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Omicidio Vannini, i legali di parte civile: ''Ciontoli non dice la verità''

Omicidio Vannini, i legali di parte civile: ''Ciontoli non dice la verità''

«Determinante la testimonianza del comandante Izzo che ha smentito Antonio Ciontoli e la figlia Martina» 

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI –  Concisa e lapidaria, come al solito, la dichiarazione congiunta di Mauro De Carolis e Enza Intoccia, rispettivamente legali del papà e della nonna di Marco, Gina Fausti: «Nell’udienza odierna c’è stata una conferma da parte del personale del RIS intervenuto, in ordine alla presenza di residui di polvere da sparo su Federico, Martina e Antonio Ciontoli – soggetti presenti sulla scena del fatto nella immediatezza – e l’assenza del DNA sulla pistola, che induce a ritenere un’attività di pulizia e depistaggio. Il signor Ciontoli ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee e a tal proposito debbo rilevare che, lo stesso – ogni volta –  con spregiudicatezza e secondo convenienza, modifica le propria versione dei fatti, un vero bugiardo seriale che persegue una condotta assolutamente da stigmatizzare. Il Ciontoli con le sue dichiarazioni oltre ad offendere la memoria di Marco, quindi la famiglia, sembra volersi prendere gioco di tutte le parti presenti. Ribadiamo, che a nostro avviso il comportamento dell’imputato è indicatore di una personalità criminale. Si rileva ancora una volta la omertosa assenza degli altri imputati, sempre più coinvolti nell’omicidio di Marco, anche alla luce delle dichiarazioni dei testimoni intervenuti in data odierna».
Celestino Gnazi, legale della mamma di Marco, dichiara: «La cosa molto importante di questa udienza è il fatto che emerge chiaramente che Martina è coinvolta mani e piedi. Sono state confermate infatti quelle frasi riportate nelle intercettazioni telefoniche – effettuate nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia alcune ore dopo la morte di Marco –  quando Martina parlando con gli altri si esprimeva in questo modo: “già nella vasca Marco aveva l’ogiva che stava dall’altra parte del corpo’’ e aveva pure indicato dove stava e si era espressa dicendo testualmente “sembrava una ciste”. Dicendo queste cose e dandole per vere è del tutto evidente la sua compartecipazione. Se tu vedi un ragazzo che sta in quelle condizioni, che ha un proiettile dentro il corpo, vedi addirittura dove sta, come fai a dire di aver sottovalutato la faccenda? Questo il pubblico ministero glielo contestò dicendo guarda che tu lo sapevi come stava Marco, altro che acqua e zucchero, lo dici tu stessa. E lei come pure il padre: ‘’Io non riferivo quello che avevo visto ma quello che ci aveva detto il comandante dei carabinieri Roberto Izzo’’. E questo era un punto importante. Oggi è stato sentito Izzo che ha escluso nel modo più categorico di aver detto una cosa del genere a questi signori dicendo di non aver mai avuto un contatto di questo genere dopo aver appreso la faccenda e dopo aver visto le foto del corpo. Ha escluso quindi di avergli detto cose di questo genere. Questo punto naturalmente è decisivo per collocare non solo Martina sul luogo nelle immediatezze di quello che è successo, ma ormai è assolutamente certo che anche lei come il padre sapesse esattamente che cosa era successo da subito. Sapevano che il bossolo non era fuoriuscito, che aveva attraversato tutto il corpo e si era conficcato nell’altra parte del costato. Loro insistevano sul fatto che glielo aveva detto Izzo ma questo non è assolutamente successo. Vero niente, lo escludo ha detto Izzo, punto». Si può pensare che due persone possano non rendersi conto delle condizioni di quel ragazzo dopo quello che hanno detto? C’è da dire poi che le tracce di polvere da sparo li collocano inequivocabilmente sulla scena del crimine. A questo punto Gnazi specifica: «Siccome le particelle presenti negli abiti sono parecchie questo fa presumere che stessero comunque nei pressi ma non è una prova decisiva è un indizio insieme a tanti altri.  Per i Ciontoli è stata una bella botta. Non dico decisiva ma quasi. La questione centrale dell’udienza di oggi è stata comunque la testimonianza del comandante Izzo».  

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