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Zona artigianale: ''ni'' della Regione

Zona artigianale: ''ni'' della Regione

Arriva la risposta ufficiale alla richiesta inviata dal Comune di Cerveteri. L’interpretazione restrittiva della norma comporta una riadozione del Consiglio comunale e una successiva presentazione. Nulla si cambia. L’iter è compiuto

di TONI MORETTI

CERVETERI – Infaticabili Orsomando e De Angelis, controllori e censori puntuali dei fatti e dei misfatti dell’amministrazione, il primo presidente del Consiglio comunale, area centro destra indaffarato a strappare con determinazione la leadership della sua area con la segreta speranza di poterla rappresentare come candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative, aspirazione più che legittima. il secondo, accanito sperimentatore di “aderenze” più o meno durevoli che lo hanno visto prima in  maggioranza fino alla semi-opposizione di un PD lacerato dall’attacco di “legittimi” “abusivi” dei quali si è finalmente deciso a fare parte fino ad offe… pardon, a prova contraria. La loro azione congiunta si esprime ieri con un comunicato che denuncerebbe una risposta data il 30 novembre dalla Regione Lazio, facendo intendere tenuta volutamente celata, circa la “bocciatura” della perimetrazione della zona artigianale.
Non hanno faticato ad ipotizzare scenari funesti naturalmente per colpa ed incompetenza dell’attuale amministrazione che quel piano lo ha trasformato con determinazione.Il sindaco, interpellato sull’argomento spiega: «Il nuovo piano sulla zona artigianale prevede un piano integrato che riguarda tutte le opere riguardanti la viabilità, rotonde, svincoli sull’Aurelia, capannoni commerciali, opere a favore della collettività che interessano i due terzi dell’intera area e poi la perimetrazione del terzo restante, cioè gli otto ettari dedicati ai capannoni artigianali. C’è stata una lieve modifica che non abbiamo ritenuto essere sostanziale per cui abbiamo inteso la non risposta come silenzio assenso. La Regione ha avuto una interpretazione restrittiva della norma che regola la procedura e ritenendo la modifica di carattere sostanziale, non riconosce il silenzio assenso ma lo interpreta come diniego. Non è quindi tutto da rifare, come qualcuno spererebbe anche se versa lacrime su una opportunità perduta per gli artigiani. Sono quelli che avevano ideato di vendere loro capannoni a scatola chiusa e che invece adesso avranno contatti col comune che cederà loro il terreno sul quale potranno costruire quello che a loro serve e se lo faranno costruire da chi vogliono. Noi manterremo il punto ma se proprio c’è da rifare qualcosa, questa è soltanto la procedura di presentazione che sarà velocissima a dimostrazione comunque che, a parte l’intoppo, l’iter è stato seguito». 
Dello stesso parere è Lamberto Ramazzotti che parlando più che da consigliere da professionista esperto di questioni urbanistiche, dice: «Ho letto la risposta e per la mia esperienza posso dire che si tratta di una interpretazione restrittiva di una norma. Male che vada, senza spostare e correggere nulla, si ripresenta in Regione con una riadozione del Consiglio comunale ed è tutto risolto». Ancora una volta “al lupo al lupo”?

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