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Possibili sacrifici animali a Castrum Novum

di CARLO CANNA

Gli scavi condotti nel 2015 nell’area urbana del sito archeologico di Castrum Novum, presso il Casale Alibrandi, alle porte di Santa Marinella, hanno consentito il rinvenimento di un particolare accumulo di ossa animali all’interno di uno strato relativo all’obliterazione delle mura del cosiddetto Ambiente 2, ovvero una delle almeno otto strutture abitative identificate all’interno di un vasto complesso edilizio costruito nel III secolo a.C. per ospitare i soldati in servizio nella città fortificata. È possibile pensare a questo ritrovamento in relazione alla celebrazione di antichi riti di sacrifici animali legati all’abbandono o al rifacimento dell’edificio? L’uso di deporre vittime umane o animali direttamente nelle fosse di fondazione, all’interno o in prossimità di cinte murarie, ponti, templi ed altri edifici è ben nota sin dall’antichità dalle fonti letterarie e archeologiche e, nei sacrifici di animali, anche da  quelle etnologiche, fino ai nostri giorni. Secondo gli studiosi di varie discipline, questi rituali presentano tre modelli interpretativi: il primo, consiste nel donare un’anima alla costruzione per garantirne solidità ed efficienza, mentre gli altri due rappresentano una forma di  ricompensa nei confronti delle entità soprannaturali per aver violato lo status naturale del luogo o la sanctitas delle costruzioni precedenti nel momento della loro obliterazione. Nel mondo italico, tra i rituali di questo tipo, quelli relativi al sacrificio di animali risalgono al VII secolo a.C., anche se li troviamo maggiormente concentrati all’interno di un arco cronologico compreso tra il II secolo a.C. e il I  secolo d.C. Tra gli esempi più noti in ambito italico di depositi con evidenze archeologiche di sacrifici animali riscontrati in prossimità di porte possono essere ricordati: Roma (Porta Mugonia relativa al muro 2, VII sec. a.C., Porta Mugonia relativa alla fase arcaica, VI sec. a.C), Paestum (Mura della città. Porta Marina, 273 a.C. ?), Ariminum (Mura della città, 268 a.C.), Altinum (Mura della città. Porta-approdo, I sec. a.C.), Saena (probabile porta nelle mura urbane, età augustea), Opitergium (mura della città, età augustea) e Augusta Taurinorum (mura della città, I sec. d.C.). Il rituale prevedeva l’uccisione e lo smembramento dell’animale, le cui parti potevano anche essere sparse in diversi punti della costruzione per garantirne la durabilità della stessa. Tra gli animali immolati alle divinità troviamo il cane, in primis, attraverso il sacrificio simbolico di un “animale-guardiano”, seguito da maiali, buoi e caprovini, singolarmente o insieme nel rito del suovetaurilia e cavalli. Nei depositi archeologici, i resti ossei spesso sono rinvenuti in associazione a materiali votivi fittili (vasellame, oggetti vari) e bronzei (monete). Nel caso specifico di Castrum Novum, si tratta dei resti di due individui giovanili di caprovino e maiale rinvenuti insieme ad una concentrazione di materiale ceramico. Sui resti di caprovino, in particolare, sono stati identificati i segni di fendenti da attribuire ad attività di macellazione dell’animale, mentre su entrambe le specie sono ben evidenti le tracce di un depezzamento selettivo finalizzato alla selezione di specifiche parti anatomiche (arti inferiori e superiori). L’accumulo di questi resti in un angolo dell’edificio e le particolari modalità del ritrovamento, potrebbero far pensare a dei sacrifici rituali, anche se non si può ancora escludere l’ipotesi che si tratti semplicemente di resti di pasto abbandonati. In attesa dunque che ulteriori indagini possano gettare nuova luce su tale ritrovamento, si può consultare il terzo quaderno di Castrum Novum, pubblicato recentemente grazie al contributo finanziario della Fondazione Cariciv, per maggiori approfondimenti. 

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