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Viaggio nell’inferno delle case popolari

Viaggio nell’inferno delle case popolari

Dati alla mano, circa il 90 per cento degli occupanti è moroso o insolvente. E quelli che occupano senza titolo, prima di andarsene distruggono tutto. C’è anche un racket delle sublocazioni, a danno di chi ne ha realmente diritto

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO – Il 90,6 per cento degli abitanti delle case popolari di via Tago, via Oder e via Vistola è moroso. Alcuni sono in ritardo, altri non pagano proprio. Poi c’è una quota di abusivi totali, occupanti senza titolo. La fotografia delle case popolari è questa, e non si discosta moltissimo dagli altri agglomerati presenti sul territorio.
La piaga dell’abusivismo, della mancata corresponsione degli affitti, del corto circuito contante tra istituzioni fa diventare quello delle case popolari un terreno minato, dove l’illegalità spesso è la cifra costante, dove a fronte di chi ha veramente bisogno c’è chi gestisce un diritto acquisito come fosse un bene personale lucrandoci sopra o impedendo a chi sta davvero male di avere un tetto sulla testa. Ed è chiaro che muoversi in questa giungla è pericoloso.
Ma per parlare di case popolari dobbiamo parlare di numeri e competenze, altrimenti non si arriva a capire la situazione. Numeri ufficiali che fotografino la situazione attuale sui vari siti non ce ne sono (e già questo è un punto a sfavore della reale comprensione del problema), ma l’assessore Paolo Calicchio in uno degli ultimi consigli comunali le cifre le ha fatte, e visto che sono state declamate in un contesto ufficiale come quello del Consiglio comunale, vanno prese come ufficiali.
Nel dettaglio, su 320 appartamenti  294 hanno delle morosità, che arrivano a un totale complessivo di 3.975.427,02 euro di soldi non pagati. Quasi 4 milioni di euro di arretrati che l’Ater avrebbe dovuto percepire e che non ha in cassa. A questo si sommano i soldi che la Regione avrebbe dovuto erogare (e non ha fatto), sempre all’Ater, per manutenzione e servizi. Il quadro che ne esce è desolante: quei pochi che pagano alla fine devono subire tutti i disservizi (in termini di manutenzione, verde, erogazione di corrente, ecc.) derivanti dal buco di bilancio fatto in concomitanza dal basso e dall’alto.
Fin qui la competenza è dell’Ater, e casomai della Regione (proprietaria dei terreni dove insistono le case).  Il Comune non ha la gestione diretta delle palazzine, ma viene chiamato comunque a censire, controllare, segnalare e, una volta che l’Ater ha emesso il provvedimento di decadenza per l’occupazione di un alloggio oppure ha individuato un abusivo totale, ad attivarsi per lo sgombero.
E qui si apre un altro scenario tutto italiano, purtroppo. Prima la sequela infinita dei ricorsi che, interrompendo i termini legali, fanno si che un alloggio occupato senza titolo debba essere lasciato libero dopo anni; poi la devastazione che si attua negli appartamenti per cui è stato ordinato lo sfratto.
Porte divelte, fili elettrici strappati, termosifoni rubati, rubinetteria e sanitari staccati o spaccati, muri presi a picconate, vetrocemento distrutto, urina sulle pareti e feci per terra. Peggio di una bomba, con il principio “non ci posso stare io non ci deve stare nessuno”. Un principio inaccettabile perché va a ledere il diritto di qualcun altro che sta male davvero, perché incide sulle tasse che tutti i cittadini pagano, perché non si fa un dispetto a questo o quel dirigente ma ad altre persone che avrebbero diritto ad avere una casa.
Durante l’amministrazione Montino, l’assessorato di Calicchio ha effettuato una trentina di sgomberi, e attualmente ci sono almeno 4 appartamenti (uno è stato riconsegnato ma chi lo ha preso sa che dovrà fare i lavori di ripristino) in queste condizioni. 
Peraltro nemmeno lo sfratto è cosa da fare. Perché una volta che l’Ater ha delegato il Comune a procedere, bisogna mettere su un team che veda la presenza delle forze dell’ordine, dell’ambulanza e di altri soggetti; un’operazione fattibile solo se si incastrano i problemi delle varie amministrazioni, sempre in cronica carenza di personale e con mille servizi da fare altrove. Dunque i tempi si allungano ancora.
Queste lungaggini sono quelle che determinano situazione di compravendita dei posti. Pagare qualche migliaio di euro al “boss” di turno per poter entrare, sapendo poi di restare abusivo per almeno un lustro, è un’operazione conveniente sotto il profilo economico; e c’è chi con questo sistema ci campa.
Tutto ciò non esime le varie amministrazioni dall’essere più attente ai bisogni dei cittadini, dall’essere puntuali nell’erogare i servizi, dall’essere fedeli al proprio mandato. Ma chiudere gli occhi per non vedere la giungla di illegalità che s’infittisce sempre più all’interno delle case popolari vuol dire non voler risolvere il problema.

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