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Referendum, Paliotta: "Nessuna conseguenza per il Pd locale"

di FABIO PAPARELLA

LADISPOLI – Un vero terremoto politico quello causato dalla vittoria schiacciante del No al referendum costituzionale proposto dal Pd di Renzi.
Sindaco, Ladispoli si è attestata al 65.6 di affluenza alle urne, con il No al 71.2 % 12 punti percentuali sopra al dato nazionale e al di sopra di molti altri comuni della zona. Come.valuta l’esito del la campagna referendaria e del voto?
«Il voto di Ladispoli è molto simile a quello di Fiumicino e Cerveteri, i comuni più simili a noi dal punto di vista sociale ed economico. Non va sottovalutato da chi amministra ma penso che il senso del voto ha poco di locale, è stato un voto politico pro o contro il Governo».
Chiaramente si tratta di un voto molto eterogeneo e trasversale ma non crede che si tratti di un segnale che il suo partito deve saper cogliere anche a livello locale? Riuscirà a restare unito?
«Ogni voto va rispettato e capito, anche nei possibili significati locali. C’è un disagio sociale, mancanza di lavoro, difficoltà nel gestire attività economiche. E su questi versanti il significato del voto è sia locale che nazionale. Non credo ci siano conseguenze sull’unità del Pd di Ladispoli, siamo l’unico partito che ancora si confronta con la libertà di posizioni e con momenti congressuali importanti».
Lei ha parlato di un voto troppo politicizzato, ma non è responsabilità del premier e segretario Renzi buona parte di questa politicizzazione e personalizzazione del voto?
«Sicuramente è stato Renzi a renderlo politico fin dall’inizio ed e’ stato un errore che poi lui stesso ha ammesso. Ma nelle ultime settimane tutti lo hanno fatto diventare politico : non si parlava dei temi referendari ma si invitava a votare no per far dimettere Renzi. 
E da questo punto di vista c’e’ da chiedersi : se domenica si fosse votato per le elezioni politiche con il proporzionale, chi avrebbe vinto? Chi sarebbe riuscito a fare la coalizione vincente? E ora chi la farà la riforma elettorale? in quasi tutti i paesi Europei che hanno il proporzionale nessun partito al governo ha preso più del 40 per cento. Mi sembra che ora si apra una fase nella quale i problemi li hanno di più quelli che hanno vinto. Ma questa e’ la democrazia e va bene così».

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