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I vicini: "Sentivamo le urla disumane di Marco"

I vicini: "Sentivamo le urla disumane di Marco"

Mercoledì quarta udienza del caso Vannini. A sfilare davanti ai giudici i vicini di casa di Antonio Ciontoli. Dal momento in cui abbiamo sentito il botto all’arrivo dell’ambulanza è trascorsa circa un’ora

di GIULIANA OLZAI

LADISPOLI – Mercoledì nuova udienza del processo Vannini. Questa volta a sfilare davanti ai giudici i vicini di casa dei Ciontoli. La famiglia Liuzzi, costituita dal capofamiglia Tommaso, dalla moglie Vittoria Esposito e dalla figlia Veronica, all’epoca dei fatti diciassettenne, abita nella villetta attigua a quella dei Ciontoli. 

Le pareti che le dividono sono sottili e si sente tutto ciò che succede nelle rispettive case. Erano tutti in casa quella tragica sera del 17 maggio quando Marco è stato colpito da quel fatale colpo di pistola. Sono stati ascoltati come persone informate sui fatti dai Carabinieri di Ladispoli e successivamente dal pm Alessandra D’Amore. La loro è stata una testimonianza drammatica, che se confermata davanti ai giudici, rafforzerà la teoria dell’accusa secondo la quale la famiglia Ciontoli non si sia affatto preoccupata di prestare tempestivamente i dovuti soccorsi a Marco. 

Quella sera Vittoria sbrigava le ultime faccende domestiche mentre il marito era già a letto a dormire e la figlia al piano inferiore a guardare la televisione. Così dopo le 23 la donna, mentre andava su è giù per scala, ha sentito, dall’altra parte del muro, Martina Ciontoli, la fidanzata di Marco dire al padre ‘’lo vedi papà, lo vedi papà’’. Dopo un pò Vittoria ha dichiarato di aver sentito: «Un rumore molto forte, come quello di una rottura di un cristallo di un armadio, come se fosse caduta un’anta. Dopo qualche minuto di silenzio ho sentito le urla disperate di un ragazzo. Sentivo Antonio Ciontoli che cercava di tranquillizzarlo dicendo: ‘’Tutto a posto, non ti preoccupare’’. Dai piccoli oggetti che cadevano ho intuito che Marco è stato trasportato in camera da letto dei Ciontoli. Marco continuava ad urlare e diceva a Martina ‘’scusa Marti’’ e lei ‘’non ti preoccupare’’. Sentivo anche la moglie di Ciontoli che diceva ‘’non ti preoccupare’’. Mi sono rassicurata,  quando ho sentito una voce, credo di Antonio che diceva di chiamare il 118, erano circa le 23.40». Intanto, Vittoria, molto agitata aveva allertato la figlia Veronica chiedendole se avesse sentito un botto, ma la ragazzina con la tv ad alto volume non l’aveva sentito.  Agghiaccianti, scioccanti e al confine con l’irreale le dichiarazioni rese poi da Veronica: «Sentivo  le urla del ragazzo, che si interrompevano per qualche attimo per poi ricominciare in maniera molto intensa. Erano urla di dolore. Dal momento in cui mia madre mi chiese se avessi sentito il botto a quando è arrivata l’ambulanza, lui ha sempre urlato». Madre e figlia ripercorrono quei momenti in cui sentivano le urla di dolore “disperate e disumane” di Marco che chiedeva ‘’aiuto aiuto’’, ‘’aiuto sto male’’ e implorava ‘’non mi toccate mi fa male’’, e al contempo Martina che rispondeva ‘’Amore, apri gli occhi, non è successo niente’’ e altri che dicevano ‘’stai tranquillo è tutto a posto, mettiamo tutto a posto, non è successo nulla’’. Intanto anche il capofamiglia Tommaso svegliato dal “botto” e dopo un po’ sentendo le urla di dolore di Marco si alzava dal letto per chiedere alla moglie cosa stesse succedendo. 

Così la donna, per giunta una infermiera professionale, incitata anche dalla figlia si affacciava, insieme a lei, al balcone e vista Viola Giorgini, la fidanzata di Federico Ciontoli nei pressi del cancello, le chiese se avessero bisogno di aiuto. Ma Viola, senza dire cosa è successo, rispondeva «che non aveva bisogno di nulla, che era tutto a posto e di non preoccuparsi che stava arrivando il 118». Vittoria e la figlia rientrano dentro casa e dopo un po’, giunta l’ambulanza, sentono le voci degli operatori sanitari all’interno del salone dei Ciontoli. Vittoria precisa inoltre che sia quando è arrivata che quando è ripartiva l’ambulanza non aveva le sirene accese; che la famiglia Ciontoli era al corrente della sua qualifica professionale e che dal botto iniziale e l’arrivo dell’ambulanza era trascorsa circa un’ora.  

A questo punto viene spontaneo il collegamento con l’interrogatorio del pm a Viola Giorgini che incalzata dalle domande sulla condizione di Marco che peggiorava di momento in momento, che lanciava urla lancinanti di dolore, rantolava, urlava e lei che annuiva confermando, quando questi le ha chiesto «perché non avete chiamato i soccorsi? Siete usciti per strada e non avete chiamato 100 volte il 118».

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