Pubblicato il

''È la democrazia, bellezza''

''È la democrazia, bellezza''

Al Granarone la prima giornata del mini festival organizzato da Italia in Comune

di TONI MORETTI

CERVETERI – Ore 15 e qualche minuto e nella sala dove si riunisce il Consiglio Comunale, al palazzo del Granarone, completamente diversa, rivisitata e resa fruibile da piccoli accorgimenti scenografici da chi ha idea di farci una kermesse, con giornalisti, attori, cantautori, attivisti, avvocati, ma soprattutto ragazzi, giovani, su un tema che proverà quanto sia sentito, quanta voglia c’è di essere frequentato, riconquistato o custodito, oppure quanto fino ad ora è stato mal frequentato tanto da perderne mano mano  forma e coscienza. Quanto vedremo non è costato niente all’amministrazione perchè nessuno degli organizzatori e degli ospiti percepirà un euro. E la kermesse parte con la performance di Angelo Tuti, attore e sceneggiatore che vestito di nero e con la maschera di Anonymous recita alcuni passi dal monologo di Giorgio Gaber sulla democrazia: ”E pensare che c’era il pensiero” del 1994. Questa è già una introduzione  e si capisce cosa succederà in quella sala stupenda che propone un fondale con un collage volutamente disordinato di fogli di giornale, con una pedana che separa due file di sedie nere e dei puff  bianchi che accoglieranno gli ospiti che saranno presentati e coordinati da Arianna Ciampoli, conduttrice RAI e Melania Petriello, giornalista, alle quali abbiamo rivolto alcune domande: La democrazia, dove è andata?
Arianna Ciampoli: «E’ quello che ci chiediamo oggi. E’ quello che proviamo a chiederci e a capire perché oggi siamo tutti un po’ tutti dentro questa domanda, visto anche il periodo storico che stiamo attraversando, che in questo momento ci costringe ad essere nella domanda. Proveremo a capire collegandoci con la Turchia e aprendo all’Europa col dopo Trump per capire dove stiamo andando». 
E’ molto originale che a partecipare ci siano anche dei ragazzi. 
Melania  Petriello: «Parlare oggi di democrazia, significa parlare di una parola sotto la quale tutti viviamo che si nutre di storie, di significati e anche di un certo senso di appartenenza. Proviamo quindi a confrontare le esperienze più differenti».
Questa presenza sottolinea un gap? Delle nuove generazioni?
Arianna Ciampoli: «Non partiamo da preconcetti ma vogliamo che ci siano. Pare che siano stati loro in America, che non andando a votare hanno danneggiato la Clinton pur se la scorsa volta sono stati determinanti per il successo di Obama e dei Democratici. Vogliamo porre queste esperienze a confronto. I giovani potranno parlare se vorranno e forse spiegarci meglio anche e aiutarci a capire quanto e come influisce, sulla democrazia che noi conosciamo, il nuovo sistema di comunicare».
Pascucci apre i lavori, si fa per dire, con una frase tratta da un discorso di Calamandrei agli studenti. La riflessione che lo incalzava da alcuni mesi e che lo ha portato ad ideare questo piccolo festival della democrazia si basava su quegli aspetti e fatti che richiedevano della necessità di vigilare sulla democrazia. Calamandrei esordisce proprio così nel primo passaggio del suo discorso di cui Pascucci ha voluto leggere un brano, dopo aver ringraziato tutti gli amministratori di ‘‘Italia in Comune’’ che la ha realizzata, associazione di amministratori di varie città d’Italia che periodicamente si incontrano per scambiarsi le loro esperienze di buone pratiche.
In diretta Skype dalla Turchia, Dimitri Bettoni, Centro Studio Balcani e Caucaso, evidenzia che: «Grazie allo stato di emergenza il partito di governo di Erdogan sta tappando la bocca a centinaia di giornali e migliaia di giornalisti. Erdogan si presenta come portatore di una «nuova democrazia». Prima, scendere in piazza per protestare era pericoloso. Adesso è semplicemente illegale». Anche Francesca Mannocchi, giornalista e reporter di guerra appena tornata dall’Iraq, collegata in diretta Skype, dice: «Ho intervistato i giovani combattenti dell’ISIS nelle prigioni di Kirkuk. Se non mandiamo questi ragazzi a scuola, quando finirà la guerra, al di la di chi avrà vinto, non ci sarà nessuno per ricostruire l’Iraq».
Atteso per il tardo pomeriggio Stefano Fassina, economista e parlamentare  che, «su Brexit e Trump  – dice – faccio un’analisi preoccupata. Bisogna domandarsi che cosa sta succedendo. Le istanze che hanno portato a quelle vittorie sono istanze reali. Avrebbero potuto coglierle anche le forze progressiste. Dobbiamo chiederci come mai non è stato così». E apre così uno scenario che porta ad interrogarsi: Per difendersi, la democrazia, quali istanze “Reali” di chi in questo caso l’ha negata, possono essere intercettate e fatte proprie dalle forze progressiste?

ULTIME NEWS