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Il sisma distrugge le seconde case dei cerveterani

Il sisma distrugge le seconde case dei cerveterani

Ramazzotti: «Tra crolli e lesioni a Castelsantangelo sul Nera non abita nessuno. Oltre 300 famiglie di Cerveteri interessate al fenomeno». Il consigliere: «In un paese in crisi per ricostruire chiese, sarebbe opportuno che anche il Vaticano impegnasse risorse»

di TONI MORETTI

CERVETERI – Alle 7 e 40, minuto più minuto meno, di domenica 30 ottobre, in molti, anche a Cerveteri, sono stati svegliati  dai lampadari che oscillavano e dalla terra che tremava. Si è avvertita anche da noi, a Ladispoli e perfino a Roma e a Civitavecchia quella che poi nell’arco della giornata veniva classificata una scossa tellurica  di magnitudo 6.5  più forte di quella che a fine agosto aveva devastato quella valle incantata tra Amatrice, Visso, Norcia e le tante frazioni, e ancora lì, con epicentro a pochissimi chilometri di distanza rispetto all’altra volta. Le notizie che si susseguivano nell’arco della giornata e poi il giorno dopo e quello seguente ancora, sembravano dettate da una sceneggiatura di uno psico-horror in quanto più che il bollettino dei morti, che per fortuna non ce ne sono stati in quanto alla prima scossa di avvertimento, più lieve, sono usciti tutti fuori di casa, faceva leva sull’ansia che provocava un’intercalare di scosse ravvicinate l’una all’altra e dei crolli, che sembrava completassero un’opera drammatica di demolizioni. Gli abitanti di Cerveteri si sono allarmati in quanto c’è da dire che oltre trecento famiglie di Cerveteri hanno legami con quella zona e in special modo a Castelsantangelo molti posseggono una seconda casa per le vacanze.  Lamberto Ramazzotti, che fin da ragazzo frequentava quella zona, uno dei primi, se non il primo che ha diretto in età giovanissima una delle stazioni di sci presenti nella zona, è una che da quella terra non si è mai staccato e ancora oggi tiene i contatti con tutti ed è quindi l’interlocutore più attendibile per chiedere quale fosse la situazione all’indomani del secondo terremoto. «Ti posso dire che una signora di ottantasette anni che si chiama Sandra e che vive a Castelsantangelo praticamente da sempre, mi ha detto che i terremoti ci sono stati sempre lì, ma quello di domenica era una bomba atomica. Da alcune foto che mi hanno mandato degli amici, posso affermare che tra quelle crollate e quelle seriamente lesionate ed inagibili, nessuna casa in questo momento può essere abitata». Lei che è anche un politico, cosa desume, viste le esperienze del passato, sulle dichiarazioni che si rilasciano oggi circa i tempi e i modi d’intervento e di ricostruzione?
«Mi auguro che si tenga conto delle necessità come priorità senza cadere nell’errore degli interventi a pioggia come in passato. Un uomo di stato come Renzi  ha senz’altro le idee chiare e dimostra di averle. Io sono sicuro, superati i sessanta, che non rivedrò quelle valli nello splendore in cui erano. La ferita inferta dal terremoto lascerà la sua traccia e cambierà qualcosa. Quel posto non potrà ritornare se stesso. Per quanto riguarda poi ricominciare a costruire dalle chiese, bene, sono beni di grande valore storico, artistico e culturale ma in un paese in crisi come il nostro sarebbe pure ora che il Vaticano cominciasse a fare degli sforzi economici per le sue cose».

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