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Tarquinia deserta, i cittadini elencano ‘‘la ricetta’’

Tarquinia deserta, i cittadini elencano ‘‘la ricetta’’

Prosegue il dibattito sulle possibili soluzioni per risollevare le sorti turistiche ed economiche della città

TARQUINIA – Tarquinia, deserta; un paese fantasma che potrebbe e dovrebbe offrire molto di più, perché sulla carta le sue potenzialità, dal punto di vista turistico ed economico, sono notevoli. Prosegue il dibattito in città sulla necessità di dare una svolta immediata ad un paese che si scopre sempre meno frequentato. Sui social fioccano le ‘’ricette’’ su come affrontare la ‘’crisi’’ che appare essere non solo economica ma anche d’identità. «Basterebbe che chi si occupa di turismo e cultura si avvalesse di seri professionisti – suggeriscono alcuni – Possibile che da entrambe le centrali Enel dobbiamo prendere solo aria cattiva? Che fine hanno fatto i soldi che avrebbero dovuto indennizzare Tarquinia? Civitavecchia organizza, Montalto organizza e Tarquinia è uno spettro tra le due». «Tarquinia dovrebbe essere amministrata come un’azienda – suggerisce qualcuno – ci vuole tanto marketing efficace, elasticità mentale e voglia di scoprire cose nuove». «Si continuano ad aprire B&B e ristoranti – commentano altri – ma per quali turisti non si sa». «Sarebbe anche stato il caso di razionalizzare la tipologia di attività commerciali aperte in una singola via – osservano alcuni – Se tra via Umberto I ed il Corso non ci sono altro che agenzie immobiliari e banche diciamo che non è che sia molto attraente per una passeggiata serale. Tutto ciò, abbinato ad un marketing assente, alla crisi economica ed al cambio di abitudini, rende il centro storico quello che è…» E c’è chi aggiunge: «E’ vero che i commercianti dovrebbero prendere un po’ più di iniziative, essere un po’ più creativi, organizzare eventi, rendere attraente il proprio negozio…». Tra le tante ricette c’è chi punta all’artigianato: «Lasciate stare il marketing, non ci serve la disumanizzazione, all’opposto ci serve l’umanizzazione del paese, perciò ci servono strategie per agevolare l’apertura di botteghe artigiane annientate dalle politiche governative ma anche dalla miopia amministrativa locale e ovviamente dalla crisi economica. Non voglio offendere nessuna categoria, ma la verità dei fatti è che per stimolare la vitalità economica di un comune, l’artigianato viene prima del commercio. Senza artigianato non c’è identità e si perde interesse per visitare e abitare e vivere Tarquinia». «Il nostro è l’unico paese con tanta terra e altrettanto mare, senza un’identità riconosciuta, almeno nel Lazio – asserisce qualcuno – Di Tarquinia si parla di tombe e museo, ma di prodotti locali dop? Di artigianato riconosciuto? O di un lido organizzato? Il nulla. Serviranno anni per prendere il passo dei piccoli comuni confinanti». (a.r.)

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