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Amministrative, nasce il movimento ‘‘Il Paese che vorrei’’

Amministrative, nasce il movimento  ‘‘Il Paese che vorrei’’

Obiettivo: «Presentare un’alternativa credibile all’attuale governo della città»

di GIAMPIERO BALDI

 

S. MARINELLA – Nasce dalla volontà di cambiare il modo di dare un impulso al’attività amministrativa, attraverso iniziative che riguarderanno diversi settori della città, il Movimento “Il Paese Che Vorrei” che diventa la voce e il simbolo unitario di persone che hanno collaborato a numerose attività politiche come i Piani per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il Progetto integrato sviluppo urbano, la mozione a tutela del verde; il progetto per il castello di Santa Severa, la promozione dell’assemblea per la piazza partecipata e il costante sollecito per un Piano di Emergenza Comunale. «Siamo un gruppo – dicono i dirigenti – dove, una parte di noi, proviene da Acp e Sel, altri invece non hanno appartenenza politica. Condividono valori ed obiettivi indicati nel documento Santa Marinella bene comune. La nascita di questo movimento è importante perché vuole superare finalmente controproducenti divisioni e diventi credibile alternativa al blocco di potere che governa la città. Santa Marinella è un bene comune. Questo principio determina gli obiettivi, la scelta delle priorità, la destinazione delle risorse e ogni azione di governo. Dobbiamo scardinare un modello orientato all’interesse di parte e alla appropriazione delle risorse pubbliche. Il territorio è un patrimonio collettivo da tutelare, per perseguire la qualificazione ambientale e la creazione di servizi in grado di favorire il riequilibrio della ricchezza, la creazione di opportunità, la ricaduta occupazionale, lo sviluppo di un tessuto produttivo a beneficio di tutti». «L’ambiente – continuano i promotori del comitato – è un prestito che riceviamo dalle generazioni future, per questo va gestito con una programmazione seria e di lunga portata che possa conciliare salute pubblica e produzione, sviluppo e sostenibilità, godibilità e tutela. Migliorare la qualità della vita significa attuare interventi volti a migliorare lo spazio pubblico urbano e a ricostruirlo come luogo d’incontro, a connettere e qualificare le periferie, a recuperare spazi abbandonati, a immaginare luoghi e ad animarli con l’offerta di servizi. Ciò vuol dire mitigare le sacche di disagio sociale e innalzare il livello di sicurezza. Credere nel bene comune, vuol dire credere nella collettività e comporta il desiderio di investire su asilo nido, scuola, assistenza sociale, cultura, sport, verde, pulizia, opportunità per i giovani. Dobbiamo perseguire accessibilità, sostenibilità e benessere, nel rispetto della dignità di ogni cittadino, con particolare attenzione alle fasce più deboli. Tutti, nessuno escluso, devono poter godere dei beni comuni e dei diritti». «La città bene comune – conclude il comunicato – è un patto che lega tutti alle stesse regole. Questo patto è saltato e le risorse economiche e ambientali sono utilizzate come strumento per la conservazione di potere e privilegi. È una tendenza che deve essere invertita attraverso concetti guida di giustizia sociale, etica, trasparenza, legalità, che non sono bandiere per acquisire consensi ma valori da concretizzare nella pratica quotidiana. È quindi necessario ricostruire la cultura dei diritti sociali contro quella della elargizione di privilegi».

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