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Grasso: "Al Pincio non c’è più un arbitro super partes"

Grasso: "Al Pincio non c’è più un arbitro super partes"

Il capogruppo della Svolta fa riferimento all’intervento di Cordella all’aula Pucci ed alla comunicazione arrivata ieri sulla propria mozione depositata a maggio: "Il parere del Segretario Generale sul forno crematorio desta molte perplessità"

CIVITAVECCHIA – «Mi pare evidente, ancora di più dopo i pareri espressi in Consiglio Comunale sul forno crematorio e sull’ammissibilità della relativa mozione, che al Comune di Civitavecchia ci sia un serio problema con chi dovrebbe essere il garante super partes della legittimità degli atti». Il capogruppo della Svolta Massimiliano Grasso commenta così l’intervento del Segretario Generale Caterina Cordella durante la seduta aperta all’aula Pucci sul forno crematorio.

«Da un lato – afferma Grasso – la dottoressa Cordella ha confermato la competenza del Consiglio Comunale in materia di forni crematori, dall’altro però ha sostenuto la tesi piuttosto ardita, basata sul principio di continuità amministrativa, che il Consiglio Comunale si sarebbe espresso sul forno crematorio nel 1980. Ossia 36 anni fa, quando la norma speciale, del 1990, neppure esisteva e con una delibera che approvava il piano generale del cimitero. Mentre non si è tenuto in nessun conto che progetto e convenzione, poi riapprovati solo dalla giunta, siano andati in gara, modificati sostanzialmente, con una semplice determina dirigenziale. Perché, nonostante la due diligence del dirigente Carugno, tutto questo non lo si è visto prima di far deliberare in Giunta l’approvazione del progetto definitivo e la ‘‘nuova’’ convenzione?». 

«Stupisce inoltre – prosegue Grasso – la comunicazione di ieri sera, avvenuta cinque mesi dopo il deposito della mozione per chiedere la sospensione o l’annullamento in autotutela dell’iter del forno creamtorio, circa il fatto che ‘‘la mozione doveva contenere la quantificazione delle risorse economiche necessarie per il pagamento degli oneri alla ditta appaltatrice e l’individuazione del capitolo di bilancio, previo parere del dirigente preposto, su cui accantonare le suddette risorse’’. Intanto – conclude Grasso – la mozione come già annunciato sarebbe stata emendata in aula, anche nella parte ‘‘dispositiva’’ della proposta. Inoltre, trattandosi di un onere finanziario del tutto ipotetico e non quantificabile allo stato da parte del Comune, è tutto da dimostrare come questo caso rientri nelle previsioni del regolamento citate dal Segretario Generale, che ancora una volta interviene per impedire, di fatto, anche la semplice discussione di una proposta politica che spetta solo al Consiglio stesso decidere se approvarla, imnpegnando l’amministrazione a dar seguito al contenuto dellla mozione, o meno».

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