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Sport e solidarietà, il Bilancione che nessuno conosce

Sport e solidarietà, il Bilancione che nessuno conosce

Iniziative sportive, reading, cineforum gratuiti, concerti. E tanta solidarietà. Da anni la zona è stata recuperata sotto il profilo strettamente operativo Ora l’operazione da fare è culturale, per far tornare Fiumicino ad essere se stessa

di FEDERICA CENCI

FIUMICINO – Bilancioni. Una parola che evoca il ricordo dell’estate, dei tuffi in acqua, delle risate con gli amici, della pesca, dei falò e delle canzoni strimpellate con la chitarra. Un bel ricordo per certi versi sbiadito, per alcuni conservato in una foto in bianco e nero. Perché oggi la parola bilancione riporta alla mente più facilmente immagini di abbandono, di lavori cominciati e mai finiti, di cancelli e mostri di cemento, di strutture fatiscenti, di pericolo di crollo. 
E allora bellezza o degrado? Quando ci si ferma in ‘questi posti davanti al mare’ si deve saper vedere con gli occhi giusti, per guardare oltre. 
Oltre l’incuria, oltre l’abbandono, oltre ciò che è brutto, per riscoprire la bellezza. È facile, si tratta solo di avere memoria, di ricordarsi di quello che era e che potrebbe tornare ad essere un luogo che è patrimonio di tutti. Perché in fondo, almeno una volta, chi non è andato con gli amici a tuffarsi ai bilancioni? 
Ed è proprio guardando con gli occhi della memoria quel posto tanto frequentato da ragazzi, col desiderio nel cuore di preservarlo per le future generazioni, che un gruppo di persone ha deciso nell’aprile del 2013 di trasformare un posto degradato e abbandonato un luogo di nuovo accessibile e fruibile per tutti. Così è nato il Collettivo del Bilancione. Sono cominciati i lavori di pulizia, di riqualificazione in quello che per un periodo è stato anche definito il “bilancione occupato”, perché – per assurdo – quando si tratta di scaricare abusivamente i rifiuti, certi posti diventano “terra di nessuno”, ma quando negli stessi luoghi si parla di recupero, di valorizzazione di un bene, allora compare il fantasma dell’occupazione. 
Ma basta andare appena un poco oltre i luoghi comuni per scoprire quanto lavoro, quanto impegno e quanta bellezza c’è dietro il lavoro dei ragazzi del Collettivo. Prima la pulizia del posto, poi il restauro e la messa in sicurezza della struttura. Poi finalmente l’inaugurazione, con una lunga passeggiata in bicicletta – organizzata con il gruppo di acquisto solidale Sale in zucca – partita dalla Casa Comunale di via Portuense per arrivare tutti insieme al Bilancione, finalmente aperto a tutti. 
E da quel giorno le iniziative si sono susseguite a raffica: di tutti i tipi e per tutti i gusti. Prime fra tutti le famose “Bilanciadi”, le olimpiadi acquatiche del bilancione, che quest’anno sono arrivate alla loro quarta edizione e che hanno visto una partecipazione numerosa di gradi e piccoli. Non solo sport però, ma anche cultura: i cineforum estivi gratuiti, le estemporanee di pittura con i “Pennelli Ribelli”, le mostre di fotografia, i reading di lettura dedicati a Pier Paolo Pasolini, i concerti musicali. E ancora l’impegno sociale: le iniziative realizzate nel corso degli anni hanno consentito infatti  al Collettivo di finanziare la scuola libertaria di Urupia in Salento, le scuole popolari di Ostia e del Trullo, le biblioteche delle borgate romane. 
Una vita attiva quella del Collettivo del Bilancione, attenta alle esigenze del territorio, ma soprattutto alle coscienze di chi ci vive: in ogni iniziativa infatti l’obiettivo è anche quello di risvegliare le coscienze un po’ assopite dei cittadini e restituire a tutti la consapevolezza che il mare, i bilancioni, il vecchio faro, sono quanto di bello la città di Fiumicino ha da offrire. E soprattutto che questo bene non è un privilegio di pochi, ma un patrimonio di tutti.

DOPO LA RIQUALIFICAZIONE L’IMPEGNO – “Quando si scopre che l’idea di vivere il proprio territorio in modo diverso è condivisa da molte più persone di quanto si credeva, questa idea diventa più concreta”. E nasce l’impegno. Nel giugno 2013, subito dopo aver ripulito e ristrutturato il Bilancione abbandonato rendendolo un luogo aperto e fruibile a tutti, il Collettivo No Porto ha cominciato la sua battaglia contro la concessione centennale dell’area demaniale alla società privata Iniziative Portuali. Con l’obiettivo “di dare – affermano i ragazzi – non solo una risposta concreta alle esigenze di riqualificazione ambientale, sociale e culturale della città, ma anche di proporre con coraggio un’alternativa possibile alla prepotenza di chi considera il territorio un terreno di conquista”. Tante le iniziative per la richiesta della revoca della concessione, tanti i tentativi di dialogo con la classe politica, tante le domande che restano senza risposta, dopo il blocco dei lavori e il sequestro del cantiere. 
Inquinamento, effetti a lungo termine sull’erosione della costa, eco-compatibilità dei materiali utilizzati, sono solo alcuni dei fronti sui quali il Collettivo No Porto sta portando avanti la sua battaglia, supportato da biologi marini, sedimentologi, ma anche da architetti e urbanisti che stanno apportando il proprio specifico contributo alla causa. Ma la sfida più grande il Collettivo la vuole affrontare con la progettazione di una proposta alternativa al Porto della Concordia, una proposta aperta alla partecipazione di tutti: “L’idea che vogliamo attivare – spiegano i ragazzi – è distribuire a quanti più cittadini possibile una planimetria della zona e raccogliere in questo modo i feedback dei residenti, le loro idee, i loro sogni, le loro speranze”. Un progetto che sappia vedere il potenziale economico, sociale, storico e culturale dell’area e che lo sappia rivalutare in chiave conservativa. Perché l’unica vera “grande opera” è la difesa del territorio.

L’ESEMPIO DELLA PUGLIA – C’è sempre un’altra prospettiva, un altro modo di vedere le cose. C’è sempre una seconda possibilità. Anche per tutto quello che ormai è vecchio e sembra da buttare. Si può sempre recuperare, si può sempre conservare. Ce lo insegna la Puglia. Qui i bilancioni – lì conosciuti meglio come trabocchi – sono diventati una struttura da conservare, salvaguardare e valorizzare. Nel gennaio del 2015, infatti, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità il disegno di Legge che tutela le antiche macchine da pesca, icona del Gargano. In questi manufatti storici la regione ha visto la propria identità, le proprie tradizioni e li ha riconosciuti come un patrimonio da preservare, istituendo il censimento dei trabucchi e stabilendo delle linee guida per il recupero e il ripristino delle macchine da pesca, il cui danneggiamento è perseguibile per legge. Il tutto a vantaggio del turismo e dell’economia locale. Una ‘best practice’ che anche altre regioni della riviera adriatica stanno mettendo in atto: un buon esempio che – speriamo – faccia presto il giro della penisola e sbarchi anche qui, sul Tirreno.

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