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Sanguinara: occhi puntati sui frantoi

LADISPOLI – Non si tratterà di sostanze chimiche pericolose, ma resta il fatto che all’origine dell’allarme scattato ieri sul fosso Sanguinara a Ladispoli vi sono sostanze considerate come rifiuto seppur di origine organica.
Secondo le informazioni raccolte sul posto da Capitaneria di Porto e da Vigili del fuoco, grazie all’intervento specializzato del nucleo NBCR, la sostanza nera presente nel fosso sarebbe legata alla lavorazione di olive. 
Ma quanto avvenuto ieri non sarebbe un inedito nel periodo autunnale. Circa quattro anni fa sarebbe accaduto un episodio del tutto analogo che fa ricondurre il tutto proprio all’attività dei frantoi.
Le analisi ieri si sono concentrate solo sui luoghi oggetto di segnalazione, ma anche secondo quanto ha lasciato ad intendere il sindaco Paliotta, le cause inquinanti andrebbero ricercate a monte del cavalcavia sul Sanguinara e forse anche prima del tratto ladispolano del fosso. 
Il Sanguinara infatti percorre un lungo tratto in territorio cerveterano prima di attraversare l’Aurelia entrando a Ladispoli.
Il timore è che vi sia qualche scarico abusivo che invece di finire in depurazione finisce invece direttamente nel fosso. In alternativa l’episodio potrebbe essere ricondotto allo smaltimento abusivo di sostanze che vengono comunque considerate rifiuto speciale da smaltire presso centri autorizzati, operazione che richiederebbe costi aggiuntivi che qualcuno forse ha voluto evitare.
Oltre alle analisi svolte ieri si è provveduto ad ispezionare alcuni tratti del fosso per vedere se erano presenti pesci morti, ma anche questa operazione ha dato esito negativo. Nell’acqua sono stati individuati pesci vivi che non presentavano danni.

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