Pubblicato il

Nessuna intimidazione, solo un atto vandalico

Nessuna intimidazione, solo un atto vandalico

Ammette le sue responsabilità l’uomo che mandò in frantumi il vetro dell’auto della moglie del presidente del Consiglio Orsomando

di TONI MORETTI

CERVETERI – Un semplice atto vandalico la rottura del finestrino all’auto della moglie del presidente del Consiglio comunale di Cerveteri Salvatore Orsomando, ma non senza animosità dettata da fatti che riguardano la sua attività politica. 
Non è stato certamente un gesto intimidatorio per le note posizioni assunte nell’ultimo periodo dal presidente in Consiglio comunale che lo hanno visto protagonista di contrapposizioni in punta di regolamenti con chi vedeva alienati diritti ritenuti superiori all’intera assemblea. 
Fu Carmelo Travaglia, capogruppo PD, al termine dell’ennesima sospensione del Consiglio in seguito al rifiuto del presidente Orsomando di voler concedere la parola a chi voleva censurare i suoi comportamenti adducendo che non era quello argomento di interesse generale a dire: «Questa sera in questa aula non è stato sospeso il Consiglio ma è stata sospesa la democrazia», alzando il livello dello scontro tra il potere gerarchico e il modo politico di gestirlo. 
Il vetro è stato rotto per un gesto di rabbia da chi covava una frustrazione da anni. 
Da chi, dice l’interessato:  «Avendo perso il lavoro da prima che si svolgessero le ultime amministrative, Orsomando mi promise che avrebbe provveduto a trovarmi una sistemazione che mi permettesse di andare avanti. Ci rimasi così male che alla vigilia del compimento dei miei sessantatre anni, riflettendo sulle mie condizioni, ancora disperate, vista quella macchina, mi si annebbiò la vista, la rabbia prevalse e ruppi il vetro. Fui individuato, rintracciato e portato in caserma dai carabinieri della Stazione di Cerveteri e interrogato. All’inizio tentai di negare le mie responsabilità ma poi le ammisi, mi affidai all’avvocato Celestino Gnazi e mi sentii più tranquillo. Sono pentito di quanto ho fatto, ma la frustrazione ha prevalso, l’offesa ricevuta pungeva. Riconosco che è stato un gesto sconsiderato e mi pento, ma la delusione è stata veramente tanta, non tanto per non aver avuto quanto promesso, ma per essere stato trattato come una cosa usata e mandata a quel paese».
L’avvocato Celestino Gnazi, interpellato sulla vicenda, ammette di aver assunto la difesa legale del soggetto ma rifiuta in modo deciso di rilasciare qualsiasi dichiarazione sul merito della vicenda.

ULTIME NEWS