .

Ed è proprio sul desiderio di marco di entrare nell’arma che si è soffermato l’interrogatorio di Marina portato avanti dall’avvocato della famiglia Ciontoli Andrea Miroli, circostanze , quelle descrittte, in cui spesso la presenza di Antonio Ciontoli.
Dopo Marina, è stato il turno di Valerio Vannini e a rivolgergli le domande è stato dapprima l’avvocato Messina la cua attenzione si è focalizzata sulle telefonate intercorse tra padre e figlio quella sera prima del fatto: un Marco tranquillo che annuncia di fermarsi a dormire dalla fidanzata sono le ultime parole che Marco pronuncerà al padre.

Valerio potrà rivedere Marco solamente una volta giunto al Pit dove solo allora, secondo la testimonianza depositata ieri, Federico Ciontoli avrebbe parlato ai genitori di Marco della ferita d’arma da fuoco.
Dopo Valerio è il turno di Ilaria Bianchi, l’infermiera in turno quella sera sull’ambulanza del 118.

Una testimonianza chiave, quella della Bianchi, L’infermiera riferisce che quella sera i Ciontoli hanno dichiarato a lei che Marco aveva avuto un attacco di panico e si era ferito con un pettine a punta. Ilaria Bianchi ha inoltre evidenziato l’incongruenza tra le dichiarazioni di Antonio Ciontoli e l’effettivo stato di salute di Marco. L’infermiera infatti ha riferito di aver notato un piccolo foro sul braccio diMarco, un foro pulito, senza tracce di sangue, molto simile ad una bruciatura di sigaretta e riferisce che Antonio Ciontoli le ha chiesto di nascondere il fatto che aveva sparato a Marco, perché avrebbe perso il posto di lavoro. L’infermiera però ha dichiarato anche che Ciontoli non specificò le dinamiche dell’accaduto.

Anche il dottor Matera, ascoltato dopo l’infermiera, ha evidenziato che Antonio Ciontoli ha dichiarato di aver accidentalmente sparato a Marco, ma solo in un momento successivo, quando il ragazzo era già sotto visita. Matera ha inoltre spiegato dettagliatamente gli interventi che sono stati adoperati su Marco, per tentare di tenere stabili i suoi parametri vitali. Secondo il medicoMarco era in un grave stato di shock, tanto da non riuscire a dire chi gli avesse sparato.
«Marco aveva in ecchimosi sul cavo ascellare di destra – ha dichiarato il medico – ma inizialmente non ho visto il proiettile, cosa che ho visto solo nella seconda analisi. Se avessero dichiarato le reali condizioni di Marco, sarebbero cambiate le procedure di soccorso” continua il medico». Per il medico, inoltre, il foro sotto il braccio di Marco era incompatibile con un colpo di striscio o di una pistola che cade accidentalmente».
A commentare a termine dell’udienza è l’avvocato Coppi, difensore della famiglia Vannini il quale ha sottolineato che «i testimoni hanno riferito ciò che avevano già dichiarato in fase di indagine».

Per l’avvocato Coppi, quindi, sta ora ai giudici raccogliere tutte le testimonianze e analizzarle minuziosamente.
Sulle importanti testimonianze di Ilaria Bianchi e del medico del Pit, Coppi sottolinea che non esiste una gerarchia di testimonianze, che sono tutte importanti, come le tessere di un mosaico che alla fine andranno a comporre l’intera scena.

 

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