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"Costruiamo ponti per collegare, non muri per dividere"

"Costruiamo ponti per collegare, non muri per dividere"

Ieri la Camera ha approvato la legge sui minori non accompagnati. La riflessione della delegata Giuliana Olzai. «Proporremo all’Unesco di tutelare i bambini come patrimonio dell’umanità»

CERVETERI – Giornata storica ieri per l’Italia, con l’approvazione alla Camera della Legge sui minori stranieri non accompagnati. Il testo legislativo passerà ora alla discussione in Senato.
Dall’Amministrazione Comunale di Cerveteri arrivano note di ottimismo e soddisfazione.
«In un momento storico come questo – ha detto il sindaco Alessio Pascucci – in cui in Italia e in Europa c’è sicuramente più bisogno di ponti per collegare più che di muri per separare, la legge presentata dalla deputata Barbara Pollastrini è un segnale molto positivo che stabilisce più garanzie non soltanto ai minori stranieri che approdano nel nostro Paese, perché li sottrae dalle mire della criminalità organizzata, ma anche per la sicurezza degli Italiani stessi».
La delegata alle Politiche e ai diritti dell’infanzia Giuliana Olzai ha dichiarato: «A Gorino, in provincia di Ferrara, è stato impedito l’ingresso in città a dodici donne e otto bambini in difficoltà. Un atto assolutamente da censurare: il nostro Paese, l’Italia, è nostro perché è qui che abitiamo, ma così come è nostra la proprietà della casa in cui viviamo, ma questo non ci impedisce di offrire ospitalità a chi ci chiede aiuto. Il Bene Comune è regolato dalle leggi dello Stato e non  dal volere di pochi prepotenti  che con azioni di forza ostacolano le leggi e l’ospitalità prevista e regolamentata da esse. Penso che martedì scorso sia stato tradito il dettato della nostra Carta Costituzionale che all’articolo 2 garantisce l’inviolabilità dei diritti dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
«La nostra Costituzione quindi parla di ‘Uomo’ – spiega la delegata Olzai – e non dice assolutamente nulla sulla nazionalità o la religione dell’individuo. Anzi, l’articolo 3 stabilisce chiaramente che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È l’uomo, quindi, ad essere al centro del sistema di garanzie e diritti previsti dalla nostra Repubblica, e non l’italiano in quanto tale. Il fatto di impedire l’ingresso nel nostro Paese a dei bambini è un atto miserabile e contrario al dettame costituzionale. Senza contare che la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia stabilisce che l’educazione del fanciullo, garantita dagli Stati nazionali, deve avere come finalità quella di preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona. Gli otto fanciulli che erano alle porte di Gorino non erano li per propria volontà, ma per necessità, e non è certo sulla loro pelle che può avvenire il dibattito politico sull’accoglienza».
«Cerveteri – conclude la delegata Olzai – non vuole tirarsi indietro dal proprio dovere di salvaguardare il patrimonio Unesco che ha la fortuna di custodire, e di salvaguardare la dignità e i diritti di tutti. Ormai la difesa dei patrimoni umani materiali, come le bellezze dei luoghi e dei monumenti che la storia ci consegna, assumono una rilevanza globale.  Per questo Cerveteri vuole farsi promotrice della proposta all’UNESCO di tutelare i bambini come patrimonio dell’umanità. Mi  sento allora di chiedere a tutte le mamme, ai papà ai nonni, agli insegnanti,  di fare uno sforzo per aiutare i bambini a superare la paura del diverso, e bene ha fatto il Sindaco Alessio Pascucci a ribadire la disponibilità ad accogliere quelle donne e quei bambini e rimarcare che la nostra città sarà sempre più disposta a costruire ponti che ad erigere muri». #nonlasciamoindietronessuno.

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